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La storia dei militari italiani in Lettonia

soldati italiani lituania VJTF beppe grillo

Alla mossa tattica e simbolica di Putin che ha inviato i missili balistici Iskander a Kaliningrad (che prima russificazione successiva alla Seconda Guerra Mondiale era tedesca e si chiamava Königsberg) farà seguito – nel 2018 – quella altrettanto simbolica della NATO che invierà quattro battaglioni interforze dei paesi dell’Alleanza Atlantica (per un totale di 4.000 uomini) della nuova brigata della NATO che dovrà fungere da deterrente per la Russia. Ad annunciarlo ieri è stato il Segretario della NATO Jens Stoltenberg che in un’intervista alla Stampa ha specificato che non si tratta di una nuova Guerra Fredda ma ha al tempo stesso riconosciuto un rallentamento nella collaborazione tra NATO e Russia che è tra le cause della situazione attuale.

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Alessandro Di Battista ha una sola soluzione: dall’ISIS a Mosca l’unica cosa che serve è il dialogo

Una decisione presa già nel 2015

Che il dialogo tra Russia e paesi dell’Alleanza Atlantica (Stati Uniti in testa) siano ridotti ai minimi non è una novità conseguente a quanto sta accadendo ma è dovuto a tensioni che si sono accumulate nel tempo e risalgono alle manovre di avvicinamento politico tra Ucraina e Unione Europea (precedute negli anni precedenti da alcune posizioni poco chiare della NATO sull’allargamento a Est). Avvicinamento stoppato all’ultimo dall’allora presidente ucraino Yanukovych che causò l’inizio delle proteste di Maidan alle quali fece seguito dopo qualche tempo un deciso intervento russo nella regione che si concluse con l’annessione della Crimea nel 2014 e le conseguenti sanzioni economiche imposte da UE e USA nei confronti delle imprese e dei capitali russi. A questo aggiungete le recenti manovre di avvicinamento tra Turchia e Russia (Erdogan non ha molto gradito i commenti occidentali al fallito golpe) e ce n’è abbastanza per far innervosire anche la NATO. L’annuncio di Stoltemberg ha però preso leggermente in contropiede la ministra della Difesa Roberta Pinotti che è corsa ai ripari spiegando che la decisione era già stata presa a luglio durante il vertice di Varsavia. Qui un’informativa nella quale viene spiegato dove saranno le basi del VJTF, qui un’interrogazione dell’ex-M5S Artini in Commissione Difesa alla Camera del giugno 2015 nel quale si chiede il ruolo dell’Italia della VJTF e dove è esplicitato che “per il 2018 è previsto l’ampliamento e la riorganizzazione del NRDC-IT in Joint Task Force Headquarters, cioè in un Comando Operativo Interforze in grado di gestire operazioni complesse, sincronizzando le attività della componente terrestre, con quelle navale e aerea” . Cosa che peraltro che era già stata prevista dai piani della NATO (liberamente consultabili qui) decisi dai ministri della difesa della NATO nel febbraio 2015:

NATO defence ministers decided on 5 February 2015 that the VJTF would consist of a land component of around 5,000 troops with appropriate air, maritime and SOF units available. France, Germany, Italy, Poland, Spain, Turkey and the United Kingdom agreed to assume lead roles for the VJTF on a rotational basis in the coming years. The VJTF was to be operationally capable by the time of the 2016 Warsaw Summit – and this has been achieved.

È vero quindi quello che dice il Ministro Pinotti, ovvero che la decisione non è una cosa. Andando a spulciare le cronache si apprende inoltre che già a giugno era stato schierato un contingente danese mentre a fine giugno il Canada aveva dato il via libera all’invio di un contingente di 200 uomini da aggregare alla brigata di intervento rapido VJTF (Very High Readiness Joint Task Force) creata nel 2014 che verrà stanziata in Lituania.


