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«All'Europa diciamo che quello che serve per il terremoto lo prendiamo, punto»

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«E all’Europa diciamo che quello che serve per questa cosa lo prendiamo, punto»: Matteo Renzi, intervistato dal Tg1, spiega il piano “Casa Italia” per la prevenzione dal dissesto idrogeologico, mostrandosi deciso nei confronti di possibili obiezioni di Bruxelles sulla flessibilità nel deficit per la ricostruzione. Le obiezioni, in realtà, sono arrivate – con il solito linguaggio della diplomazia – già in mattinata: l’UE ha dichiarato che l’aiuto per l’emergenza da parte dell’Europa è indubbio, ma non ha dato alcuna risposta sul punto più importante.

«All’Europa diciamo che quello che serve lo prendiamo, punto»

Ovvero sul piano di prevenzione e messa in sicurezza del territorio di cui ha bisogno l’Italia, che negli ultimi sette anni è stata colpita tre volte da sismi dagli effetti disastrosi. Il governo ha subito stanziato 50 milioni di euro per fare fronte all’emergenza immediata. In bilancio ci sono già stanziati altri 184 milioni: sono nel fondo per le emergenze nazionali e a questi si potrà attingere senza problemi. Poi c’è il Fondo di Solidarietà Europea, nato per rispondere alle grandi calamità naturali ed esprimere la solidarietà europea alle regioni colpite all’interno dell’Unione: può essere usato per coprire i danni non assicurabili relativi ai primi soccorsi, alle infrastrutture e ai beni culturali. Ma non serve per la ricostruzione. Il meccanismo di accesso prevede una domanda, da inviare entro 12 settimane a partire dal sisma, alla protezione civile che agisce in stretto raccordo con le regioni. L’Italia potrà utilizzare 354 milioni, di questi 30 sono stanziabili immediatamente senza aspettare la fine delle procedure burocratiche.

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La tabella del Sole 24 Ore che riepiloga i costi delle ricostruzioni dei terremoti che hanno colpito l’Italia dal 1968 (27 agosto 2016)

Ma i punti aperti sono due: quello della ricostruzione e quello della prevenzione. La passata Legge di Stabilità prevedeva un meccanismo di finanziamenti agevolati con garanzia dello Stato e un credito d’imposta. Stanziava per questo 1,5 miliardi per far fronte a ricostruzioni dopo le calamità. È questo il capitolo da rifinanziare. Il modello da seguire sarebbe quello già previsto per Emilia ed Abruzzo con un ruolo di coordinamento della Cdp. In settimana arriverà anche la nomina del commissario. In pole c’è Vasco Errani, l’uomo che ha gestito la ricostruzione del sisma in Emilia ma anche una delle figure di spicco della minoranza Pd. Il progetto Casa Italia del governo punta invece a realizzare un piano nazionale di messa in sicurezza sul territorio, non solo per i terremoti ma anche per gli altri rischi idrogeologici. Si tratta di altre risorse da trovare nella nuova legge di Bilancio e l’ipotesi è quella di un intervento decennale da 1,5 miliardi l’anno. Il governo su questo sarebbe pronto a chiedere all’Ue di non conteggiare queste risorse nel deficit e nel debito. Tra gli interventi previsti anche l’estensione ai condomini dell’ecobonus al 65% per gli interventi anti-sismici e la possibilità di cedere il credito per gli incapienti.

Casa Italia: il piano per la prevenzione

Ma le stime per l’esborso economico sembrano troppo strette: Mauro Grassi, coordinatore della task force per gli interventi antidissesto idrogeologico della Presidenza del Consiglio con il Sole 24 Ore ha detto che servono almeno quattro miliardi l’anno per vent’anni, due per il rischio sismico e due per il rischio idrogeologico.  «Un piano di investimenti di queste dimensioni, che tenga conto anche di interventi privati incentivati nel settore sismico, è l’unico modo per affrontare il problema superando le difficoltà attuali di finanziamenti scarsi e poco selettivi. In dieci anni si vedrebbero finalmente seri passi avanti, magari introducendo anche quelle forme di assicurazione sugli eventi calamitosi di cui spesso si è parlato; in venti renderemmo il Paese più sicuro e cominceremmo a ridurre sensibilmente quella tassa sulle emergenze che comunque ci costa almeno 5 miliardi l’anno».

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Lo scenario dei fondi per il territorio regione per regione (Il Sole 24 Ore, 25 agosto 2016)

L’esborso economico totale immaginato da Grassi ammonta a 80 miliardi di euro in 20 anni; il progetto Casa Italia oggi è solo un progetto. Se Renzi ha davvero intenzione di andare allo scontro con la UE, le cifre sono quelle.