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Alexis Tsipras, cosa c'è dopo le dimissioni

Alexis Tsipras DIMISSIONI

Come ampiamente previsto dopo l’accordo con l’Eurogruppo, Alexis Tsipras annuncerà le sue dimissioni stasera alle 20 (le 19 in Italia) con un discorso che aprirà le porte alle elezioni anticipate in Grecia. La data delle prossime elezioni dovrebbe essere il 13 o il 20 settembre, posto che, come sembra assolutamente probabile, il tentativo di formare un nuovo governo – che il presidente della Repubblica deve dare al secondo e al terzo partito prima di sciogliere le camere – andrà a vuoto. La novità però, rispetto a quei giorni di luglio in cui tutto sembrava perduto per Syriza, è che il partito del premier ha grosse chance di vincere di nuovo alle urne.
 
ALEXIS TSIPRAS: COSA C’È DOPO LE DIMISSIONI
Il primo ministro greco ha riunito oggi i suoi più stretti consiglieri per discutere della data in cui indire le elezioni anticipate. Tsipras sta ascoltando i consigli di tutti i colleghi di governo: da quelli che raccomandano che le consultazioni si svolgano entro settembre a quelli che suggeriscono che le elezioni anticipate non debbano essere indette prima dell’inizio di ottobre. Alcuni consiglieri, scrive il giornale, chiedono al premier di agire in fretta e indire le elezioni al più tardi per il 20 o il 27 settembre in modo che il governo possa superare la spaccatura che si è creata all’interno di Syriza. Un altro gruppo suggerisce a Tsipras di non considerare le elezioni prima dell’11 ottobre in modo da dare la possibilità al governo di attuare il nuovo accordo di salvataggio con i creditori e «ricostruire un rapporto di fiducia con loro». Il che sembra un pio desiderio. La verità è che Tsipras non ha più una maggioranza. I voti in Parlamento per le misure di austerità hanno messo a nudo la rivolta strisciante di un terzo dei parlamentari di Syriza, quelli riuniti dietro la Piattaforma di Sinistra di Lafazanis, che hanno costretto il premier a cercare maggioranze bipartizan per trovare i voti necessari a far passare l’accordo che lui stesso ha firmato. Con il piano di salvataggio approvato in parlamento e la prima tranche di aiuti erogati – che consentono alla Grecia di ripagare il debito alla Banca centrale europea – Tsipras può ora concentrarsi sulla resa dei conti interna al suo partito. La differenza, o meglio, il dato inaspettato che spinge Tsipras alle urne è il fatto che la sua popolarità presso i greci è stata appena scalfita dalla firma dell’accordo con l’Europa. Anzi: il primo ministro viaggia su tassi di popolarità che vanno ben oltre le percentuali prese dal suo partito alle elezioni, sfiorando, toccando e superando il 60% ancora ad agosto, con numeri vicini a quelli usciti dopo l’Eurogruppo del febbraio scorso, quando il suo consenso toccò il punto più alto mai raggiunto. A dispetto delle opinioni pubbliche europee, quindi, per i greci Alexis non è stato lo sconfitto. Oppure ha perso con onore. Di certo non ha perduto il consenso.

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I sondaggi dello scorso febbraio su Tsipras, Syriza e Varoufakis

LA PARTITA ANCORA APERTA
Perché? Forse perché, come raccontava ieri Antonis Bertsos, uomo d’affari in pensione, a Ekathimerini, «Tsipras è il solo tra i politici greci di aver veramente negoziato con i creditori della nazione». Bertsos, l’ideale vox populi preso ad esempio dal quotidiano di destra in lingua inglese, tornerebbe a votare Syriza anche in caso di prossime elezioni anche se il partito ha dovuto abbandonare, nei fatti, la sua piattaforma politica. Meglio lui che socialisti e Nea Democratìa, di cui il pensionato è elettore deluso, che «hanno venduto la Grecia all’Europa». Durante il mandato di Tsipras come primo ministro il paese è caduto in recessione, il debito è aumentato e sono stati introdotti i controlli di capitale. L’economia tutta del paese ha chiuso bottega mentre il primo ministro, eletto per porre fine all’austerità, ha firmato un accordo recessivo in cambio di riforme lacrime e sangue. Ma questo non ha scalfito la sua popolarità: i sondaggi citati da Ekathimerini e condotti da Analysis Metron alla fine del luglio scorso aveva rilevato che il 63% dei greci riteneva che aver trovato un accordo con i creditori è stata la mossa giusta. L’indagine accreditava Syriza di un 33,6% alle prossime elezioni, quasi cinque punti in più rispetto a gennaio, mentre Nea Democratìa arrivava al 17,8% e i socialisti si fermavano al 15,8%. Con questa mossa Tsipras accantonerà l’ipotesi, circolata nei giorni scorsi, di un voto di fiducia sul pacchetto di salvataggio. E di fermare i 44 dissidenti che lo scorso venerdì, come era successo già con i pacchetti di riforme, hanno votato contro il governo e contro il terzo bailout che è passato grazie ai voti dell’opposizione. La scommessa del leader di Syriza sarebbe quella di ottenere un nuovo mandato elettorato prima di cominciare a dover applicare le dure misure previste dal terzo salvataggio finanziario.
 
SYRIZA SI SPACCA? I NO EURO FUORI DAI GIOCHI?
«Syriza, il governo e soprattutto Alexis Tispras sono molto più popolari tra la gente che in Parlamento e questo verrà provato con il processo democratico», dice oggi Dimitris Papadimoulis, l’esponente di Syriza che è vice presidente dell’Europarlamento. «Alcuni deputati di Syriza hanno scelto di passare all’opposizione, formare un nuovo partito che si opporrà a Syriza con lo slogan del ritorno alla vecchia moneta e questo costringe il governo e il primo ministro a prendere l’iniziativa politica», ha poi aggiunto parlando alla televisione privata Mega Tv, secondo quanto riporta il sito dell’agenzia greca Ana. Se questo avverrà veramente, di certo costituirà l’occasione per misurare quante possibilità ha un’alternativa politica rispetto alla via indicata dall’attuale primo ministro. Scarse, probabilmente. Ma se anche dovesse sconfiggere la sua ex ala sinistra e poi tornare in sella al paese, anche per Tsipras gli spazi di agibilità politica si saranno ristretti molto di più. Perché alla fine di un percorso politico nel quale il leader ha combattuto strenuamente e vinto persino il referendum interno in cui partiva sfavorito, ma alla fine ha perso la trattativa con l’Unione Europea sia perché non ha coerentemente predisposto un piano B, sia perché il suo unico sbocco è stato non tanto a sorpresa proposto dal suo nemico, la Germania: la Grexit. Con quali proposte politiche costruirà la sua nuova piattaforma Tsipras, per le elezioni e per dopo? Sfidare di nuovo i vincoli europei senza un alleato esterno forte è impossibile. E gli alleati in tante occasioni gli hanno spiegato che il suo posto era in Europa, se non altro perché nessuno gli ha offerto protezione per l’uscita. Vincere alle urne è un obiettivo fondamentale per un politico. Il dopo lo è per uno statista. In caso di vittoria, Tsipras dovrà decidere cosa vuole fare e come vuole essere ricordato. In Grecia e in Europa.