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La mamma che porta il papà no-vax in tribunale

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La storia la racconta oggi La Stampa ed è sintomatica di una situazione disperata ma non seria anche nelle famiglie italiane. Specialmente in quelle in cui si incontrano la scienza e la superstizione. Una madre è stata infatti costretta a ricorrere al giudice per superare l’opposizione alle vaccinazioni della figlia da parte del padre:

«Ho la sventura di avere il papà fervente attivista No vax. Non vuole assolutamente vaccinare la nostra bambina, io invece vorrei», scrive Claudia. Che racconta di «mesi e mesi di tentativi e discussioni, seguiti da molti litigi». Ancora due giorni fa, la giovane mamma è andata alla Asl dove i medici hanno allargato le braccia, perché senza il consenso informato dell’altro genitore non possono somministrare vaccini che pure sono obbligatori per legge. «Nonostante mi fossi rivolta a pediatra, assistenti sociali, consultorio, Asl e carabinieri nessuno mi ha aiutato e il papà di R. ha nuovamente rinviato l’appuntamento», scrive nella mail.
«L’assistente sociale mi ha semplicemente detto che devo convincere il papà». Insomma, una situazione «di totale abbandono», come scrive Claudia, che però non arretra: «Mia figlia deve poter frequentare l’asilo». E così, dopo tanto girovagare a vuoto, ha chiesto il da farsi all’associazione Luca Coscioni, che le ha offerto assistenza legale gratuita. «Il problema è reale perché la signora non può far vaccinare la bambina contro la volontà dell’altro genitore, poiché dovrebbe firmare un modulo di consenso informato e dichiarare che anche il papà è d’accordo. In questo caso un falso passibile di denuncia», spiega l’avvocato Filomena Gallo, che dell’associazione è presidente.

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Alla fine l’associazione Coscioni fornirà assistenza legale gratuita alla donna:

Allora come se ne esce? «L’unica soluzione è quella di rivolgersi al Tribunale dei minori, perché entrambi i genitori esercitano la patria potestà, ma in assenza del consenso di uno dei due è il giudice che autorizza», afferma Gallo. Che non ha dubbi: «Nell’arco di un mese il magistrato autorizzerà la vaccinazione, perché qui parliamo della salute del bambino e degli altri piccoli, con i quali entra in contatto, ma che non possono immunizzarsi per motivi di salute. Quindi si esce dalla sfera dei diritti personali e si entra in quella dei diritti di terzi».
Chi si trovasse nella stessa situazione di Claudia non deve quindi esitare a rivolgersi al Tribunale dei minori, è l’appello dell’avvocato Gallo. Che la vera soluzione al problema però la vede nella promozione di campagne informative di massa, «che facciano capire come tante malattie mortali siano state sconfitte grazie ai vaccini, ma che ora rischiano di tornare a far paura se non garantiremo al più presto livelli di copertura vaccinale capaci di proteggere l’intera popolazione».