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Come Adinolfi riesce a ridicolizzare la lotta al razzismo sfruttando lo schiaffo di Will Smith a Chris Rock

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La capacità di Mario Adinolfi di inserirsi in qualsiasi trend e cercare di cavarne fuori una “vittoria” personale per le sue battaglie andrebbe studiata. Anche perché nella gran parte dei casi si tratta di “successi” costruiti sulla base di argomentazioni futili. L’ultima in ordine di tempo è la riflessione a margine dell’incidente accaduto questa notte durante le premiazioni per gli Oscar, dove Will Smith ha colpito il comico Chris Rock con uno schiaffo per una battuta su sua moglie. Non è chiaro come, ma Adinolfi è riuscito ad utilizzarlo per attaccare gli antirazzisti. “Will Smith picchia Chris Rock? Dibattito aperto, zero conseguenze. Se Will Smith picchiava Ricky Gervais? Black Lives Matter e a posto così. Ma se fosse stato Mel Gibson a picchiare Chris Rock? Lo arrestavano sul palco e scoppiavano i riots a Los Angeles”, ha scritto su Twitter il leader del Popolo della famiglia.

Come Adinolfi riesce a ridicolizzare la lotta al razzismo sfruttando lo schiaffo di Will Smith a Chris Rock

Il senso è: se un nero picchia un nero va tutto bene, se un nero picchia un bianco viene protetto da movimenti come Black Lives Matter, ma se un bianco picchia un nero viene arrestato. Termine di paragone tra l’altro, quello con Mel Gibson, a dir poco infelice: nel 2011 l’attore fu infatti condannato dal tribunale di Los Angeles a 6 mesi di libertà condizionata, terapia psicologica e lavoro in comunità perché riconosciuto come autore di una violenza domestica avvenuta nel 2010 e denunciata dall’allora compagna modella Oksana Grigorieva. Basterebbe ricordare ad Adinolfi le difficoltà con le quali si è riusciti ad arrivare a una condanna per Derek Chauvin, l’agente di polizia che ha soffocato ed ucciso George Floyd, per fargli capire l’insensatezza delle sue riflessioni, che altro non sono se non la solita uscita vittimista. Inoltre, non è chiaro se ci saranno “zero conseguenze” per Will Smith, ma il leader del Popolo della famiglia non ha potuto esimersi dal commentare “a caldo” l’accaduto. Sbagliando, ancora una volta.