Fact checking

Come i 152 siti di streaming per calcio e film hanno aggirato i sequestri della GdF

152 siti bloccati cineblog rojadirecta altadefinizione

Ieri i Nuclei Speciali della Guarda di Finanza di Roma hanno eseguito 152 provvedimenti di sequestro preventivo nei confronti di altrettanti siti che mettono a disposizione online contenuti protetti da copyright. Un’operazione che ha portato al – momentaneo e aggirabile – oscuramento di siti famosi come Cineblog01, RojaDirecta, Altadefinizione e Direttacalciostreaming e tantissimi altri siti di streaming di film ed eventi sportivi (alcuni dei quali però non sono più attivi già da qualche tempo).

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Una parte dell’elenco dei 152 siti bloccati dalla GdF

Un’operazione di facciata?

Al di là dei record, il sequestro di ieri è stato quello più imponente della storia della lotta contro la diffusione di contenuti protetti dal diritto d’autore, l’operazione non va a cambiare molto la situazione attuale né rende completamente indisponibili i vari siti che risultano quasi tutti raggiungibili dal momento che i gestori hanno rapidamente provveduto ad attivare domini secondari dove ridirigere il traffico che arriva sui domini bloccati dalla Guardia di Finanza. La situazione quindi in definitiva rimane la stessa, ad esempio Cineblog01 non si trova più al vecchio indirizzo ma ad uno nuovo, che era già stato prenotato e comunicato sulla pagina Facebook “ufficiale” del sito di streaming già a metà agosto.

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Divertente il fatto che Cineblog si lamenti dei siti che “hanno copiato” Cineblog

Questo ovviamente lo sapeva anche la Guardia di Finanza e naturalmente lo scopo del maxi sequestro non era quello di far cessare di colpo ogni attività di diffusione di contenuti illeciti e nemmeno di decapitare – come è stato scritto da qualche parte – lo streaming di film e calcio, semmai sono state decapitate alcune teste dell’idra, ma altre hanno già preso il loro posto. Le indagini su questi siti sono probabilmente iniziate già diverso tempo fa  e quindi era necessario arrivare alla conclusione del procedimento di sequestro – che era stato aperto il 17 ottobre in seguito a seguito “comunicazione della notizia di reato del Nucleo Speciale per la radiodiffusione e l’editoria della Guardia di Finanza a tutela degli enti titolari dei programmi diffusi” – per poterle chiudere. Ma generalmente non  sono questo tipo di operazioni che riescono a bloccare i siti di streaming illegali anche perché tutti i siti generalmente utilizzano server localizzati all’estero il che rende davvero poco effettive operazioni come queste. Ma senza dubbio dal punto di vista dell’immagine si tratta di un duro colpo ai siti di streaming Ad esempio è più probabile che Rojadirecta cessi la sua attività in seguito all’arresto, avvenuto a fine ottobre, del suo fondatore e unico titolare, Igor Seoane, che è stato fermato dalla polizia spagnola all’interno del tribunale di La Coruna, in Galizia. Non è certo la prima volta che Seoane viene citato in giudizio però a quanto pare questa volta l’arresto non è legato esclusivamente all’attività del più famoso sito di streaming di calcio ma a anche ad altre vicende sulle quali è stato posto il segreto istruttorio.

Il cartellino rosso a Rojadirecta

Non è la prima volta che le forze dell’ordine e i tribunali cercano di arginare il fenomeno, lo scorso anno il Tribunale di Milano aveva ordinato a Fastweb di inibire l’accesso a Rojadirecta stabilendo inoltre che Fastweb dovrà pagare una penale di 30.000 euro per ogni giorno di ritardo nell’applicazione del provvedimento dell’autorità giudiziaria. Il provider aveva provveduto ad oscurare il sito ma anche in quel caso era sufficiente cambiare i DNS (usandone di pubblici come ad esempio quelli di Google) per aggirare il blocco e poter continuare ad accedere al sito. Nel 2014 il Tribunale di Milano impose ai provider italiani un blocco dei DNS per impedire l’accesso a Roja. Nel 2013 Rojadirecta era stato messo sotto sequestro dal Tribunale di Roma, un’altra decisione salutata all’epoca come una vittoria decisiva per la lotta alla pirateria e alla distribuzione di contenuti illegali. Ieri la guardia di finanza ha bloccato l’indirizzo IP dei siti, ma è stato sufficiente che cambiassero dominio per rendere non effettivo il sequestro, una possibile alternativa sarebbe quella di convincere i provider Internet  a mettere un filtro sul nome del sito in modo da bloccare anche eventuali mirror, ma anche in questo caso la soluzione sarebbe temporanea.