Economia

Addio lavoro a tempo indeterminato, nel 2016 il posto è solo precario

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L’INPS conferma il sostanziale arresto della crescita dei contratti a tempo indeterminato (per modo di dire: a tutele “crescenti”) dopo la fiammata del 2015 dovuta alla decontribuzione per le nuove assunzioni. Tagliati gli incentivi, finita la pacchia.

Nel 2016 il posto è solo precario

Vediamo i dati. Nei primi sette mesi del 2016 la differenza tra i nuovi rapporti di lavoro e quelli cessati è pari a 805mila, con una riduzione di circa 100mila contratti rispetto ai primi sette mesi del 2015. Ma il dato davvero allarmante è la diversa composizione: “Il rallentamento delle assunzioni – sottolinea l’Inps – ha coinvolto principalmente i contratti a tempo indeterminato (- 379mila, pari al 33,7% in meno rispetto ai primi sette mesi del 2015)”. Detta così è molto grave ma non drammatico. Ecco invece come stanno le cose da un altro punto di vista: da gennaio a luglio 2016 i contratti stabili sono aumentati di meno di un decimo rispetto all’intero 2015, il che significa che, per pareggiare il buon risultato dell’anno passato, l’aumento nei prossimi mesi dovrebbe attestarsi mediamente a 170mila unità al mese. Non vi sembra ancora abbastanza drammatico? Ecco, pensate che nel mese di luglio l’aumento di contratti a tempo indeterminato è stato di 87 unità. Ottantasette. Non ottantasettemila, proprio 87. E a giugno addirittura il saldo è stato negativo (-10mila posti di lavoro a tempo indeterminato).
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Sempre secondo l’INPS questa brusca frenata, che potrebbe persino anticipare un’inversione di tendenza, è dovuta alla riduzione del bonus contributivo (nel 2016 fino a 3.250 euro l’anno per due anni, anziché 8.060 euro l’anno per tre anni com’era nel 2015). E così accade che le trasformazioni dei contratti a tempo determinato in posti fissi (sempre per modo di dire) è crollata del 36,2%. Ma allora le imprese non assumono più? No, il calo in aggregato c’è ma ora il boom è quello dei contratti precari, in aumento rispetto ai primi sette mesi del 2015: +2,1 milioni. E il peggio deve ancora arrivare. I voucher, i buoni da 10 euro (lordi) liberalizzati dal ministro Poletti hanno conosciuto un vero boom: +36,2% rispetto a gennaio-luglio 2015. Insomma, le imprese assumono meno e in larghissima parte con contratti precari. Ma non ci avevano detto che con il Jobs Act le imprese avrebbero avuto più voglia di assumere a tempo indeterminato non dovendosi “sposare per sempre” con i lavoratori?