Economia

Arnaud Montebourg: il ministro che parlava troppo (di Germania)

Arnaud Montebourg è il ministro dell’Economia francese che ieri è stato sollevato dal suo incarico insieme al responsabile della cultura Gentiletti. La mossa di François Hollande, in cronica mancanza di consensi e con l’ultradestra che bussa alla porta, segue un’intervista a Le Monde rilasciata dal responsabile dell’economia:

Il ministro dell’Economia, Arnaud Montebourg, in un’intervista a Le Monde sabato lamentavache i cittadini francesi sono in realtà governati dalla Germania, anzi dalla destra tedesca guidata dalla cancelliera Merkel, schiavi di un rigore che si è dimostrato ampiamente inefficace.Montebourg proponeva didestinare un terzo dei tagli allaspesa pubblica alle famiglieper «rilanciare il potere d’acquist oe la crescita», «come ha cominciato a fare Renzi in Italia», e auspicava l’abbandono delle politiche di austerità «che non solo non riescono a risollevare l’economia, ma la affossano ancora di più». Poi, domenica,alla «Festa della Rosa»di Frangy-en-Bresse, il paladino del «made in France» Montebourg ha di nuovo criticato il governo parlando — proprio lui, ministro dell’Economia —di una politica economica fallimentare,assecondato dal ministro dell’Educazione, BenoîtHamon, e dalla responsabile della Cultura, Aurélie Filippetti,che ha scritto un tweet di incoraggiamento ai due.

Spiega il Corriere della Sera che Montebourg e Filippetti fanno parte di un gruppo di socialisti che rappresenta la sinistra del partito e osteggia la linea liberale del premier:

A Montebourg vengono riconosciuti prestanza, modi egusto per la battuta di un attore.Dopo la vittoria del 2012 Hollande lo ha sempre voluto nei governi in omaggio al vecchio motto di Mitterrand —«nessun nemico a sinistra» —provando a farselo amico e a trarre vantaggio dalla sua indubbia popolarità, ma lui lo ha ripagato con le solite uscite da guastafeste, come quando ha detto al premier Jean-MarcAyrault «governi la Francia come il Consiglio municipale di Nantes». Montebourg, paladino del «Made in France» e della tutela dell’industria, era in collerac on il primo ministro ex sindaco di Nantes perché si rifiutò di nazionalizzare le acciaierie di Florange, cavallo di battaglia di un’altra collega del governo dimissionario, Aurélie Filippetti.Gli altiforni spenti restanouna ferita aperta, ricordata anchenella lettera di ieri di Filippettia Hollande e Valls: «Lamia lealtà è stata e resta senzamacchia, anche quando ho dovutoaffrontare la chiusura diFlorange, dopo che per cinqueanni mi ero battuta da deputatasotto Sarkozy contro la rinunciadella politica di fronte aMittal (il proprietario indiano,ndr)».