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L'indagine sul video dei due ragazzi che fanno sesso al liceo Virgilio

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Un video in cui due ragazzi fanno sesso all’interno del Liceo Virgilio, ripresi da una terza persona che poi avrebbe fatto girare il filmato su Whatsapp. Una tipica storia di questi anni che però è accaduta nella scuola dove da tempo va avanti una polemica tra studenti e preside. E mentre i rappresentanti d’istituto vogliono organizzare un’assemblea, chi lo ha visto sostiene che potrebbe trattarsi di un montaggio.

Il video dei due ragazzi che fanno sesso al liceo Virgilio

La procura dei minori di Roma intanto ha aperto un fascicolo, ancora senza reati, ma pensano di poter contestare la violazione della privacy o la divulgazione di materiale pedopornografico. Repubblica Roma ha riportato oggi le parole della preside:

La preside Carla Alfano, però, lo esclude: «Durante i giorni d’occupazione, periodo durante il quale sarebbe stato girato questo video, i ragazzi erano in balìa di se stessi: sicuramente è stato consumato del sesso nelle aule, abbiamo trovato tanti preservativi». Intanto, ieri mattina, oltre mille studenti hanno “sfilato” da Piramide al ministero dell’Istruzione per rivendicare il diritto a partecipare a progetti d’alternanza scuola-lavoro realmente formativi e per il diritto a studiare in scuole che non cadano a pezzi. E come segno di protesta una decina di loro si sono tirati giù i pantaloni: «La scuola è in rosso, le istituzioni ci hanno lasciato in mutande».

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Anche alcuni docenti che hanno visto il video parlano però di un possibile montaggio o di un falso. Ma la vicenda, che per ora ha più i contorni della leggenda metropolitana che quelli della vera storia, sembra andare ad inquadrarsi in un racconto criminale sugli studenti del liceo Virgilio che da qualche tempo va molto di moda nelle cronache romane dei giornali. La preside Alfano in un colloquio con il Corriere della Sera parla di un «clima mafioso e intimidatorio all’interno della scuola da parte di un gruppetto di studenti. Con i genitori che li spalleggiano».

La criminalizzazione degli studenti del Liceo Virgilio

Ora, che ci siano genitori disposti a spalleggiare i figli qualunque cosa facciano è una realtà che riguarda le scuole di tutta Italia e non è certo appannaggio solo del Virgilio. Definire tutto questo “mafioso” però pare un tantinello esagerato anche perché bisognerebbe che le istituzioni dessero il giusto peso e la giusta misura alle cose.
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«Il 2016 aveva illuso tutti. Dopo la batosta data dai carabinieri, la situazione si era tranquillizzata, ma è durata poco. Prof, segretarie e collaboratori mi dicono che qui è così da anni».
Il clima mafioso?
«Sì, le bombe dei giorni scorsi ne sono un esempio. Come scagliare il pallone con violenza contro altri studenti o fumare in faccia agli insegnanti. Significa: comandiamo noi, controlliamo il territorio».
A chi si riferisce?
«Al fantomatico Collettivo. Ragazzi con i quali il rapporto non è mai cominciato. E pensare che in assemblea, dopo il crollo del tetto, avevo cercato di stimolarli affinché il Virgilio diventasse una guida per gli altri licei nelle rivendicazioni sulla sicurezza».
E come è finita?
«Che non se n’è parlato più. C’è stata l’occupazione, un’iniziativa anormale, strumentalizzata. Una gazzarra: sesso, droga e alcol, altro che impegno politico. Questi qui non sanno nemmeno cosa sia. Sono una minoranza di soggetti che comanda su una maggioranza silenziosa, fin troppo silenziosa».

La preside del Virgilio insomma ha scoperto che durante le occupazioni girano “sesso, droga e alcool” e che i ragazzi addirittura fumano “in faccia” ai professori. Un po’ come succedeva, succede e succederà in tutte le scuole superiori d’Italia. Se questa è mafia, allora bisogna mandare la DIA in tutti gli istituti.  A mettere in discussione che il video davvero esista è il presidente uscente del comitato genitori Marco Luzzatto. “Io vedo un accanimento mediatico contro questa scuola di 1.300 ragazzi, che vengono da diverse estrazioni sociali e culturali e che sono stati capaci di costruire un’uguaglianza nella diversità – dice -. Si parla di qualche petardo ma non dell’edilizia scolastica fatiscente e della mancanza del ‘luogo sicuro nel piano della sicurezza’ all’esterno della scuola”. Anche per alcuni professori c’è una campagna “denigratoria” da cinque anni a questa parte ispirata dalla presunta presenza di “figli di papa’”, quando invece, sostengono molti docenti, “la maggior parte di loro proviene dalla piccola e media borghesia, come accade nel resto delle scuole di Roma”.