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Virginia Raggi, lo studio Sammarco e quello di Previti

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«La cosa mi fa sorridere perché risale a 13 anni fa. Dopo essere uscita dall’università uno dei miei professori di diritto dell’informatica mi disse che avrei potuto lavorare con te; lui però lavorava all’epoca per lo studio di Previti. E quindi ho fatto il praticantato di avvocato presso quello studio; per lo studio ho fatto, come tutti i praticanti italiani, i famosi giri di cancelleria: deposito atti, cancellerie, sentenze. Ero specializzata in file come tutti i praticanti italiani. Finito il periodo di pratica sono andata via»: così Virginia Raggi affronta durante la conferenza stampa di presentazione della sua candidatura a sindaca di Roma nel MoVimento 5 Stelle il tema del suo lavoro allo Studio Sammarco e – fatto nuovo – del suo praticantato in quello di Previti dopo la surreale polemica dei giorni scorsi sulla questione scatenata da un inesistente dossier che metteva in collegamento l’attività dell’avvocato Alessandro Sammarco, difensore del senatore Cesare Previti all’epoca del processo per corruzione in atti giudiziari.

Virginia Raggi, lo studio Sammarco e Previti

Come avevamo scritto qualche giorno fa, che la Raggi lavorasse allo studio Sammarco e Associati (e quindi non in quello di Alessandro Sammarco, che d’altro canto è penalista mentre la Raggi è civilista) lo ha detto lei stessa nel curriculum pubblicato sul sito del Comune di Roma nell’anno 2013 (siamo nel 2016, lo ricordiamo ai più distratti).
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D’altro canto nell’articolo di Affaritaliani poi cancellato, nonostante si parlasse di dossier, non c’erano ulteriori informazioni sul lavoro svolto dalla Raggi nello studio legale Sammarco: che sia (stata) una degli «avvocati giovani e brillanti dello studio legale Sammarco» prima di diventare consigliera a Roma è un dato di fatto risaputo, così come dovrebbe essere risaputo che l’avvocato è un professionista come un medico, e quando lavora le sue convinzioni politiche non sono in gioco. Così come è capitato che Berlusconi sia stato difeso da avvocati che avevano rappresentato in giudizio terroristi rossi senza che nessuno abbia mai gridato allo scandalo. Si ricorda nell’articolo che lo studio Sammarco ha assistito Previti e Mediaset nella denuncia alla Rai per Raiot. D’altro canto la denuncia è arrivata nel 2003 e la Raggi lavora nello studio dal 2007. Ancora in conferenza stampa la Raggi spiega perché non ha messo nel suo curriculum di presentazione il praticantato nello studio Sammarco: «Perché di solito nel curriculum non si mette lo studio dove si svolge il praticantato. D’altro canto non ho messo nemmeno i nomi dei bambini a cui ho fatto da baby sitter e non è sembrato un problema fino ad oggi». La Raggi si riferisce a questa indicazione che va dal 2003 al 2007, sempre presente nel suo curriculum (così come quella di baby sitter).
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Il curriculum della Raggi e lo studio Previti

Tra ieri ed oggi una serie di articoli avevano raccontato della circostanza dello studio Sammarco. Jacopo Iacoboni sulla Stampa aveva raccontato la storia così:

La bufala a cui allude è che lei lavori per Forza Italia, cosa palesemente infondata. Mentre risulta tuttora – come abbiamo verificato telefonando in studio – in forze allo studio Sammarco. Tra Roma Nord, la Lazio, la tribuna all’Olimpico e i Parioli, quello è un mondo di vera destra romana, qualcosa che politicamente entusiasma molto poco la base originaria del Movimento cinque stelle. Che la candidata sindaco del Movimento lavori in quello studio suscita perplessità in molti simpatizzanti cinque stelle.
Raggi peraltro è un personaggio interessantissimo anche per altri profili. A Roma ha saputo lavorare astutamente anche col mondo di Sel, con associazioni come la Ex Lavanderia, con occupazioni solidali di luoghi come l’ex Manicomio Provinciale Santa Maria della Pietà. Ha insomma anche un coté radical (i suoi avversari dicono radical chic), mercatini biologici e gruppi d’acquisto equosolidali, che la rende spendibile a sinistra. E poi, d’altra parte, lavora nello studio degli avvocati che difesero Previti e restano a lui legati per il briciolo di memoria collettiva che resta. È come se si ripetesse l’eterna storia di dottor Jekyll e mister Hyde, stavolta il remake è l’ascesa di una giovane donna.

L’articolo ha avuto anche uno strascico oggi, con la lettera dell’ufficio comunicazione del M5S alla Camera e la risposta dello stesso Iacoboni:
studio sammarco jacoboni
E’ il caso di chiarire che l’allora difensore di Previti è Alessandro Sammarco e questo è il sito internet del suo studio. Lo studio Sammarco e Associati è invece questo, e attualmente – ma la pagina è stata modificata tra ieri ed oggi, come dimostra la copia cache – Alessandro non figura tra i consulenti. Fabrizio Rondolino oggi su L’Unità ha scritto:

E il mondo dei Sammarco è parte integrante della galassia Previti, cioè di quel sistema di relazioni, non sempre trasparenti e oggetto di più di un’inchiesta, fra magistrati, avvocati, imprenditori e politici che ruotava intorno all’ex parlamentare di Forza Italia e amico per la pelle di Silvio Berlusconi, e che nella Capitale ha raccolto una parte significativa dell’eredità andreottiana (ai tempi del divo Giulio il Tribunale di Roma era tristemente noto come “il porto delle nebbie”, perché tutte le inchieste scottanti finivano insabbiate).
Il padre di Pieremilio e Alessandro, Carlo Sammarco, è stato a lungo presidente della Corte d’Appello di Roma. Assiduo frequentatore, con Renato Squillante, di casa Previti, il giudice Sammarco passò alle cronache per due sentenze clamorose: quella sul caso Imi-Sir, quando la Corte d’Appello riconobbe le ragioni di Nino Rovelli, condannando l’Imi a pagare all’imprenditore più di 800 miliardi di lire, e quella che annullò il lodo Mondadori consegnando a Berlusconi la proprietà della Mondadori.

Questo invece è Matteo Orfini su Facebook:

Ricapitoliamo: una società privata (la Casaleggio associati) convoca e orienta una specie di talent per scegliere il candidato sindaco della capitale d’Italia. Si fa un breve video, lo si mette online e il pubblico sceglie. C’è qualche impresentabile, ma non è un problema, tanto anche quelli due voti li portano. Votano -ammesso che i numeri siano veri- quattro gatti e si decide che a vincere sia una collaboratrice dei difensori di Previti

Leggi sull’argomento: La bufala del dossier su Virginia Raggi