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Le querele del MoVimento 5 Stelle ai giornalisti

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Non è una novità, gli esponenti politici del Movimento Cinque Stelle non amano chi la pensa diversamente da loro. E soprattutto non amano quelli che li criticano apertamente, un indizio è il premio “giornalista del giorno” istituito da Beppe Grillo qualche anno fa e utilizzato per mettere alla gogna i giornalisti critici nei confronti del Movimento. Una sorta di gogna, lista di proscrizione per avvertire i seguaci che di quella persona non ci si può e non ci si deve fidare, perché è ka$ta.

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Il sobrio titolo del post di Grillo su Mafia Capitale a Ostia

Non è reato criticare i Cinque Stelle

La buona notizia è che è stata archiviata la querela intentata contro Lo Spiffero da quattro pentastellati piemontesi: Davide Bono, Giorgio Bertola, Ivan Della Valle e Laura Castelli. La querela era stata presentata in seguito ad un articolo sulla sostanziale inerzia politica del gruppo regionale M5S. Il giudice ha accolto la richiesta di archiviazione del PM ravvisando che non sussistono i presupposti per procedere contro gli autori dell’articolo che ricade entro i limiti del diritto di critica difeso anche dalla Costituzione. Nella sentenza il giudice rileva inoltre che «l’esercizio del diritto di critica può raggiungere punte particolarmente “calde” nel settore politico, ove sono abituali espressioni anche vivaci e colorite». È divertente che poi i Cinque Stelle siano i primi a lamentare la mancanza di libertà di stampa nel nostro Paese.
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La mafia ad Ostia, il PD, il M5S e le critiche sgradite

Per una querela che viene archiviata ce n’è una in arrivo, questa volta siamo a Roma e a riceverla è stato Pietro Orsatti che è stato querelato da due ex-consiglieri pentastellati al Campidoglio (Enrico Stefano e Daniele Frongia). A scatenare la reazione dei due esponenti del Movimento è stato un post pubblicato il 27 settembre scorso in merito alla vicenda delle infiltrazioni mafiose ad Ostia che ha causato lo scioglimento e il commissariamento del X Municipio in seguito all’arresto del Presidente (in quota PD) Andrea Tassone. Quella di Ostia è una storia complicata sulla quale la Magistratura sta ancora tentando di fare chiarezza; in questi mesi PD e M5S si sono fronteggiati duramente scambiandosi accuse reciproche. Non contento il Movimento se l’era presa anche con l’associazione Libera fondata da Don Ciotti, poi il Commissario PD Matteo Orfini parlò di alcuni – inesistenti – incontri a porte chiuse tra pentastellati e esponenti dei clan mafiosi che gestiscono il litorale romano. Di nuovo i Cinque Stelle – questa volta con il consigliere Davide Barillari – pubblicò una “relazione secretata” attribuendola alla “commissione antimafia” che stava indagando sui fatti di Ostia quando in realtà si trattava di una relazione (non secretata) indirizzata alla commissione antimafia. Infine c’è stata l’uscita dell’ex-assessore (e senatore PD) Stefano Esposito che accusava Barillari di essere un “colluso inconsapevole” e che per questo si è guadagnato anche lui una bella querela per diffamazione. L’articolo di Orsatti è andato a toccare quindi un nervo scoperto, sia per il PD che per il M5S, e parlava proprio di quel misterioso dossier contro Libera, del modo in cui è stato strumentalizzato dai Cinque Stelle criticando le insinuazioni grilline nei confronti della giornalista Federica Angeli che da anni si occupa delle attività mafiose sul litorale di Ostia. Ma non è solo degli attacchi alla giornalista che Orsatti chiede conto al Movimento ma anche di quelle “riunioni a porte chiuse” con gli imprenditori degli stabilimenti balneari che in realtà non furono tali e soprattutto muoveva una critica all’atteggiamento “settario” del M5S sulla questione legalità:

Il Movimento Cinque Stelle da mesi fa riferimento alla stagione della Primavera di Palermo. Che non fu un episodio circoscritto a un solo gruppo politico, ma fu invece il tentativo di mettere insieme cittadini, partiti, movimenti, istituzioni, comitati attorno a un progetto di città comune e condiviso. Da tutti. Il riscatto di una città non nasce dal settarismo e dalla continua delegittimazione degli interlocutori. Dopo questa bruttissima storia non solo il Movimento deve guardarsi i panni sporchi in casa (spero che abbiano peccato solo di ingenuità) ma deve cambiare totalmente rotta se davvero crede in quello che professa. Fare un gioco del genere non solo non intacca il ptere criminale che si è preso Roma. Questo gioco favorisce le mafie.

Ed è su questo punto – pare – che l’articolo di Orsatti ha fatto infuriare Stefano e Frongia che – come già prima di loro Roberta Lombardi – non sono evidentemente disposti ad accettare che qualcuno accosti il nome del Movimento alla mafia. Ma alle critiche giornalistiche, spiega Orsatti, si dovrebbe replicare con i fatti o argomentando e non scegliendo di adire le vie legali.

Una cosa è la lotta politica (e il tentativo di annientare il nemico che per il M5S è ormai dato acquisito si identifica quasi esclusivamente nel PD), altro è tentare collettivamente di disarticolare ognuno con i propri strumenti ma rispettando gli strumenti e le storie altrui.
Ma in una democrazia il diritto di espressione e di critica è fondamentale. Ed è tutelato dalla legge e dalla Costituzione.
Cari Stefano e Frongia, guardate che la critica serve. Sempre. Evita di fare follie, tanto per fare un esempio, come quella di depositare quella bozza di dossier “non autorizzato” che avete presentato in pompa magna con tanto di conferenza stampa e che per fortuna il vostro staff legale ha riscritto da cima a fondo prima di farlo avere alla commissione Antimafia

Eppure la critica non ha lo scopo di distruggere l’avversario politiche (che per altro per Orsatti non è nemmeno tale) semmai quello di indicare i possibili esiti di un modello di ragionamento che  tende a vedere nemici ovunque e a qualificare come “corrotti” tutti coloro che non appoggiano quella particolare parte politica. L’esercizio di questo diritto di critica non dovrebbe essere visto come un tentativo di diffamazione (se non altro non più di quanto lo sia stato il dossier pentastellato su Libera) ma come un’occasione per ripensare le proprie strategie. Se il Movimento 5 Stelle non mira unicamente a vincere per annientamento degli avversari ma anche a governare dovrà farsi una ragione che queste critiche – e non solo gli insulti – continueranno ad aumentare. Certo, il M5S non è l’unico partito ad utilizzare l’arma della querela come strumento di lotta politica. Di recente lo ha fatto il PD e lo ha fatto Matteo Renzi quando hanno annunciato querele nei confronti di alcuni deputati del Movimento. E il partito di Grillo non è nemmeno l’unico che querela i giornalisti, lo ha fatto qualche tempo fa (e ha perso) Matteo Salvini. Ma questo non significa forse che il partito del cambiamento si muove utilizzando le stesse strategie di quei “vecchi” partiti che vorrebbe soppiantare?