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Il veto dell'Italia al bilancio UE

Aveva cominciato con le foto senza la bandiera dell’Unione Europea alle spalle. Ha continuato annunciando a Che tempo che fa che “porremo il veto al bilancio europeo se i nostri soldi saranno usati per costruire muri in Ungheria“. Poi forse ha guardato i sondaggi che dicevano che il Renzi contro l’UE riscuote consensi addirittura bipartizan. E allora il sottosegretario agli Affari europei Sandro Gozi ha riferito oggi a Bruxelles, al suo arrivo al Consiglio Affari generali, di avere posto la riserva dell’Italia alla revisione del quadro finanziario pluriennale dell’Ue. Un segnale chiaro del fatto che il premier Matteo Renzi fa sul serio, quando minaccia il veto al bilancio comunitario? Oppure il problema è che mancano meno di venti giorni al voto per il referendum sulle riforme e il no nei sondaggi è in vantaggio?

Il veto dell’Italia al bilancio UE

I negoziati fra i Ventotto, cominciati da poco, riguardano una proposta di revisione di medio termine del quadro finanziario pluriennale 2014-2020, su cui la presidenza di turno slovacca sta cercando di ottenere l’approvazione del Consiglio Ue. Il quadro finanziario pluriennale, al contrario del bilancio annuale, può essere approvato solo all’unanimità, e quindi ogni Stato membro ha un diritto di veto. E quindi per ora, più che un veto vero e proprio, quello italiano è un preannuncio di veto. Ma chissà se è l’unico. “L’Italia si oppone alla revisione del bilancio pluriennale. Il veto – ha spiegato Gozi – si pone quando c’è una votazione formale, che oggi non è prevista, quindi il termine è ‘riserva’, e noi abbiamo posto la nostra riserva”. Il sottosegretario ha aggiunto che “siamo stati l’unico paese a farlo, bloccando di fatti la visione di medio periodo” che era stata proposta. L’Europa, ha ricordato il sottosegretario per esporre le ragioni dell’Italia, “in questi mesi ha parlato di sicurezza e di immigrazione, di fare di più contro la disoccupazione giovanile e di diventare meno tecnocratica, di essere capace di rispondere meglio alle esigenze dei cittadini”. Il quadro finanziario pluriennale dell’Unione Europea serve a stabilire i limiti dei bilanci generali annuali dell’Unione europea e a determinare gli importi complessivi e gli importi relativi a vari settori di attività che l’UE potrebbe utilizzare in ogni esercizio quando assume obblighi giuridicamente vincolanti in un periodo non inferiore a cinque anni. i capi di governo europei hanno adottato il quadro il 2 dicembre 2013. Il regolamento consente all’Unione Europea di spendere fino a 959,99 miliardi di euro in impegni di spesa e fino a 908,40 miliardi di euro in pagamenti durante il periodo 2014-2020.

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Il veto dell’Italia al bilancio UE: il quadro finanziario pluriennale (fonte)

C’è da ricordare che secondo le regole europee «Al più tardi entro il 2016 si procederà a una revisione del QFP. Ciò permetterà al Consiglio, al Parlamento europeo e alla Commissione europea di riesaminare le priorità per i restanti anni del quadro finanziario 2014-2020». Per il prossimo QFP, invece, la Commissione dovrà presentare una proposta entro il primo gennaio 2018 e studiare come allinearla ai cicli politici delle istituzioni. È quindi sbagliato, oltre che illogico, quello che sostiene il capogruppo di Forza Italia alla Camera dei Deputati Renato Brunetta: «Il potere di veto si ha solo sul bilancio pluriennale, di cui però non si parlerà prima della scadenza di quello attualmente in vigore, vale a dire nel 2020. Dunque non sembra essere questo il punto. Ma Renzi non crediamo si riferisca neanche ai bilanci annuali all’interno del quadro pluriennale, perché si votano a maggioranza semplice, quindi il voto contrario dell’Italia non ne bloccherebbe l’approvazione. Quella del governo appare, come abbiamo già avuto modo di sottolineare in questi giorni, una minaccia disinformata e spuntata». È evidente che stiamo parlando della revisione già programmata nel 2016, quindi l’Italia mantiene il suo potere di veto.
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La ripartizione del budget del quadro finanziario pluriennale (fonte)

Ma davvero l’Italia blocca il bilancio UE?

Ma forse non è sbagliato quello che sospetta Brunetta, ovvero che questa sia una minaccia spuntata. Subito dopo la diffusione della notizia, tanto per essere chiari, è stato lo stesso Matteo Renzi a spiegare: «Abbiamo posto il veto con il sottosegretario Gozi a Bruxelles che voleva lasciare i siciliani a farsi carico dell’immigrazione, di salvare migliaia di vite di farsi carico delle soluzioni e della complessità della vicenda. E poi riempiono di soldi i Paesi europei che non accettano non soltanto un accordo che loro hanno firmato, ma con i nostri soldi alzano i muri».
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E ancora: «Noi non siamo contro l’Europa, siamo per l’Europa, non siamo più – ha aggiunto Renzi – il problema, ma piuttosto i sostenitori di una tesi alternativa a questa Europa. Siamo per una Unione che metta al centro i valori e gli ideali, la passione, l’innovazione, la ricerca. Che parli un pochino più di biotech e nanotecnologie e un pochino meno di ‘zero virgola’ e di regole burocratiche. Che quando si trova di fronte al problema dell’immigrazione abbia uno sguardo carico della complessità del tempo che stiamo vivendo. E non sia superficiale ed egoista». «Noi non siamo quelli che lasciano una parte del continente, segnatamente la parte del popolo siciliano – ha proseguito – ad accollarsi i problemi dell’immigrazione, a salvare migliaia di vite e a trovare soluzioni che impattano nella quotidianità delle comunità. Non intendiamo più assumere la funzione di riempire di soldi i Paesi europei che non solo non accettano gli accordi che loro stessi hanno firmato, ma che con i nostri soldi tirano su i muri». L’impressione è che non sia esattamente la revisione del quadro finanziario pluriennale la sede giusta per rifondare un’Europa più giusta, come gli obiettivi e i programmi piuttosto ambiziosi del premier in formato campagna elettorale sembrano adombrare.

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Il sondaggio su Renzi e l’Europa (Corriere della Sera, 15 novembre 2016)

Sembra più che altro che sia la campagna elettorale a guidare le mosse di Renzi. Poi, a seconda del risultato del referendum, cadrà il veto. Oppure cadrà il presidente del Consiglio.