Economia

Il colpo grosso degli indiani d'America sui brevetti

Per la mitologia degli indiani d’America, gli dei più importanti degli Irochesi, una tribù di nativi Mohawk, erano sempre stati il Tuono, il Vento e l’Eco. Elementi che avevano sostituito ormai da tempo con i casinò e il gioco d’azzardo, attività che gestiscono in quella parte degli Stati Uniti al confine con il Canada. A questi recentemente si è aggiunto un terzo business, quello dei brevetti.

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Foto da: New York Times

Il senso dei Mohawk per i brevetti

Una delle più grandi aziende farmaceutiche mondiali, la Allergan, produttrice del Botox e titolare del brevetto di un collirio contro la secchezza oculare, il Restasis, in vista della scadenza dei diritti di proprietà su quest’ultimo, prima che colossi dei farmaci generici come la Teva potessero cominciare a produrre l’equivalente da immettere sul mercato a un prezzo competitivo, hanno, infatti, ceduto il brevetto proprio ai Mohawk.
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Allergan potrà così continuare a produrre il collirio in regime di monopolio, versando alla tribù di nativi americani 13,75 milioni di dollari subito e altri 15 milioni di dollari in interessi annuali. L’espediente sfrutta il particolare regime che la legislazione americana riserva ai governi tribali sovrani riconosciuti, come appunto quello dei Mohawk. In altre parole, l’Allergan, che ha la sede legale a Dublino, in Irlanda (dove la tassazione è favorevole e dove hanno allocato i loro quartieri generali ormai tutte le più grandi multinazionali americane), trasferendo il brevetto di Restasis agli indiani, ha giocato d’anticipo: tutte le procedure di annullamento potrebbero essere ritenute non valide e di conseguenza il colosso farmaceutico potrebbe continuare a produrre in esclusiva il Restasis anche dopo il 2024 (alla scadenza naturale del brevetto), favorito dal particolare status della tribù di indiani.

La battaglia legale

Da quando, a inizio settembre, è stato reso noto l’accordo, negli Stati Uniti si è sviluppata una battaglia legale senza precedenti. Ma la guerra, tra ricorsi e contro-ricorsi, rischia di trascinarsi per mesi e, soprattutto, potrebbe rappresentare un pericoloso precedente. Altre aziende farmaceutiche, infatti, potrebbero seguire la strada intrapresa dall’Allergan per tutelare i proventi derivanti dalla titolarità di un brevetto, che arriva dopo cospicui investimenti in ricerca e sviluppo e che ripaga degli sforzi economici proprio con l’esclusività della titolarità del farmaco, garantita per un certo numero di anni (che varia a seconda delle nazioni in cui il brevetto viene depositato). Una volta scaduto il brevetto, altre case farmaceutiche sono autorizzate a produrre il cosiddetto generico o farmaco equivalente, che arriva sugli scaffali delle farmacie non “griffato”, ma con il nome della molecola o principio base, a un costo decisamente inferiore, in media del 30 percento in meno. Senza dubbio un vantaggio per il consumatore finale, non per Big Pharma. Nel caso dell’Allergan, per esempio, nel 2017 le sole vendite del Restasis hanno superato il miliardo di dollari e grazie al collirio e al più famoso Botox, l’azienda è diventata la settima società farmaceutica statunitense (ha circa trentamila dipendenti).
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Gli indiani Mohawk, dal canto loro, hanno capito le potenzialità del loro status per concludere affari, semplicemente accettando il trasferimento di brevetti. E hanno cominciato non solo a fare da prestanome per l’Allergan, ma addirittura hanno trascinato davanti a un tribunale della Virginia due colossi come Microsoft e Amazon, colpevoli, a loro avviso, di aver violato i diritti, trasferiti da un’azienda di microprocessori, la Scrlabs, di quaranta licenze di elaborazione dati. Anche in questo caso l’azienda aveva trasferito i suoi brevetti per blindarli grazie all’immunità giuridica e amministrativa di cui gode la tribù, senza dover procedere al rinnovo dei diritti.