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Il caso del nuovo vice capogruppo leghista Furgiuele imputato per appalti ai clan della ‘Ndrangheta

Asia Buconi|

furgiuele lega

“Il capogruppo della Lega alla Camera dei Deputati, On. Riccardo Molinari, mi ha nominato suo vice”: è stato lo stesso Domenico Furgiuele a dare notizia della sua nomina ieri in una nota. E, dopo tutti i ringraziamenti del caso (compresi quelli al segretario del Carroccio Matteo Salvini), il neoeletto vicecapogruppo a Montecitorio ha specificato che utilizzerà questo ruolo “con la finalità precipua di valorizzare le iniziative parlamentari a sostegno del Mezzogiorno, qualcosa che mi riempie di orgoglio e di un rinnovato senso di responsabilità”. Furgiuele non ha neanche fatto in tempo ad esporre i suoi nobili intenti che su di lui sono calate pesantissime ombre, che promettono di dare non pochi grattacapi alla Lega.

Il neoeletto vicecapogruppo Domenico Furgiuele (Lega) imputato nel processo contro i clan

Nello specifico, riporta La Repubblica, il leghista Furgiuele è stato rinviato a giudizio nel contesto del procedimento Waterfront, inchiesta calabrese che ha svelato il modo in cui il clan Piromalli abbia manovrato numerosi appalti con la complicità di diversi pubblici ufficiali e imprenditori compiacenti. Il sistema è stato definito dai magistrati come “sostenuto da un collante composito fatto di imposizione ‘ndranghetistica e collusione” e l’obiettivo era quello di controllare le gare pubbliche indette dalle stazioni appaltanti calabresi, un “potere” che avrebbe permesso al clan di intascare una sostanziosa “tangente ambientale”.

Secondo i magistrati, anche Domenico Furgiuele era parte del suddetto sistema. Ai tempi dei fatti, nel 2015, il leghista era rappresentante legale, amministratore e titolare della maggioranza delle quote della Terina costruzioni, ruolo che ha poi abbandonato nella primavera del 2018 dopo l’elezione. Pur non essendoci per lui l’aggravante mafiosa, il neoeletto vice capogruppo dovrà rispondere in giudizio perché avrebbe partecipato per perdere alla gara per l’assegnazione dei lavori di costruzione dell’eliporto dell’ospedale di Polistena (Reggio Calabria). In breve, il leghista avrebbe messo la sua società a disposizione delle manovre ordite dai Bagalà, espressione economica del clan Piromalli, per “aggiustare” le gare d’appalto.