Attualità

Tutti i soldi di Buzzi al PD e a Marino

Cinquemila euro alla fondazione di Renzi e quindicimila al Partito Democratico, per un totale di ventimila euro. A tanto ammontano i soldi dati da Salvatore Buzzi negli ultimi tempi come finanziamento pubblico al PD e regolarmente registrati, oltre ai trentamila spesi per la campagna elettorale del sindaco Ignazio Marino. Così il ras delle cooperative associato a delinquere con Massimo Carminati, secondo le accuse di Mafia Capitale, creava consenso attorno alle sue attività.
 
TUTTI I SOLDI DI BUZZI AL PD E A MARINO
Spiega oggi Davide Vecchi sul Fatto riepilogando quanto contenuto nell’ordinanza e nelle informative dei ROS sul tema:

DALLE CARTE dell’inchiesta Mafia Capitale 2 emerge una nuova verità sulla presenza di Buzzi alla serata di raccolta fondi del Partito democrati coorganizzata dal segretario Matteo Renzi la sera del 7 novembre 2014 al Salone delle Tre Fontane di Roma: il ras della cooperativa 29 Giugno non ha versato solamente 10 mila euro come era emerso lo scorso dicembre dalla prima ondata di arresti nella Capitale. Non solo: oltre ai soldi al Pd spunta un nuovo versamento da 5 mila euro effettuato alle casse della Fondazione Open, la cassaforte personale del premier guidata dal fidato Marco Carrai e dall’avvocato Alberto Bianchi nonché dal ministro delle Riforme e rapporti con il parlamento Maria Elena Boschi e da Luca Lotti, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega all’editoria e segretario del comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe).
Nel pomeriggio del 6 novembre Guarany telefona a Buzzi dicendogli di chiedere i dettagli della serata a Lionello Cosentino,ultimo segretario del Pd di Roma, commissariato da Matteo Orfini lo scorso dicembre. “Orario della cena e come ci sediamo?”. Buzzi esegue e comunica anche i nomi dei presenti: “Io, Guarany, Nanni (l’allora direttore generale di Ama, la municipalizzata romana per l’ambiente, Giovanni Fiscon, ndr)”. Tutti e tre ora sono in carcere ma quella serata andò benissimo tanto che i tre continuarono a parlarne nei giorni successivi. La mattina dell’8 novembre alle ore 11.14 Buzzi svela a Fiscon di aver fatto due versamenti diversi per poter partecipare alla cena: 15 mila euro al partito e 5 mila a Renzi per la Leopolda.

Il quotidiano di Travaglio spiega anche che i versamenti non erano stati resi pubblici dal PD prima dello scoppio dell’inchiesta:

Oltre ai riscontri bancari dei versamenti gli inquirenti riportano il messaggio inviato a Buzzi il pomeriggio prima della cena dall’onorevole Micaela Campana con gli estremi per il pagamento al Partito democratico: “c/c intestato a Partito democratico presso: Banca Intesa San Paolo Spa Iban IT 47T0306903390680300093335 Causale: Erogazione liberale”. Messaggio che poi Buzzi gira al commercialista Paolo Di Ninno. Una volta ricevuto il messaggio del buon esito dell’operazione il patron delle coop dava “conferma del bonifico appena effettuato” alla stessa Campana. Quando nel dicembre 2014 dalle carte dell’inchiesta Mafia Capitale emerse che Buzzi aveva versato 10 mila euro al Pd, i tesoriere del partito Francesco Bonifazi si era impegnato a rendere trasparenti i versamenti ricevuti alle due cene di raccolta fondi organizzate a Milano e Roma.
Dopo una settimana di insistenze da parte della stampa e di richieste di informazioni, Bonifazi comunicò che la sera del 7 novembre con l’evento nella Capitale il Pd aveva registrato 840 adesioni,441 bonifici per un incasso complessivo di 770.300 euro per poi fare marcia indietro sull’annunciato elenco dei benefattori: “Ferma restando l’intenzione del partito di dare massima trasparenza alla cena di finanziamento esistono ostacoli oggettivi legati alla normativa sulla privacy esulla divulgazione dei dati”.Ora, a distanza di sei mesi e con altri 44 arresti che hanno coinvolto l’intero Pd capitolino e fatto emergere persino una richiesta di soldi diretta a Buzzi per pagare gli stipendi del partito da parte del tesoriere cittadino, Carlo Cotticelli,la necessità di trasparenza appare ancora maggiore.

