Cultura e scienze

Un giorno in pretura e il caso Ciontoli

roberta petrelluzzi un giorno in pretura

Roberta Petrelluzzi ieri ha dedicato la prima puntata di Un Giorno in Pretura al caso Ciontoli. In particolare, la conduttrice ieri ha spiegato che il clamore intorno alla sentenza d’appello, che ha derubricato a colposo l’omicidio: Antonio Ciontoli, padre della fidanzata di Marco, maresciallo della Marina, ha visto quindi la sua pena ridotta da quattordici a cinque anni dalla Corte d’Assise d’appello di Roma. “Noi crediamo che solo le vittime, spinte dalla propria disperazione, hanno il diritto alla protesta, anche a quella più rumorosa. Perché troppo clamore spinge tutti a radicalizzare il proprio convincimento e non contribuisce a fare giustizia”, dice la conduttrice.

L’opinione comune ritiene infatti che cinque anni per la morte di un ragazzo di vent’anni siano troppo pochi. E lo sarebbero se si trattasse di omicidio volontario ma Ciontoli è stato giudicato per un reato leggermente diverso: quello di omicidio colposo. Per questo reato la pena massima prevista sono cinque anni di reclusione, quindi a Ciontoli è stato applicato il massimo della pena. Per lo stesso reato sono stati condannati a tre anni di carcere anche la moglie e i due figli di Ciontoli, che erano in casa la sera in cui è morto Marco Vannini. La disperazione della madre di Marco è assolutamente comprensibile, ma c’è anche da chiedersi come mai nessuno l’avesse preparata a questa eventualità: se Ciontoli è andato a processo per omicidio colposo l’esito, in caso di sentenza di colpevolezza, era piuttosto scontato.

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È comprensibile che alla madre di Marco Vannini tutto questo suoni come una beffa e un’ingiustizia, ma questo però non significa che Ciontoli l’abbia in qualche modo fatta franca grazie ad aiuti dall’altro. Visto che i processi si fanno nelle aule dei tribunali e non nelle piazze o sui giornali non staremo qui ad analizzare gli atti del processo ma tenteremo di spiegare perché la decisione del giudice sia ineccepibile dal punto di vista giuridico lasciando da parte giudizi sulla “sensatezza” dal punto di vista morale o ad eventuali elementi fattuali che la possano smentire. Lo deciderà la eventualmente la Cassazione.

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