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AS-12 Losharik: gli eroi che hanno evitato l’esplosione del sottomarino nucleare

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Mentre in Italia veniva trasmessa l’ultima puntata della fiction su Chernobyl, il capitano Serghej Pavlov, aiutante del capo di Stato maggiore della Marina federale russa ha raccontato il destino di AS-12 Losharik, il sottomarino nucleare andato a fuoco davanti alla penisola di Kola, area ad alta densità nucleare nel mar della Russia lunedì primo luglio. A bordo dell’AS-12 Losharik (progetto 10831), entrato in servizio nel 2010 e considerato dagli esperti come una delle più moderne e segrete imbarcazioni della Flotta, vi era la “crema” della Marineria di Mosca: ben 7 capitani e due “eroi della Russia”. I 14 membri dell’equipaggio sono tutti morti, ma prima sono riusciti a spegnere l’incendio e ad evitare guai maggiori, come un’esplosione nucleare.

I 14 sono morti per aver respirato le inalazioni provocate da un incendio nel vano batterie; prima però si sono chiusi all’interno della sezione incidentata e hanno evitato il propagarsi delle fiamme al reattore nucleare che è rimasto integro.  «Il reattore è isolato – ha raccontato il ministro della Difesa Serghej Shojgu a Vladimir Putin- Tutte le misure necessarie sono state prese dall’equipaggio per proteggere il reattore che è completamente in ordine».

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as-12 losharik: il sottomarino nucleare russo (Il Messaggero, 9 luglio 2019)

Composto da una serie di sfere interconnesse, che permettono di resistere all’alta pressione delle grandi profondità, il Losharik è utilizzato ufficialmente per raccogliere campioni di terreno dai fondali artici e così dimostrare che ampie zone del Polo appartengono alla piattaforma russa, quindi Mosca avrebbe sovranità sulla regione, ricchissima di materie prime. Sarebbein grado di raggiungere la quota di -6mila metri, e quindi può tagliare anche i cavi di comunicazione internazionale che si trovano nei fondali dell’oceano, come internet e telefonia.

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Un civile che era a bordo non ha riportato danni fisici, mentre l’unità incidentata è stata riportata al porto di Severomorsk, base della Flotta, ed è in riparazione. Il Messaggero spiega che il sospetto è che si sia rischiata una doppia “Chernobyl” degli abissi:

Se il Losharik fosse saltato in aria avrebbe provocato la distruzione anche della sua “base madre”, l’Orenburg. Ben due esplosioni nucleari in un colpo solo: una catastrofe dalle proporzioni colossali. Anzi“planetaria”, per citare il capitano Pavlov. Il maggiore incidente per i russi resta però quello del sottomarino nucleare Kursk nel mare di Barents, il 12 agosto 2000, a causa dell’esplosione di un siluro. Allora perirono in 118.

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