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Alexander Nevzorov, il primo giornalista russo incriminato per la legge bavaglio di Putin "contro le fake news"

@neXt quotidiano|

alexander nevzorov

“Non posso restare ancora in silenzio: quello che sta accadendo a Mariupol è terrorismo”. Sono costate caro queste parole a Alexander Nevzorov, giornalista ed ex deputato russo che si è schierato apertamente contro la guerra di Putin in Ucraina ed ora rischia di subirne le conseguenze: Il Comitato investigativo della Federazione Russa ha infatti aperto un procedimento penale nei suoi confronti sulla base della legge bavaglio votata all’unanimità dalla Duma che punisce con la reclusione fino a 15 anni chiunque riporti quelle che il Cremlino ritiene essere “fake news”, tra le quali viene fatto ricadere anche il semplice definire l’invasione dell’Ucraina una “guerra” e non una “operazione militare speciale”.

Alexander Nevzorov, il primo giornalista russo incriminato per la legge bavaglio di Putin “contro le fake news”

A riportare la notizia è stato lo stesso Nevzorov sul suo canale Telegram. Secondo gli inquirenti avrebbe diffuso “informazioni false sui bombardamenti deliberati da parte delle forze armate russe di un ospedale per la maternità nella città di Mariupol”. Il giornalista continua a twittare nonostante il blocco dei social network nel suo Paese, sempre con messaggi critici verso il governo. “Vedo una guerra, la chiamo guerra. E non solo una guerra, ma criminale e schizofrenica, che alla fine distruggerà la Russia”, ha scritto oggi. Del ministro degli Esteri Sergej Lavrov, che spiegava i motivi del conflitto, ha detto che segue una “logica idiota”.

E su Navalny, condannato oggi a 9 anni di carcere per “appropriazione indebita” e “oltraggio alla Corte”: “È troppo presto per piangere su di lui. Il regime crollerà presto e Alexey sarà rilasciato”. A differenza di molti suoi colleghi, che hanno rassegnato le dimissioni oppure hanno lasciato il Paese, Nevzorov ha deciso di far sentire la sua voce, e farlo restando in Russia, nonostante il rafforzamento della repressione della libertà di espressione che ha investito i media. La vicepresidente della Commissione Leggi dello Stato Irina Pankina, in sede di approvazione della legge bavaglio, specificò che “altri emendamenti sono proposti al Codice amministrativo della Federazione russa, per opporsi agli attacchi informativi diretti al nostro paese che discreditano l’uso delle Forze armate”.