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Andrea Orlando e il complotto delle primarie

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Andrea Orlando è l’unico tra i tre aspiranti segretari del Partito Democratico ad aver diminuito le percentuali del suo voto alle primarie rispetto a quelle del congresso passando dal 25 al 19%. Ed è proprio Orlando a contestare oggi i dati dello scrutinio, che a suo dire sovrastimano i numeri di Renzi e sottostimano i suoi.

Andrea Orlando e il complotto delle primarie

I dati delle primarie che risultano al Comitato della mozione Orlando, secondo quanto riferiscono gli sherpa che stanno elaborando i dati in arrivo da tutta Italia, vedono il ministro della Giustizia al 22,22% e Matteo Renzi al 68% mentre Emiliano sarebbe al 9,8%. E gli orlandiani, scrive il Corriere, contestano anche l’affluenza: sarebbe parecchio al di sotto dei 2 milioni festeggiati con grande clamore dalla maggioranza del partito. Cifre ufficiali non ce ne sono, ma per gli orlandiani gli elettori democratici che si sono recati ai gazebo ondeggiano «tra il milione e 600 mila e il milione e 800 mila».

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L’affluenza alle primarie del Partito Democratico (Corriere della Sera, 1 maggio 2017)

Nello staff del ministro della Giustizia c’è chi pensa che il risultato dei due milioni sia il frutto di «accordi tra le parti» a livello locale e poi nazionale. Prova ne sarebbe il fatto che la partecipazione è molto calata nelle regioni rosse come Toscana ed Emilia Romagna. È in corso in queste ore, dichiara il portavoce del comitato Orlando, Marco Sarracino, “la verifica di tutti i verbali. Nell’attesa del responso della commissione congressuale e della certificazione del voto, siamo in grado di poter affermare che la mozione Orlando ha ottenuto un risultato superiore al 22,6% e che il lavoro messo in campo in questi mesi, che ha visto il coinvolgimento di tanti elettori e militanti del Pd e del centrosinistra, continuerà con lo stesso spirito e lo stesso entusiasmo di questa campagna congressuale”.

Tutti i voti persi dal PdR

Di certo il PdR (Partito Democratico di Renzi) non ha molto da festeggiare dai risultati delle primarie. Quattro anni e mille giorni di governo dopo Matteo deve registrare che i voti di coloro che scelsero lui nel 2013 sono lo stesso numero di quelli che ieri si sono presentati per votare alle primarie, magari scegliendo uno dei suoi due avversari. E deve registrare anche il dimezzamento delle persone al voto in Toscana, Emilia-Romagna e Marche.

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Primarie, il voto nelle regioni e il voto per categorie (Il Messaggero, 1 maggio 2017)

Il dato curioso è che proprio nelle regioni che hanno sofferto la maggiore emorragia di voti, il consenso di Renzi è bulgaro: 74% in Emilia, oltre l’80% in Toscana e Umbria. Numeri che si possono spiegare soltanto con un elevato consenso alla scissione messa in atto da MDP.