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L'arresto di Comi, le intercettazioni e gli insulti: «Questa cretina della Lara»

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lara comi

“Oggi io dirò che non ho mai preso 17K non ho mai avuto consulenze con Afol né a società a me collegate che non esistono … Se mi chiedono perché dicono questo posso dire che eri tu che facevi loro consulenza”: questa è una delle frasi di Lara Comi captate in una conversazione intercettata mentre parla con l’avvocato Bergamaschi, sua collaboratrice, fa riferimento ai 17 mila euro che avrebbe ottenuto da Afol. La conversazione del 9 maggio, dopo che il suo nome era emerso nella maxi indagine, si trova nell’ordinanza cautelare. L’ex europarlamentare di Forza Italia stamattina è stata arrestata dalla Guardia di Finanza nell’ambito dell’inchiesta sulla Mensa dei Poveri. Il gip Raffaella Mascarino scrive nell’ordinanza che la misura degli arresti domiciliari risulta idonea vista la “refrattarietà dimostrata dalla Comi in merito al rispetto delle regole”. Inoltre la Comi potrebbe ripetere le condotte che le vengono contestate “in una pluralità di scenari che non presuppongono necessariamente l’attuale copertura di una pubblica funzione”. Secondo il GIP la Comi “ha mostrato una non comune esperienza nel far ricorso a collaudati schemi criminosi”.

lara comi buongiorno
I buongiorno di Lara Comi che venivano pubblicati sulla sua pagina FB

“Veniamo sulle due cose, uno questa cretina della Lara a che punto stiamo? (Lara Comi, ndr) perché io la vedo stasera, così gli faccio lo shampoo”, diceva Nino Caianiello, presunto “burattinaio” del sistema di mazzette, finanziamenti illeciti, nomine e appalti pilotati, intercettato il 29 novembre 2018, parlando con Zingale che gli rispondeva: “il 17 già liquidato, 21 gli ho fatto il contratto”. Il riferimento, secondo gli investigatori, era a contratti di consulenza per un importo preliminare di 38 mila euro da parte di Afol ad una società riconducibile a Comi, anche ex responsabile ‘azzurra’ a Varese, ruolo che aveva ricoperto in passato proprio Caianiello, il ‘ras’ dei voti in quell’area e che sulle nomine e i finanziamenti che gestiva si aspettava in cambio una “retrocessione” di soldi. “Il mio scopo era quello di trovare ulteriori fondi per finanziare la campagna elettorale di Tatarella (ex vicecoordinatore lombardo di FI poi arrestato, ndr), mio principale candidato alle elezioni europee, unitamente alla Comi”, ha messo a verbale il 13 settembre proprio Caianiello. In due verbali resi, poi, Andrea Aliverti, ex addetto stampa dell’allora eurodeputata, aveva ricostruito tutto il meccanismo della presunta truffa ai danni del Parlamento europeo. Mentre Laura Bordonaro, anche lei arrestata nel maxi blitz del 7 maggio, ha raccontato che nel corso di un pranzo, durante il congresso del Ppe di fine settembre 2018, Caianiello, Comi e Carmine Gorrasi, ex responsabile di FI a Varese, avrebbero discusso della “necessità” di costituire società per far transitare soldi “al fine sia di realizzare finanziamenti elettorali che di far rientrare parte dei soldi” al “burattinaio”.

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I finanzieri del Nucleo Polizia economico-finanziaria di Milano e della compagnia Busto Arsizio stanno eseguendo, nella provincia di Varese, altre due misure cautelari: una in carcere per Giuseppe Zingale, dirigente di Afol, e l’altra ai domiciliari per l’ad di Tigros Paolo Orrigoni. Tra le intercettazioni ritenute rilevanti per dimostrare la sua colpevolezza, il gip indica un messaggio intercettato, accompagnato da emoticon sorridente, in cui Lara Comi scrive alla sua amica Maria Teresa Bergamaschi che “‘Zingale vorrà il suo regalo di Natale’ alludendo chiaramente al fatto che vorrà la quota parte di retrocessione illecita”. All’amica elargisce anche consigli di prudenza invitandola a usare come mezzo di comunicazione la chat di Telegram che è più comodo” e che permette la distruzione immediata dei messaggi. “Se dovessero chiamarti – aggiunge – non rispondere né al telefono, né agli sms poi ti spiego”. Il suo legale Giampiero Biancolella dice all’agenzia di stampa AGI che quelli che hanno portato all’arresto di Lara Comi “sono fatti vecchi e documentati: è da valutare se ci siano le esigenze cautelari che legittimino i domiciliari dal momento che ipotizzare dei contatti col mondo politico e industriale per giustificare una possibile reiterazione del reato mi sembra una tesi infondata”. Il legale ha definito “pazzesca” la circostanza che l’ordinanza sia da “stamattina presto nelle mani dei giornalisti e io ancora non l’ho vista”.

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