Opinioni

Vito Crimi vince il campionato di Mirror Climbing

Giovanni Drogo|

Vito Crimi non ha preso bene il fatto che il Popolo della Rete™ e molti giornali si siano divertiti a prendere in giro il cittadino-portavoce-senatore Vito Crimi in occasione della sua uscita sui piedi sporchi del figlio di un suo amico. Ma il cittadino-portavoce-senatore Vito Crimi è uno che sa cadere in piedi e soprattutto che ha ragione anche quando sbaglia o dice una cazzata. La prova? Il post di questa mattina dove Vito Crimi rivela che in realtà quella famosa lettera sui piedini era in realtà un esperimento per scatenare il dibattito sui temi ambientali.
vito crimi provocazione piedi
PERCHÉ NESSUNO NE PARLA???
Il post del cittadino-portavoce-senatore-arrampicatore di specchi inizia nel più classico e prevedibile dei modi. Invece che arrendersi alla Volontà della Rete™ il nostro eroe dell’ambiente “ammette” che si trattava solo di una provocazione. Insomma in realtà lui voleva attirare la nostra attenzione sul drammatico problema di Ghedi e della provincia di Brescia e l’ha fatto – da attento conoscitore delle dinamiche dell’Interwebs qual è – nel modo più semplice ed efficace.
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E lo ha fatto ovviamente nel modo che gli è più congeniale: postando una storia banale e totalmente non correlata per parlare di un problema complesso. Che è un po’ come se io parlassi dei miei brufoli dopo un abbuffata di cioccolato e affettati come esempio del dilagare di casi di cancro alla pelle. Senza fornire alcun dato, alcuna spiegazione. Per quanto il senatore si affanni a cercare di dire il contrario e addossare le colpe su chi fa informazione siamo tutti abbastanza grandi e vaccinati da capire che se uno pubblica un post e aspetta quattro giorni a pubblicare tutti i dati e le informazioni riguardanti l’inquinamento a Brescia e provincia quello che si può dedurre è che queste informazioni non le aveva sottomano al momento. Inoltre la tecnica di fare una dichiarazione e poi vedere dove tira il vento dei social network è talmente vecchia che la usa l’altro genietto delle dichiarazioni provocatorie come Matteo Salvini. RIguardo il nessuno ne parla è sufficiente whatever gif
I GIORNALISTI CATTIVI
Vecchia pure la scusa di dire che nessuno parla delle cose serie mentre sono tutti pronti a cogliere sul fatto il primo passo falso. Questa sindrome d’accerchiamento per cui i cattivi sono tutti là fuori e nessuno è in grado di capire le “buone intenzioni”. Intanto il fatto che il portavoce del partito di quelli “che sono più preparati degli altri” faccia un’uscita del genere è l’ennesima prova che forse qualcosa è andato storto nel meccanismo di selezione della specie a 5 stelle. In secondo luogo il facile pietismo lagnoso del “nessuno pensa ai bambini” di frasi come queste lascia il tempo che trova:

Per carità: sappiamo benissimo che la preoccupazione di un padre per l’ambiente in cui vive suo figlio interessa a pochi di voi. L’occasione era utile solo a prendere di mira il portavoce del Movimento 5 Stelle di turno che ha osato pubblicare le riflessioni di questo padre, per altro senza esprimere alcun commento personale e limitandosi ad invitare alla lettura

Ma si sa che il messia del popolo eletto a 5 stelle preferisce parlare per parabole perché è facile correggere il tiro ex-post. Vito Crimi ha mandato in onda la parabola del bambino dai piedi sporchi. Colpa dei cattivoni non aver capito il senso ultimo di quella rivelazione. E sempre per quanto concerne le rivelazioni il cittadino-portavoce-senatore si vanta che la Camera ha finalmente approvato una sua proposta di legge che annullerebbe un “regalino” fatto da Renzi ai mafiosi. In realtà però la proposta di modifica di Crimi va ad incidere sull’articolo 85, comma 3, del codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159 recepito all’interno del d.lgs. 13 ottobre 2014, n. 153 che andava a modificare appunto alcune disposizioni del codice antimafia, come spiega Altalex il testo del Governo:

Con la modifica dell’art. 85 viene data ulteriore attuazione al principio di delega di cui all’art. 2, comma 1, lett. a), della legge 136/2010, con specifico riguardo ai controlli nei confronti dei familiari. La lettera a) stabilisce infatti che si tratta dei familiari conviventi nel territorio dello stato”.
E’, quindi, precisato – rispetto alla versione precedente della disposizione – che le indagini sui tentativi di infiltrazione mafiosa nell’impresa (ai fini dell’acquisizione della informazione antimafia), sono estese ai soli familiari conviventi “maggiorenni” dei soggetti istituzionali rappresentanti dell’impresa (amministratori, rappresentanti legali, direttori tecnici, soci di maggioranza, membri di collegi sindacali, ecc.). La previsione – secondo quanto evidenziato nella relazione illustrativa – intende evitare inutili dispersioni investigative per indagini su minori che non possono in alcun modo incidere sulla gestione dell’impresa.

Davvero difficile, a meno di non arrampicarsi sugli specchi, incolpare Renzi per quel comma di una legge del 2011. Ma questa è l’onestà che va di moda oggi.