Cultura e scienze

L'Unità non va più in edicola

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Nel giorno in cui Matteo Renzi viene incoronato come nuovo segretario del suo Partito, l’Unità non è in edicola. Lo stampatore ha risolto il contratto con l’editore del giornale fondato da Antonio Gramsci e affondato definitivamente in questi mesi. Questo il comunicato del Comitato di Redazione del quotidiano:

Da domani l’Unità non sarà in edicola. Abbiamo appreso con sgomento che l’edizione di domenica 7 maggio, regolarmente confezionata e chiusa dalla redazione, non sarà stampata perché lo stampatore, che da mesi vanta crediti con l’Unità Srl e ha più volte e invano sollecitato il pagamento, ha deciso di non pubblicare più il quotidiano. È un fatto gravissimo, conseguenza del modo in cui la proprietà sta gestendo la società editrice de l’Unità. Soltanto pochi giorni fa l’amministratore delegato Guido Stefanelli ha comunicato al comitato di redazione che pagherà gli stipendi dei lavoratori soltanto se il sindacato convincerà gli ex colleghi che hanno vinto delle cause di lavoro a ritirare i pignoramenti sul conto corrente aziendale.
Un ricatto inaccettabile. Come inaccettabile è il fatto che l’amministratore delegato non abbia comunicato al Cdr, come avrebbe dovuto, la sospensione delle pubblicazioni. Sia chiaro che di quanto sta avvenendo la responsabilità sta tutta in capo all’azienda e non già a chi, legittimamente, reclama il rispetto dei propri diritti e il pagamento dei propri servizi. Anche di questa nuova e gravissima offesa a l’Unità, alla sua redazione, alla sua storia e ai suoi lettori, i responsabili saranno chiamati a risponderne nelle sedi opportune.

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Nella nuova veste in questi anni l’Unità ha visto arrivare al timone Erasmo D’Angelis, protagonista di incredibili polemiche sul giornalismo 2.0; poi è toccato a Sergio Staino, che ha dato le dimissioni dopo una striscia polemica con l’editore e un litigio con la redazione; infine era arrivato Marco Bucciantini, che però, non avendo accettato il taglio di 20 giornalisti su 28, non è nelle grazie della proprietà. Questo il comunicato del direttore e della redazione:

Abbiamo consegnato questo giornale allo stampatore, come tutte le sere. Ma l’Unità molto probabilmente non sarà in edicola perché gli editori di Unità Srl non hanno rispettato gli impegni economici con chi deve stampare il quotidiano. I passi legali sono stati fatti e comunicati, gli editori hanno consapevolmente deciso di sottrarsi alle richieste. Questo è il risultato.
Non avendo avuto comunicazioni ufficiali sulla sospensione delle pubblicazioni, la redazione ha ovviamente lavorato, confezionando il giornale. Per difendere il prodotto e il lavoro, anche da chi mortifica l’uno e l’altro di disinteresse. Resterà di questo giornale una traccia digitale, su un sito che tra l’altro fa riferimento ad un’altra società: capite da questi paradossi il marasma che ci governa e ci tormenta.
Mai era successa una cosa simile. Sono molti i lavoratori offesi da questo andazzo. Non solo noi che abbiamo da pochi giorni ricevuto una busta paga con il 5% delle spettanze, una cosa che ricorda rapporti di lavoro ottocenteschi. Lo sono anche i lavoratori che contavano su contratti liberamente firmati, ma arbitrariamente disonorati.
Mai pensavamo di vivere questi giorni. Mai è successa una cosa così penosa nella lunga e a volte travagliata storia di questa testata. Sono primati che infondono un senso di vergogna che lasciamo a chi questa situazione l’ha provocata.
Questa la composizione societaria dell’Unità Srl: l’80% è del Gruppo Piesse (Massimo Pessina-Guido Stefanelli), il 20% è di Eyu, la fondazione che fa capo al Partito Democratico.

Leggi sull’argomento: L’inchiesta di Report su Renzi, l’Eni, l’Unità e gli appalti di Pessina in Kazakhstan

EDIT: Un comunicato di Piesse precisa:

Oggi il quotidiano l’Unità è regolarmente nelle edicole italiane. Spiace pertanto dover essere costretti a smentire la imprudente nota serale di ieri sera del Cdr e della Direzione e redazione del giornale che annunciava la fine delle pubblicazioni. Invitiamo nuovamente il Cdr e il corpo redazione ad abbassare i toni del confronto in atto per la ristrutturazione, ed a maggior prudenza nelle proprie esternazioni, che rischiano, come in questo caso, di creare ingiustificati allarmismi e grave danno economico e di immagine al giornale.