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Matteo Renzi contro la Germania

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Matteo Renzi rilascia oggi un’intervista a James Politi del Financial Times in cui torna a polemizzare con la Germania e con l’austerità, tornando su un suo “vecchio” argomento: i populismi in Europa vincono proprio grazie alla rigidità della politica economica europea imposta da Bruxelles sui bilanci. Nel colloquio Renzi torna a criticare la posizione della Germania e accusa l’Europa di avere due pesi e due misure nei confronti dei paesi che concorrono all’Unione. E parla anche del surplus commerciale della Germania.

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L’intervista di Matteo Renzi al Financial Times (22 gennaio 2015)

L’intervista di Matteo Renzi al Financial Times

Renzi esordisce sostenendo di avere maggiore credibilità nel criticare la Germania e l’UE rispetto ai suoi predecessori perché il suo governo ha rispettato le norme comunitarie più di altri ed è più attivo nel promuovere le riforme per modernizzare l’economia: «Per questo c’è oggi un’altra Italia che è in grado di dire cosa pensa in Europa. Torna poi sulla vicenda del gasdotto Nord-Stream: «Prima abbiamo detto no al South Stream (che sarebbe passato per l’Italia e avrebbe visto la partecipazione di Eni nella costruzione, ndr) e poi tutto a un tratto si scopre che c’è South Stream?». Renzi sostiene che il nuovo progetto è stato difeso in sede europea soltanto da Germania e Olanda: «Capisco che siano importanti gli affari, bene, io non sono scandalizzato – ma voglio dire che le regole valgono per tutti o nessuno». Il premier poi torna sulla questione delle impronte dei migranti, che l’Italia “dimenticava” di prendere a chi arrivava (perché questo avrebbe facilitato il loro spostamento da un paese all’altro) e su cui l’Unione Europea ha minacciato l’apertura di una procedura di infrazione. Renzi dice che adesso le autorità italiane prende le impronte digitali e controlla le iridi, ma aggiunge che alla Germania non sono state richieste le impronte digitali quando ha accolto i siriani. La replica è in perfetto stile Renzi: mentre la questione delle impronte è necessaria per la sicurezza, la scelta della Germania era umanitaria. Confrontarle per raccontare di una disparità di giudizio nei confronti dell’Italia è quantomeno curioso.

Le virgole e i decimali

Renzi torna anche sulla questione delle banche, e torna a ribadire quanto detto già in pubblico: «La realtà è che c’erano norme della UE e abbiamo dovuto rispettarle. Abbiamo ricevuto una lettera dai commissari Hill e Vestager che ci diceva quella che avremmo potuto e quello che non avremmo potuto fare». Il riferimento è al mancato utilizzo del Fondo Interbancario, che il governo voleva usare prima di essere stoppato da Bruxelles, come testimoniato anche dall’intervista rilasciata da Salvatore Rossi, direttore generale della Banca d’Italia, al Corriere della Sera. In ogni caso, sostiene Renzi, l’Italia non ha nulla da invidiare alle banche tedesche per la solidità del suo sistema bancario. La discussione infine si sposta sui vincoli di bilancio: «Non abbiamo chiesto nulla di più di quello che potevamo chiedere in base alle linee guida della flessibilità, anzi abbiamo chiesto un po’ meno. Il debito pubblico italiano scenderà l’anno prossimo e il nostro deficit è sotto il 2,5%». E poi torna all’attacco della Germania: ha un surplus commerciale dell’8 per cento anche se le regole dicono che deve stare al 6. La polemica sul surplus commerciale è un argomento interessante e su cui sono arrivate osservazioni – e questo è un eufemismo –  anche dagli USA. Infine chiude: «Siamo in grado di sconfiggere demagogia, apatia e populismo scommettendo sulla crescita e sull’occupazione in Europa. Dobbiamo stare attenti alle nostre finanze, ma è possibile parlare meno di virgole e decimali?». In tutta l’intervista il premier tira fuori argomenti forti e meno forti per una critica che è comunque ben argomentata. Le parole ci sono. Il problema è che sono le stesse da un bel po’ di tempo. E senza i fatti non valgono ormai più niente.