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La divertentissima propaganda renziana sull'addio di Totti alla Roma e Virginia Raggi

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Il Partito Democratico ci prova in ogni modo a far dimenticare chi ha fatto cadere Ignazio Marino. Ad esempio ieri mentre a Roma ancora tutti erano sconvolti dall’addio di Francesco Totti qualcuno nell’ufficio comunicazione del PD ha avuto una brillante trovata. Prendere questo pezzo del New York Times e usare Totti per attaccare l’Amministrazione comunale a 5 Stelle.

Il PD, il New York Times e i problemi di Roma

Il Pezzo del NYT però è molto poetico, parla della fine di un’era: quella segnata dai più di 25 anni di carriera del Pupone. Il quotidiano newyorchese scrive che l’addio di Totti è un altro colpo durissimo ad una città “già al tappeto che annaspa in mezzo a buche piene di immondizia”. Il succo del discorso è che Roma è una città che vive di simboli e che “perdere” Totti dopo così tanto tempo è perdere una parte fondamentale dell’identità della città. Ma il capolavoro dei geni della comunicazione del PD si deve ancora compiere.
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Di chi è la colpa se Roma è ridotta così? Leggendo la citazione riportata dal PD sembra che il prestigioso quotidiano americano la dia solo a Virginia Raggi e ai 5 Stelle. Ma non è così perché il NYT scrive invece qualcosa in più.

Totti’s final game on Sunday, after a quarter century with Roma that has made him the most celebrated and beloved player in the club’s history, was a kick in the stomach to a city already knocked to the ground and then rolled into a pothole filled with trash.
The past decade or so has not been kind to Rome. Garbage piles up in the piazzas. The parks look like littered Iowa cornfields. The city’s sputtering economy hemorrhages jobs, and the mayor’s name has become a national byword for urban disaster.

Lasciamo perdere il paragone con i campi di mais dell’Iowa. Roma è così da più di dieci anni scrive il New York Times. Lo è adesso con il M5S ma lo era prima della Raggi, prima di Marino e prima di Alemanno. Ma al Partito Democratico ovviamente non conviene scriverlo e così. Meglio tagliare quella frase e far credere che il NYT ce l’abbia proprio con la Raggi.

L’imbarazzante comunicazione dei renziani

Ma può andare peggio di così. Perché non c’è solo il PD ufficiale, ci sono anche i “fans di Matteo Renzi”. In particolare quelli di Matteo Renzi News, una pagina Facebook non ufficiale – ma molto ben organizzata – di supporter renziani. Gli slogan che questi “infatuati” di Renzi producono sono la versione Dem dei motivator e dei meme partoriti dagli attivisti pentastellati. Solo che mentre ai 5 Stelle la cosa viene naturale e fa parte della loro cifra comunicativa ai renziani la cosa non viene poi così bene. Si vede che sono ingessati, tesi, rigidi: mancano di naturalezza.
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A Roma c’è solo un capitano. E Totti è stato la bandiera di una generazione di tifosi. Che c’entra Renzi che al massimo è la bandiera di una parte del PD? Totti ha unito una squadra, una tifoseria e una città anche quando i risultati della Roma non erano eccezionali. Renzi ha spaccato il partito quando è arrivato secondo. Senza contare che Renzi è stato arbitro di calcio, non giocatore.

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Ovviamente i renziani riprendono il manifestino del PD sulla frase del New York Times

Nella galassia renziana c’è bisogno di modelli. Il modello dovrebbe essere Renzi ma evidentemente qualcosa non ha funzionato.
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Ecco così che dopo Totti la pagina spinge sulle similitudini tra Matteo Renzi e Justin Trudeau. Pensate entrambi hanno abbracciato il sindaco di Amatrice Pirozzi: sono sicuramente due grandi leader. O meglio, se Trudeau è un grande leader (era al G7!1) lo è sicuramente anche Matteo nostro.