E sarebbe stato proprio il Canada, ha detto la ministra Pinotti a chiedere se l’Italia poteva contribuire alla creazione di uno dei battaglioni e a quanto pare l’Itali ha risposto affermativamente garantendo il proprio contributo con l’invio di circa 140 uomini nel 2018. Una delle particolarità del VJTF è infatti che i vari eserciti della NATO vi entrano a far parte a rotazione ogni anno e il 2018 sarà l’anno in cui toccherà all’Italia assumere il ruolo guida di uno dei battaglioni della forza di intervento in grado di intervenire in qualunque scenario in meno di cinque giorni. Va sottolineato che unità di combattimento in grado di essere mobilitate in tempi rapidissimi sono presenti già anche nelle nostre Forze Armate, quindi dal punto di vista “del mantenimento della pace” cambia poco dove siano localizzate.
 
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Grillo sta con la pace!

La cosa non è sfuggita ai parlamentari M5S e a Beppe Grillo, che con uno dei suoi soliti clickbait annuncia che “ci stanno trascinando in una guerra che sta per scoppiare” e spiega di non volere i soldati italiani al confine con la Russia:

Questa azione è sconsiderata, è contro gli interessi nazionali, espone gli italiani a un pericolo mortale ed è stata intrapresa senza consultare i cittadini. L’Italia non ci guadagna nulla e ci perde tantissimo. In termini di sicurezza nazionale questa missione rischia di esporre il nostro Paese al dramma della guerra. Ci riporta indietro di trent’anni ed alza nuovi muri con la Russia, che per noi è un partner strategico e un interlocutore per la stabilizzazione del Medio Oriente.

Il nostro Paese sarebbe però esposto al dramma della guerra (in caso di attacco russo) anche se non inviasse quel centinaio di uomini in Lituania. Per come è concepito il Patto Atlantico infatti l’Italia sarebbe tenuta ad intervenire in caso di aggressione, ed in ogni caso non avrebbe molte alternative in un tipo di guerra del genere. Riguardo al fatto che la Russia sia un interlocutore strategico per la stabilizzazione del Medio Oriente ci sono alcuni distinguo da fare: in primo luogo Putin è intervenuto in Siria per difendere i suoi interessi (primo su tutti la base navale di Tartus, della quale è in progetto un allargamento) e sostenere Assad (che è un dittatore, nel caso a Grillo fosse sfuggito). In secondo luogo il dialogo con la Russia in questo momento non sta andando così bene, e andrà avanti così almeno fino a dopo l’esito delle Presidenziali USA (e qualora vincesse la Clinton visto l’appoggio dato da Putin a Trump le cose potrebbero non migliorare rapidamente). Infine non risulta Grillo abbia lanciato appelli a Putin a non trascinare la Russia in guerra schierando i missili balistici a Kaliningrad, forse perché anche Grillo aveva compreso che si trattava solo di una mossa simbolica per provocare la NATO e i paesi occidentali.

I cittadini vogliono pace e prosperità, questo governo di pavidi ci trascina verso la guerra e il disastro economico.
Nessun soldato italiano con il MoVimento 5 Stelle al governo sarà inviato al confine con la Russia, ma nel frattempo nessuno ha il diritto di giocare con la nostra pelle: #IoVoglioLaPaceFacciamoci sentire!

C’è poi un altro fattore: quello che dipinge Putin, in certi ambienti internettiani gentisti vicini alla Lega e a Matteo Salvini (altro grande amico del presidente russo) come un eroe del mondo libero, una sorta di cavaliere oscuro che nuota con i delfini e “distrugge”, “annienta”, “devasta” i cattivoni (poco importa che quei cattivoni siano anche i giornalisti uccisi in Russia da quando Putin è presidente, si sa che coi pennivendoli Grillo ha un cattivo rapporto).
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Ma di sicuro Grillo e Salvini hanno in mente un piano meraviglioso per uscire dalla NATO (e dalla UE, dall’Euro..). Fa piacere che anche gli attenti pentastellati scoprano anche loro che l’Italia nel 2018 avrà la guida del VJTF (cosa che si sapeva dall’anno scorso), per la cronaca in Commissione Difesa alla Camera siedono anche diversi esponenti a Cinque Stelle tra cui Paolo Bernini.