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Uber sfida la Germania

Uber sfida la Germania. L’azienda di San Francisco che pubblica l’app che permette il collegamento tra autisti e passeggeri e quindi il servizio di trasporto privato simile a quello dei taxi è stata messa fuorilegge da un tribunale di Francoforte, che ha vietato l’uso di un suo servizio, il popolare UberPop, che permette ai privati di mettere a disposizione la propria auto per trasportare utenti in città. Ma l’azienda, che ha un valore stimato di 18 miliardi di dollari, ha fatto sapere di non aver alcuna intenzione di piegarsi.
UBER SFIDA LA GERMANIA

Per giustificare la sua decisione il tribunale di Francoforte ha ricordato che i lavoratori di UberPOP non hanno la licenza e l’assicurazione per trasportare passeggeri. Il gruppo di San Francisco continuerà a fornire il suo servizio di taxi neri e ha detto che farà appello contro la decisione. La sentenza è una delle tante restrizioni legali che Uber sta affrontando in diversi Paesi del mondo. Ad aprile un tribunale di Bruxelles aveva stabilito una multa di 10MILA euro ogni corsa accettata (nonostante il divieto) per gli autisti non professionisti della startup. Uber opera in oltre 100 città di 45 paesi nel mondo. Ma l’azienda non ci sta: «Non è una buona idea ridurre le possibilità di scelta del pubblico – afferma il comunicato di Uber – riteniamo che innovazione e competitività facciano bene a tutti. Sono un vantaggio per i conducenti e i passeggeri. Non si può frenare il progresso». La società, che parla di decisione “ingiusta” del tribunale, ha dichiarato che farà ricorso ad ogni mezzo legale per contrastarla. Chi violerà l’ordinanza rischierà multe di 250mila euro o l’arresto. Per motivi di sicurezza Uber era già stata vietata a Berlino.
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GLI ARGOMENTI CONTRO UBER
Secondo i taxisti tedeschi Uber opera nell’illegalità perché non fornisce né sicurezza né affidabilità. «Nessun passeggero può controllare l’autista, la società e il veicolo», ha detto Dieter Schlenker, presidente di una delle maggiori cooperative tedesche di taxi. Il che è vero, così come è vero che nessuno garantisce che il taxi chiamato attraverso il numero verde non sia guidato da uno psicopatico pronto a lanciare l’auto con il passeggero dentro sotto un cavalcavia. Tuttavia, questo non ferma l’utilizzo del taxi. Il problema è, come sempre, il prezzo: quello di Uber, grazie anche al fatto che aggira la burocrazia, è minore.
OLTRE UBER
Intanto alcuni ricercatori italiani al MIT (Massachussets institute of technology) di Boston e del CNR (Centro nazionale ricerche) hanno infatti sviluppato un algoritmo per il ‘taxi-sharing’ che consente di snellire il traffico delle città, accorciando del 30% il tempo di percorrenza, oltre che ridurre le emissioni inquinanti e le tariffe delle corse. Lo dimostra la sua applicazione sui dati GPS di oltre 150 milioni di corse di taxi nella Grande Mela, come spiega lo studio pubblicato sulla rivista Pnas (Proceedings of the national academy of sciences). Se i passeggeri fossero disposti a tollerare non oltre 5 minuti di ritardo a corsa, quasi il 95% dei viaggi in taxi potrebbe essere condiviso. Con una ‘combinazione ottimale’ di corse si potrebbe ridurre il tempo totale di viaggio del 40%, e una corrispondente quantita’ di emissioni di anidride carbonica e costi operativi.