La macchina del funky

Antonio Pennacchi vota sì per fermare Renzi

antonio pennacchi

La serie degli endorsement psichedelici per il referendum sulle riforme del 4 dicembre prosegue con il fantasmagorico Antonio Pennacchi: lo scrittore spiega a Repubblica che il premier Matteo Renzi gli ricorda Galeazzo Ciano, ma proprio per non fargli montare la testa voterà sì:

Renzi come lo vede?
«Questa è una classe dirigente insopportabile. Non si dirige un partito così, nemmeno Togliatti lo faceva. Lo chiamano Giglio Magico ma so’ dei bulletti. Lotti nun se regge proprio. Giovanotti senza storia, senza consapevolezza del passato, privi dell’animus dominandi. Le mancano le scole, se dice da noi».
Ma è vero che Renzi le ricorda Galeazzo Ciano?
«Guardi i filmati. Si muovono alla stessa maniera, paternalisti e tronfi».
Detto questo, lei voterà Sì anche se una volta le piaceva D’Alema. Diceva che era “er mejo”.
«Vero. Ma insegna Hegel che il reale è razionale. Viviamo in questo presente che ci siamo costruiti, non nel passato. Quelli del No non hanno indovinato la cosa giusta. Il partito, a Renzi, glielo ha dato Bersani. Che vole fà? Il Paese ha bisogno di andare avanti».

antonio pennacchi
03/12/2011 Roma. Stati Generali della Cultura del Partito Democratico alle Officine Marconi. L’intervento di Antonio Pennacchi

Allora ha avuto ragione Gianni Cuperlo a scegliere di votare Sì. Ci è voluto coraggio…
«Coraggio? Mica semo in guera».
Piccola digressione familiare. Sua sorella, Laura Pennacchi, si è schierata con il No, denunciando il dramma della povertà crescente.
«Non lo so. Ci siamo visti ma non abbiamo parlato di politica».
Torniamo al referendum.
«Che me frega del referendum! Glielo ho già detto, vado a votà Sì perché quello, sennò, se vince, se monta la testa…».