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Le nuove zone rosse: città e province a rischio

Non più solo zone rosse limitate ai comuni dove si sono verificati focolai dovuti alle varianti del Coronavirus. Le aree di rischio potrebbero riguardare anche i comuni vicini, o addirittura essere allargate alle intere province

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Mentre domani si deciderà, in base ai dati che le regioni trasmetteranno oggi, quali saranno le nuove zone arancioni, le cosiddette mini zone rosse, come quelle ad esempio istituite in Lombardia nei comuni di Bollate, Viggiù, Mede e Castrezzato, potrebbero crescere di numero e allargarsi oltre alle aree in cui si trovano i focolai. Per estendersi fino alle province interessate. In gioco c’è il contenimento della diffusione delle varianti, quella inglese in primis, ma anche la brasiliana e la sudafricana. Le regioni a rischio zona arancione sono Lazio, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Marche e Piemonte. Ma anche i dati di Basilicata, Liguria, Molise, Umbria e Provincia di Trento non sono rassicuranti, mentre la Lombardia è in bilico. L’Abruzzo potrebbe tornare zona rossa, mentre la Valle d’Aosta in controtendenza spera nell’inedita zona bianca. Spiega il Corriere come dovrebbero funzionare le nuove zone rosse:

I Comuni vicini ai focolai dovranno essere chiusi. I timori legati all’espansione del Covid-19 determinata dalle varianti del virus provocano l’allargamento delle zone rosse. In attesa dei dati del monitoraggio che farà entrare in fascia arancione la maggior parte delle regioni, scattano provvedimenti più restrittivi. Soltanto domani il governo si riunirà per pianificare nuove misureeprendere decisioni in vista della scadenza del Dpcm fissata al 5 marzo. Ma gli scienziati evidenziano la necessità di seguire una linea di massimo rigore per prevenire una «terza ondata» che potrebbe essere—questo emerge dagli ultimi report — addirittura più aggressiva della seconda. Le mutazioni fanno paura: quella inglese, ma soprattutto quelle sudafricana e brasiliana ormai presenti in numerosi luoghi d’Italia. E dunque si guarda con apprensione al bollettino quotidiano che anche ieri registrava 12.074 nuovi contagiati e 369 vittime.

I parametri che decidono in quale fascia di rischio vadano collocate le regioni potrebbero cambiare. Mentre è altissima l’attenzione alla tenuta degli ospedali affinché non si arrivi alla fatidica soglia di rischio del 30% di posti in terapia intensiva occupati da pazienti COVID si pensa anche, nonostante l’opposizione finora riscontrata dai presidenti di regione, di calcolare l’incidenza dei contagi ogni 100 mila abitanti. Cosa significa? Le zone rosse potrebbero passare dalle singole città a intere province, come spiega La Stampa:

Intanto governo e regioni tentano di arginare l’avanzata delle più contagiose varianti, in grado di spingere verso l’alto la curva epidemica che da settimane passeggia sul plateau. Un altipiano d’alta quota però, visto che ancora ieri i contagi erano 12.074 e i morti 369. Numeri che ci metterebbero poco a generare una 3ª ondata con un Rt in salita sopra il livello di guardia di uno. Lo sanno gli scienziati di Iss e Cts come l’ha capito bene il Governo, che ragiona su un cambio di passo del monitoraggio, rilevando i 21 parametri non più a livello regionale ma di singole province, in modo da far scattare automaticamente le zone rosse senza lasciare margini di discrezionalità ai governatori