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La Raggi chiede 37 milioni a Ignazio Marino

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Repubblica Roma racconta che Ignazio Marino, ex sindaco di Roma defenestrato dal PD dal notaio, ha ricevuto dagli uffici del segretariato capitolino una «Notifica di costituzione in mora» con la richiesta di risarcimento di 37 milioni di euro «per il danno erariale in via amministrativa arrecato per la maggiorazione dei costi sostenuti da Roma Capitale per il conferimento in discarica del rifiuto indifferenziato».

La Raggi chiede 37 milioni a Ignazio Marino

Federica Angeli e Lorenzo D’Albergo raccontano nell’articolo che per due anni, i primi dell’amministrazione Raggi, assessori e consiglieri grillini si erano limitati a farne un ritornello: «È colpa di chi ha governato prima». Ora, però, il Campidoglio è passato ai fatti con la richiesta ufficiale di 37 milioni.

La richiesta (un documento riservato di cui Repubblica è venuto in possesso) è stata protocollata in gran segreto lo scorso 10 luglio dal segretario generale del Comune, Pietro Paolo Mileti. Ed è un colpo a effetto che punta dritto alle tasche del chirurgo dem, al conto corrente di chi ha decretato la fine della discarica di Malagrotta e messo un freno agli affari del suo titolare, Manlio Cerroni.

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La nota inviata da palazzo Senatorio a Philadelphia, lì dove Marino è tornato a vivere dopo la prematura fine del suo mandato, racconta nel dettaglio la storia dietro la maxi-domanda di risarcimento. A far scattare sull’attenti la giunta Raggi è stata la procura della Corte dei Conti e l’indagine per danno erariale avviata a inizio anno sui rifiuti.

La capitale, stando al Patto per Roma siglato nel 2012, avrebbe dovuto differenziare il 65 per cento della spazzatura prodotta dai suoi residenti entro il 2016. Oggi, allo scadere del 2018, la percentuale è ferma al 44,3 per cento. E poco pare essere cambiato rispetto al passato: pure sotto la guida dei 5S la quota di rifiuti che Ama riesce a riciclare fatica terribilmente a crescere.

L’amministrazione Raggi ritiene dunque responsabili di danno erariali l’ex sindaco e i dirigenti comunali che tra il 2013 e il 2015 si sono succeduti alla guida del dipartimento Ambiente. L’ex primo cittadino e i manager, secondo il segretariato generale del Comune, dovrebbero restituire alle casse capitoline 5,8 milioni di euro per il 2013, altri 11,5 milioni per il 2014 e 19,6 milioni per il 2015.

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