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Il vescovo di Pavia agli studenti: «Gli omosessuali non sono felici»

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Il vescovo di Pavia, Corrado Sanguineti, è stato invitato il 7 marzo scorso a parlare in una scuola pubblica, l’IPSIA “Cremona” di Pavia. L’incontro faceva parte del ciclo di conferenze “L’Ipsia incontra le istituzioni” organizzato dalla scuola e dalle studentesse del corso di moda all’interno del progetto Legalità che presumibilmente aveva come obiettivo quello di far conoscere agli studenti tutti quei cittadini italiani – che in quanto tali sono soggetti alla medesima legge – che hanno un ruolo pubblico nella società.

Una scuola laica che accoglie tutti, anche gli omofobi

Il circolo Arcigay “Coming-Aut” di Pavia denuncia come durane l’incontro il vescovo Sanguineti abbia proposto agli studenti presenti “riflessioni e dichiarazioni di stampo gravemente omofobo. L’Arcigay ha pubblicato sulla propria pagina Facebook alcuni estratti audio della conferenza dove Sanguineti ha dichiarato che «La tendenza omosessuale è qualcosa di disordinato rispetto all’ordine della natura». Niente di nuovo per la verità, sono le solite cose che spesso dicono gli esponenti della Chiesa Cattolica, ad essere grave è che queste parole siano state pronunciate davanti ad un centinaio di adolescenti all’interno di una scuola pubblica.

Il vescovo ha detto chiaramente agli studenti che se una persona è omosessuale “non sarà mai felice”. Dal punto di vista della dottrina della Chiesa essere omosessuali, precisa monsignor Sanguineti, non è un peccato ma è certamente qualcosa di disordinato rispetto all’ordine naturale delle cose. Insomma è sbagliato. Ci sono anche degli omosessuali cristiani, continua il vescovo, che si trovano (non è chiaro a questo punto in base a quale percorso) in questa condizione ma “non la vogliono” e hanno deciso di “non assecondare questo orientamento” vivendolo invece come un’amicizia, un affetto. Ma cosa può fare un sacerdote per aiutare una persona omosessuale e cristiana? Sebbene il desiderio del vescovo sia “cerca di darti un altro orientamento” non la lascerà sola, cercherà di aiutarla. Sempre ricordando a tutti gli omosessuali che non saranno mai felici. Perché per il vescovo non dobbiamo “violentare la realtà, perché se la violenti, crei sofferenza”. Ovvero se si racconta ad un omosessuale che potrà essere felice vivendo il suo orientamento cosa succederà quando scoprirà che le cose non stanno così?

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Si potrà obiettare che in fondo per un cattolico è fatto obbligo di seguire gli insegnamenti della Chiesa, ed è vero. Ma il vescovo sembra voler uscire dall’ambito religioso e dispensare “consigli” anche anche ai non cristiani, dicendo che pure gli omosessuali non cattolici non sono felici. In un ultimo passaggio, dove l’audio è poco chiaro, il vescovo di Pavia sembra suggerire che le tutele nei confronti degli omosessuali non siano giuste ma che in fondo prendano atto di un fenomeno che c’è nel nostro tempo.

La reazione dell’Arcigay di Pavia

Barbara Bassani, presidente di Arcigay Pavia “Coming-Aut” ha dichiarato:

Parole come pietre scagliate contro adolescenti da parte del massimo rappresentante della chiesa pavese. Il vescovo Sanguineti ha superato il limite della decenza. Non soltanto è entrato dentro una scuola pubblica per scagliare odio contro una minoranza, la minoranza LGBTI, ma l’ha fatto senza alcun contraddittorio, senza che ci fosse qualcuno che potesse proporre un altro messaggio, un messaggio di inclusione, di autodeterminazione, di amore. Come si può parlare davanti a cento adolescenti, senza aver cura del fatto che tra quei giovani ci possano essere persone LGBTI, ragazzi e ragazze che stanno vivendo anni cruciali, complessi, spesso dolorosi, per l’accettazione del proprio orientamento e l’amore per se stessi e per ciò che sono? A nome di Arcigay Pavia, voglio esprimere solidarietà ai ragazzi e alle ragazze dell’IPSIA “Cremona”, costretti (si trattava di un’attività obbligatoria durante l’orario scolastico) a sentire parole d’odio. A quei ragazzi voglio dire che la nostra società sa essere inclusiva, aperta, plurale, sa dare spazio a ciascuno e sa accogliere tutti, senza imporre su nessuno un giudizio dall’alto. Siamo pronti a incontrare gli studenti per spiegare loro che l’omosessualità non è contro natura, non è un disordine ma è un orientamento umano al pari degli altri, e non, come dice il vescovo, una tendenza da correggere. Colgo l’occasione per invitare le studentesse e gli studenti dell’IPSIA e di tutte le scuole di Pavia e provincia al Pavia Pride del prossimo 9 giugno: nella nostra piazza non parlerà una sola persona, ce ne saranno tante, ciascuna con la propria storia; nella nostra piazza non sentirete mai chiamare dei bambini “figli dell’eterologa” come ha fatto il vescovo dentro una scuola; per noi ogni bambino, tutti i ragazzi e le ragazze, tutti gli uomini e le donne, gay, etero, trans, bisessuali, intersessuali, hanno la stessa dignità, non possono essere utilizzati in modo strumentale.

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Fonte

Non sarebbe infatti la prima delle uscite omofobe di monsignor Sanguineti. Lo scorso autunno aveva chiesto al Sindaco di Pavia di negare la concessione di piazza del Carmine, davanti alla Basilica di Santa Maria del Carmine ai volontari dell’Arcigay che proponevano la lettura di fiabe nell’ambito della manifestazione per famiglie e bambini “Giocanda”. Il vescovo disse: «Mi dispiace che il Comune dia il suo sostegno concedendo l’uso della piazza e garantendo anche un patrocinio oneroso». Sempre secondo il vescovo era sbagliata la scelta di concedere ai volontari di Arcigay di leggere le Fiabe Arcobaleno perché «il processo di identificazione sessuale si sviluppa nei primi anni di vita e si realizza in una giusta interazione tra la natura, anche nel suo aspetto corporeo e fisiologico, la cultura e l’ambiente. Dissociare il gender, il genere sentito, dal sex ovvero il sesso biologico è un percorso che si propone di creare sin dall’età infantile indeterminatezza e confusione sull’identità maschile e femminile». Anche il parroco del Carmine fece sapere di disapprovare la decisione di concedere la piazza «per favole che parlano di gender».

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Il comunicato del sindaco di Pavia Massimo Depaoli Fonte

«In quell’occasione – precisa Barbara Bassani – avevamo chiesto al vescovo un incontro, per confrontarci sui rischi di certe prese di posizione ma non abbiamo mai ottenuto risposta». Durante il Pride del 2017 secondo Barbara Bassani il vescovo andò a benedire un gruppo di fedeli che proponevano una preghiera di riparazione per la città di Pavia, “sporcata” dal Pride. All’epoca però il vescovo di Pavia (come già quello di Reggio Emilia dove si tenne un’analoga processione) dichiarò di prendere le distanze dall’evento “riparatorio”. Secondo l’Arcigay di Pavia dal giorno del suo insediamento il vescovo Sanguineti « si è invece adoperato in molte occasioni per proporre cure per gli omosessuali, ha chiarito che le persone LGBTI sono disordinate, devono essere corrette».

Foto copertina via YouTube