Economia

I partiti nello scandalo Affittopoli a Roma

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Via delle Terme di Traiano, a due passi dal Colosseo. È qui che destra e sinistra, tradizionalmente nemiche, trovano un punto d’incontro. Due sedi vicine, una tradizionalmente del Movimento Sociale Italiano e oggi appannaggio di Fratelli d’Italia, e una nella disponibilità di Sinistra, Ecologia e Libertà, con un canone identico: 12 euro e 91 centesimi. Un regalone, ma non l’unico. Visto che ancora brucia il caso della sede del Partito Democratico in via dei Giubbonari, antica sezione del PCI, per la quale il Comune reclama 170mila euro di arretrati, ma gli affittuari si sono scontati l’affitto a 102 euro al mese dai 1200 che reclamava il Comune dopo aver pagato 320 lire (lire) fino al 2010.

I partiti nello scandalo Affittopoli a Roma

E non finisce qui per il PD perché altri casi simili si trovano all’Esquilino dove un’associazione che ospita un circolo del Pd paga 667 euro al mese. Mentre quella di Sel circa 700, sempre nella stessa zona. Un salasso, per esempio, rispetto a quanto sborsa l’associazione il Segno vicino a Sel a Tor Tre Teste. Qui in via Aldo Balma le idee della sinistra trovano casa a 142 euro ogni 27 del mese. Discorsi come questi si trovano nelle sedi del Pd Celio-Monti ma anche in quelli di Villa Gordiani. Favori e concessioni ottenute negli anni grazie a giunte amiche, ma anche nemiche («per la consociativa pace sociale di Roma») da tutti i partiti. Il Corriere della Sera fa sapere che il lavoro degli uomini di Tronca è appena agli inizi:

Finora gli uomini del commissario hanno «censito» circa 25 mila immobili, molti in aree di pregio (a fontana di Trevi, per dire, c’è anche il palazzo nel quale abitò Sandro Pertini…). Ma, rispetto ai 43 mila beni di cui più volte si è parlato (musei, case, locali, garage, cantine), ce ne sono molti altri che sono pressoché «fantasma», che non figurano da nessuna parte, per i quali non esistono contratti e meno che meno regole. Per questo, Tronca adesso si rivolgerà all’Agenzia delle Entrate, e quindi al Catasto generale per scovare quel «tesoretto» nascosto. Dopo di che, si andrà avanti con gli accertamenti.
Le notifiche agli inquilini saranno fatte a mano — tramite vigili urbani o funzionari comunali: la raccomandata non basta, visto che alcune di quelle che sono partite non hanno mai avuto risposta — e poi seguirà la convocazione da parte dell’amministrazione. Chi è in regola non ha nulla da temere. Per tutti gli altri, esistono solo due strade: o la regolarizzazione del contratto (laddove possibile), oppure lo sfratto esecutivo. Passaggi successivi che verranno gestiti dall’Avvocatura del Campidoglio.

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Gli affitti a Roma (Corriere della Sera, 4 febbraio 2015)

A loro insaputa

Il fenomeno degli immobili, anche di pregio, ceduti a prezzi completamente fuori mercato non è tipico del centro storico: si estende in tutta Roma, da via del Colosseo a via Casilina. All’interno ci sono semplici inquilini, ma anche – in concessione – sedi di partito, associazioni, cooperative, come il caso dell’immobile dato superscontato per anni alla Coop 29 giugno di Salvatore Buzzi – super imputato di Mafia Capitale. Le liste disponibili sul sito del Comune di Roma fotografano situazioni per anni rimaste sostanzialmente inalterate: ci sono abitazioni a piazzale del Verano con un canone annuale inferiore ai 500 euro, case in via del Colosseo sulla stessa cifra. Nero su bianco c’è un alloggio in circonvallazione Casilina dato per soli 230 euro annui e un locale in via delle Fornaci, zona san Pietro, a meno di 120. Gli Affitti irrisori si estendono dal centro alla periferia e annoverano anche locali per negozi e attività artigianali: da una casa in via dei Coronari con un canone di 87 euro l’anno a una in via di Porta Castello a 267 euro annui, da un’abitazione in via in Selci a 203 euro l’anno a una a viale Irpinia (quartiere Prenestino) a 117 euro l’anno. Ci sono strade con decine di locazione super agevolate: come in via Sebastiano Satta e in via Tommaso Smith, al Collatino, rispettivamente con 32 e 50 locali e 23 appartamenti in uno stabile in piazza di Testaccio. E ora si lavora a due delle ipotesi per la dimissione del patrimonio disponibile del Comune di Roma, elaborate durante l’ex giunta Marino e ricomparse di recente dal documento unico di programmazione 2016-18 approvato da Tronca: aste pubbliche per la vendita (l’ultima gara, fatta lo scorso agosto per 31 lotti disponibili, ha portato all’aggiudicazione solo di sei); e la possibilità di conferire i beni in questione in Invimit, la società del Mef che si occupa di valorizzare il patrimonio immobiliare degli enti pubblici, un’ipotesi che la precedente amministrazione stava studiando. Ma per ora a Palazzo Senatorio vogliono concentrasi sul censimento: “vogliano scovare abusivi, morosi ma anche il sommerso”.