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Victor Orban e il muro dell'Ungheria contro i migranti

Il ministro della Difesa ungherese Csaba Hende è stato costretto alle dimissioni per non aver finito il muro anti-migranti al confine con la Serbia. Le dimissioni sono giunte dopo la relazione al gabinetto di sicurezza sullo stato dell’opera non ritenuto sufficiente dal premier Viktor Orban che lo ha rimpiazzato con Istvan Simicsko, finora responsabile per lo sport. L’esercito ungherese aveva iniziato nel luglio scorso la costruzione del muro al confine con la Serbia per impedire l’ingresso di immigrati clandestini. L’annuncio dell’avvio dei lavori era stato dato proprio dal ministro della Difesa, il quale nei giorni dell’annuncio aveva spiegato che nei lavori, che sono partiti simultaneamente in una dozzina di località, erano impegnati circa 900 militari, e che la costruzione doveva essere completata per il 30 novembre.

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Il muro tra l’Ungheria e la Serbia che il governo di Budapest vuole costruire

IL MURO DELL’UNGHERIA CONTRO I MIGRANTI
Il “muro anti-immigrati” (le cui parti sono costruite dai detenuti delle patrie galere) correrà per tutti i 175 chilometri della frontiera ungaro-serba: secondo il ministro dell’Interno Sándor Pintér, degli 81.333 immigrati entrati clandestinamente nel Paese dall’inizio dell’anno, circa 80mila sono risciti farlo attraverso la frontiera con la Serbia. Pintér ha sottolineato che il muro è una “costruzione temporanea”, che sarà demolita se e quando la pressione migratoria sul Paese si sarà attenuata. In ogni caso, ha sottolineato il ministro, l’ingresso nel Paese sarà consentito attraverso i punti di accesso, per cui i migranti che hanno diritto all’asilo lo otterranno. il premier ungherese Viktor Orban intervistato dalla tv austriaca Ort è tornato a chiedere di chiudere le frontiere: “L’Europa deve chiudere le frontiere o rischia l’arrivo di milioni di migranti. L’Austria e la Germania dicano chiaramente che interromperanno l’accoglienza: per entrare nella Ue serve un permesso”. “Il problema dei migranti comunque non è nostro – ha sottolineato il premier ungherese – perché chi arriva da noi mira agli alti livelli economici e sociali della Germania”. Il tema dell’arrivo dei profughi divide il Paese: sia a Budapest che nei campi di accoglienza decine di volontari e diverse organizzazioni aiutano i profughi per il primo soccorso e per indirizzarli sulle rotte verso l’Austria e la Germania. E da ieri i migranti che arrivano nelle stazioni di confine vengono ammessi sui treni diretti verso Vienna e Monaco anche senza biglietto. L’Ungheria non ha intenzione di sparare sui migranti che tentano di attraversare il recinto di filo spinato in corso di installazione alla sua frontiera meridionale e discuterà di un sistema di quote per l’accoglienza dei rifugiati solo quando la frontiera sarà sigillata, ha dichiarato Orban. Orban ha ribadito la sua posizione secondo cui i migranti che arrivano in massa nel Paese provenienti dall’Africa, dal Medio Oriente o dall’Asia fuggono dalla miseria e non sono autentici rifugiati che richiedono asilo. – “Chi vuole o tenta di superare la barriera deve essere arrestato o perseguito”, ha aggiunto, “L’utilizzo delle armi non sarà necessario”. Sulla questione di fissare le quote di accoglienza dei migranti Paese per Paese, come auspicato da Germania e Austria, Orban ha risposto che serve prima mettere in sicurezza le frontiere. “Parlare di quote non ha alcun senso se la frontiera esterna dell’Europa non è bloccata. Quando avremo chiuso la frontiera esterna e fermato l’immigrazione illegale, potremo allora affrontare le soluzioni”, ha dichiarato il primo ministro ungherese.
LE GENIALI SOLUZIONI DI ORBAN
“Tutti staremmo meglio” se mandassero i loro soldi a quei paesi dai quali i migranti provengono, ha premesso il capo del governo di Budapest. “Se non venissero qui, il costo sarebbe inferiore”, ha continuato. Orban ha sostenuto che la gran parte dell’opinione pubblica la pensa come lui, mentre è l’élite politica che ha un’altra opinione e questo è una “contraddizione interna” con la quale un sistema democratico non può sopravvivere nel lungo termine. Il governo ungherese è contraria alla politiche delle quote obbligatorie. Secondo Orban, una discussione “equa” sul tema delle quote sarebbe possibile solo dopo che i confini esterni saranno controllati nella maniera più opportuna, cosa che oggi non accade. Orban ha ribadito che l’Ungheria ha diritto di non vedere modificata la sua composizione etnica e culturale, pur sostenendo di non essere “anti-islamico” e di non volere che la posizione di Budapest danneggi le relazioni con i paesi islamici. Intanto centinaia di migranti, stanchi di aspettare gli autobus, hanno sfondato le linee della polizia ungherese nei pressi del confine serbo e si sono messi in marcia a piedi sulla principale autostrada verso Budapest.