Opinioni

La clamorosa figuraccia del SAP sui giubbotti antiproiettile scaduti

F.R., dirigente del Sindacato Autonomo di Polizia (SAP), è stato denunciato e sospeso dal servizio per peculato, abuso d’ufficio, interruzione di pubblico servizio, pubblicazione di notizie esagerate false e tendenziose atte a turbare l’ordine pubblico, abbandono di posto di servizio. Lo scrive Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera, corredando l’articolo con un video assai esplicativo. Il dirigente sarebbe infatti la persona che ha rilasciato a volto coperto un’intervista a Ballarò parlando di una presunta «pericolosità del materiale in dotazione al personale impegnato nelle attività di controllo del territorio» e sostenendo che «i giubbetti antiproiettile risultano inadeguati a proteggere l’operatore di polizia in caso di conflitti a fuoco con l’utilizzo di armi con calibro superiore al 357 magnum, mostrando poi alla troupe televisiva alcuni caschi u-bot in pessimo stato di conservazione e una pistola mitragliatrice, modello PM-12, con anno di fabbricazione 1978».

L’uomo è accusato di aver utilizzato materiale in disuso da anni per sostenere la tesi delle equipaggiature obsolete. Nel video lo si vede entrare in commsisariato, prendere attrezzature, depositarle nel bagagliaio e poi partire. Questo il testo del rapporto della Digos riportato dal Corriere:

«l’Assistente Capo F. R. il 23 novembre, giorno precedente al servizio televisivo, era impegnato in servizio di vigilanza con turno 13.00/19.00 presso il Commissariato dove lavora e ha chiesto al personale della pattuglia impegnata in attività di controllo del territorio, di poter essere accompagnato ad acquistare generi alimentari. Dall’acquisizione delle immagini della videosorveglianza esterna del Commissariato effettuata dalla ditta specializzata, è stato riscontrato che il 23 novembre u.s., alle 14.00 circa, la pattuglia ha parcheggiato negli spazi antistanti il Commissariato, è sceso l’operatore alla guida il quale si è diritto all’interno del Commissariato. L’Assistente Capo F. R., dopo aver ricevuto il cambio nel servizio di vigilanza al corpo di guardia dall’operatore alla guida della pattuglia è uscito dal Commissariato con due caschi (u-bot) e li ha riposti nel cofano posteriore di un’autovettura di con colori d’istituto (alfa romeo 159). Tali caschi, di vecchio tipo e non più in uso perché sostituiti con altri di nuova fabbricazione, erano conservati in un apposito armadio, all’interno del Commissariato. Lo stesso vale per l’arma mostrata nel servizio conservata in apposito armadio blindato all’interno della struttura di Pubblica Sicurezza. Dopo aver riposto il materiale nel cofano posteriore, F.R. , ha aperto lo sportello posteriore sinistro, ha depositato dell’altro materiale non ancora identificato sui sedili posteriori dell’autovettura di servizio, si è posto alla guida della stessa e ha lasciato il Commissariato. Durante il tragitto, da quanto ricostruito grazie alle relazioni di servizio dell’operatore che era bordo dell’autovettura con F.R., quest’ultimo avrebbe detto di dover incontrare delle persone con cui parlare delle condizioni logistiche della Polizia di Stato, con particolare riferimento alle dotazioni da lui definite “obsolete”. Giunti in viale del Forte Antenne (luogo ove è stata effettuata l’intervista “travisata”), F.R. ha incontrato tre persone per un periodo di 10/15 minuti. Al termine di tale colloquio, F.R. ha fatto ritorno in Commissariato e ha ripreso il servizio di vigilanza al corpo di guardia, mentre sull’autovettura impegnata nel servizio di controllo del territorio è risalito l’equipaggio iniziale. Da altre relazioni di servizio è emerso, altresì, che all’interno dell’autovettura in questione, il giorno seguente, sono stati rinvenuti quattro caschi u-bot anziché due così come previsto dalle circolari ministeriali»