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Tutte le bufale della Lorenzin a Porta a Porta sulle adozioni gay

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Lo scorso 17 settembre «Porta a Porta» dedica una puntata all’adozione, al caso degli embrioni scambiati al Pertini e ai costi della sanità, Dalla sanità all’adozione per le coppie gay. Sottopancia per la parte sull’adozione per le coppie gay: «Adozioni gay, mamma e papà non servono più, a che punto siamo in questa tormentata vicenda». Il pretesto è la sentenza del Tribunale dei minori di Roma. Una sentenza importante e difficile – se non impossibile – da contestare.
Adozioni gay, mamma e papà non servono più
 
LA SENTENZA DEL TRIBUNALE DEI MINORENNI
«Negare alla bambina i diritti e i vantaggi che derivano da questo rapporto costituirebbe certamente una scelta non corrispondente all’interesse della minore». In altre parole, chi ha davvero a cuore i diritti dei bambini non può che essere d’accordo con questa sentenza. Una insoddisfacente alternativa, alcuni ani fa, era stata l’esclusione della madre non biologica dalla vita dei figli.
Qui il testo completo della sentenza, i cui passaggi fondamentali sono i seguenti.

Si tratta di un tipo di adozione […] che mira a realizzare l’interesse del minore ad una famiglia in quattro specifiche ipotesi, in cui [il] legislatore ha voluto facilitare il procedimento di adozione, per un verso ampliando il novero dei soggetti legittimati a diventare genitori adottivi e, per altro verso, semplificando la procedura di adozione.
[…]
Nel caso di specie, non si può non tenere conto delle situazioni che sono da tempo esistenti e cristallizzate: A è nata e cresciuta con la ricorrente e la sua compagna, madre biologica della bimba, instaurando con loro un legame inscindibile che, a prescindere da qualsiasi “classificazione giuridica”, nulla ha di diverso rispetto a un vero e proprio vincolo genitoriale. Negare alla bambina i diritti e i vantaggi che derivano da questo rapporto costituirebbe certamente una scelta non corrispondente all’interesse della minore, che, come indicato dalla Corte Costituzionale stessa e dalla Corte Europea dei Diritto dell’Uomo, occorre sempre valutare in concreto.
[…]
Non si tratta, infatti, di concedere un diritto ex novo, creando una situazione prima inesistente, ma di garantire la copertura giuridica di una situazione di fatto già esistente da anni, nell’esclusivo interesse di una bambina che è da sempre cresciuta e stata allevata da due donne, che essa stessa riconosce come riferimenti affettivi primari, al punto tale da chiamare entrambe “mamma”. L’art. 44, co. 1, lett. d) della richiamata legge costituisce, a tal fine e da sempre, l’apposito strumento, configurandosi come una “porta aperta” sui cambiamenti che la nostra società ci propone con una continuità ed una velocità cui il Legislatore fatica a tenere dietro, ma cui il Giudice minorile non può restare indifferente, se in ogni suo provvedimento deve, effettivamente, garantire l’interesse superiore del minore.

A_Porta a Porta
 
PORTA A PORTA E FREUD
Se non avete lo stomaco per guadarvi la puntata, Beatrice Lorenzin ha così concentrato il suo pensiero sulle adozioni (gay): «Tutta la letteratura psichiatrica, da Freud in poi, riconosce la necessità per un bambino di avere una figura materna e paterna». Freud, capite? Chissà che letteratura ha letto Beatrice Lorenzin. E chissà cosa ci sarebbe di diverso tra l’adozione da parte di un eterosessuale e quella da parte di un omosessuale (a parte i pregiudizi di Lorenzin e di quelli che sono d’accordo con i suoi pregiudizi). Chissà cosa ci sarebbe di diverso tra l’adozione da parte di un nero e quella da parte di un bianco, di un biondo e di un castano, di un alto e di un basso. Potremmo proseguire elencando tutte le variabili irrilevanti ai fini della valutazione delle qualità genitoriali. L’unico ostacolo è costituito dalla sciatteria di chi considera l’omosessualità qualcosa che non va, una malattia, qualcosa che insomma sì tolleriamo ma non possiamo di certo valutare come a posto. Perché la ragione per escludere le adozioni (gay) – perfino per dover aggiungere un aggettivo che non dovremmo aggiungere: perché non parlare di adozione e di criteri per? – è solo questa: pensare che l’omosessualità sia sbagliata, l’effetto di una psiche ammaccata e dolente.
Tribunale di Roma
 
LE CRITICHE A BEATRICE LORENZIN
L’ordine degli psicologi era intervenuto qualche giorno fa. Ora è l’Associazione italiana di psicologia. Secondo l’AIP, le dichiarazioni di Lorenzin «sono prive di fondamento empirico e disconoscono quanto appurato dalla ricerca scientifica internazionale, a partire da studi avviati ormai quarant’anni fa. Sull’argomento le più rappresentative società scientifiche si sono espresse in modo inequivocabile».
Si veda per esempio Sexual Orientation, Parents, & Children (American Psychological Association), Children with Lesbian, Gay, Bisexual and Transgender Parents (American Academy of Child and Adolescent Psychiatry), (How) Does the Sexual Orientation of Parents Matter?, Census 2010: One-Quarter of Gay Couples Raising Children, Lesbian & Gay Parenting (American Psychological Association). Oppure associazioni come Colage, Human Rights Campaign, American Civil Liberties Union (ACLU) o American Foundation for Equal Rights sulla genitorialità LGBTQ.
AIP
 
SU QUESTI TEMI LA COMUNITÀ SCIENTIFICA È UNANIME
Così prosegue il comunicato dell’AIP.

Nel 2011 l’Associazione Italiana di Psicologia ha ricordato che “i risultati delle ricerche psicologiche hanno da tempo documentato come il benessere psicosociale dei membri dei gruppi familiari non sia tanto legato alla forma che il gruppo assume, quanto alla qualità dei processi e delle dinamiche relazionali che si attualizzano al suo interno. In altre parole, non sono né il numero né il genere dei genitori – adottivi o no che siano – a garantire di per sé le condizioni di sviluppo migliori per i bambini, bensì la loro capacità di assumere questi ruoli e le responsabilità educative che ne derivano. In particolare, la ricerca psicologica ha messo in evidenza che ciò che è importante per il benessere dei bambini è la qualità dell’ambiente familiare che i genitori forniscono loro, indipendentemente dal fatto che essi siano conviventi, separati, risposati, single, dello stesso sesso. I bambini hanno bisogno di adulti in grado di garantire loro cura e protezione, insegnare il senso del limite, favorire tanto l’esperienza dell’appartenenza quanto quella dell’autonomia, negoziare conflitti e divergenze, superare incertezze e paure, sviluppare competenze emotive e sociali”.

Torniamo a farci la domanda: che letteratura scientifica ha letto Beatrice Lorenzin? Quella dei riparatori? Quella di qualche santone convinto che l’omosessualità sia un peccato e che se ti avvicini troppo ti contagi?

La sentenza del tribunale di Roma sull’adozione gay