La macchina del funky

Antonio Costa è premier in Portogallo

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Il leader del partito Socialista portoghese, Antonio Costa, ha ricevuto l’incarico di formare il governo dal presidente Anibal Cavaco Silva, dopo il voto di sfiducia che ha bocciato l’esecutivo guidato dal conservatore Pedro Passos Coelho. Era infatti fallito il tentativo di Pedro Passos Coelho di dar vita a un governo di minoranza nel paese: a seguito dell’annuncio del patto tra i partiti di sinistra, il presidente della repubblica portoghese avrebbe dovuto conferire loro l’incarico di formare il governo, come prevede la costituzione. E invece c’era stato un colpo di scena: Il presidente Anibal Cavaco Silva si era rifiutato di conferire l’incarico alla coalizione di sinistra. Queste le motivazioni addotte dal presidente: “In 40 anni di democrazia, nessun governo in Portogallo è mai dipeso dall’appoggio di forze politiche antieuropeiste, […] di forze politiche che chiedono di abrogare il Trattato di Lisbona, il Fiscal Compact, il Patto di crescita e di stabilità, lo smantellamento dell’unione monetaria e di portare il Portogallo fuori dall’Euro, oltre alla fuoriuscita dalla Nato. […] Dopo aver affrontato il programma di assistenza finanziaria, con pesanti sacrifici, è mio dovere, e rientra nei miei poteri costituzionali, fare tutto ciò che è possibile per prevenire l’invio di falsi segnali alle istituzioni finanziarie, agli investitori e ai mercati. Il capo dello Stato ha duramente criticato i socialisti (pur parlando genericamente dei “partiti europeisti”) per non aver accettato la proposta di un esecutivo di grande coalizione.
antonio costa
Oggi Costa è primo ministro incaricato e dovra’ formare il nuovo governo entro martedì, sostenuto in Parlamento dalla sinistra radicale. Due settimane dopo aver provocato la caduta del governo di Pedro Passos Coelho e dopo aver vinto le elezioni legislative a ottobre, quest’alleanza conta di mettere fine alle politiche di austerità condotte dalla destra dal 2011. Costa – che governerà con l’appoggio esterno della sinistra radicale, una situazione inedita nella storia della democrazia portoghese – ha quindi vinto il lungo braccio di ferro con Cavaco Silva: il Presidente – che appartiene allo stesso partito di Passos Coelho – aveva fin qui difeso a spada tratta l’ipotesi di un governo di grande coalizione e si era attirato molte critiche per aver scelto la strada di un governo di minoranza condannato in partenza piuttosto che incaricare subito il leader socialista. Va anche detto che nel corso dei colloqui esplorativi prima dell’affidamento del mandato nessuna intesa effettiva era stata ancora firmata dalle sinistre, ma l’impressione data dal Presidente è stata quella di voler escludere a priori i voti degli elettori del Blocco di Sinistra e del Partito Comunista dai giochi di governo. Un’impressione confermata quando Cavaco Silva ha chiesto a Costa il preciso rispetto per iscritto di alcune condizioni – come la garanzia di approvazione delle manovre finanziarie – apparsa a molti osservatori come un’iniziativa che va ben oltre il ruolo costituzionale del Capo dello Stato – e non certo richiesta all’esecutivo precedente.

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