Il giornalista di Libero Franco Bechis ha pubblicato su Twitter questi tre documenti che comprovano la registrazione dei fondi di Buzzi a Ignazio Marino:


LA SVENTURATA SEGRETARIA RISPOSE
Repubblica invece racconta oggi dei contatti di Buzzi con la segretaria del sindaco di Roma. Tutto parte dall’offerta della Leroy Merlin di aprire una rivendita in una zona che necessita di riqualificazione, che l’azienda chiede di effettuare al Comune. Si stanziano circa dieci milioni di euro e su quelli mette gli occhi Buzzi: «10 milioni, hai capito? – dice a uno dei suoi soci, Sandro Coltellacci – 10 milioni sul sociale. Sui nomadi, o sugli immigrati, o sugli asili nido o su quel cazzo che vuoi tu. Sono disposti a fare un’Associazione temporanea di imprese. Leroy Merlin, costruttori e noi, che gestiremmo la quota dei 10 milioni». Buzzi prepara dunque un “progetto” che consegnaa l segretario del Pd romano Lionello Cosentino, durante un incontro il 13 settembre. «Chi è l’assessore che si deve muovere per primo?», chiede Cosentino. «Dovrebbe essere Masini (Paolo, con delega alle periferie- ndr) insieme alla Cutini (Rita, Politiche sociali-ndr)», spiega Buzzi. Cosentino: «Interesso Marino. Gli do uninput e ti faccio sapere».

Il 22 settembre, alle 12.48, squilla il cellulare di Buzzi. Lo cerca Silvia Decina, capo della segreteria di Ignazio Marino. I due si danno del “tu”. Decina: «Ciao Salvatore, sono Silvia Decina, il capo della segreteria di Ignazio Marino». Buzzi: «Buongiorno Silvia». Decina: «Ti volevo dire che Lionello mi ha dato la documentazione per Ignazio sulla Leroy Merlin. Adesso Ignazio l’ha vista e sta facendo convocare una riunione di staff». Buzzi: «Gli è piaciuta al Sindaco?». Decina: «Moltissimo. Tanto, ma proprio tanto. Però ha chiesto che la seguissimo noi qui direttamente dal Gabinetto, perché se inizia a passare per tutti gli assessorati non ne usciamo vivi con questo».Entusiasta, Buzzi informerà Massimo Carminati. Che gli suggerisce il “pacco” da rifilare a Leroy Merlin e Comune una volta entrati nel progetto del centro commerciale: «Tu apri un finto cantiere. Poi, una volta che te portano via tutto, gli dici: “Mo io qui che faccio? Non posso lavora’. Quindi, dammi un altro posto”». Insomma, acquisire la licenza di costruire a Ciampino, al ridosso del campo nomadi, per poi scegliersi il posto in cui realizzare davvero le cubature previste dal progetto.

Oggi intanto l’Assemblea capitolina torna nell’Aula Giulio Cesare dalle 14 alle 19, dopo l’incursione del Movimento 5 stelle e i disordini in piazza di ieri. All’ordine del giorno la Delibera sui residui di bilancio che, come ha spiegato ai cronisti a margine della seduta la presidente dell’Assemblea Valeria Baglio, “è stata approvata ieri in Giunta ed ha una scadenza di legge prevista per il 14 giugno”. In piazza del Campidoglio, pero’, alle ore 18 si sono dati appuntamento movimenti e associazioni del cartello DeLiberiamo Roma. Un insieme composito, che va dai movimenti per l’acqua pubblica a quelli per la casa come Action, ai coordinamenti dei migranti, a quelli che si battono per l’uso sociale degli spazi dell’ex Santa Maria della Pieta’, alle associazioni di promozione sociale antagoniste di Buzzi & co come il Social pride, alla Fisac Cgil. Ad unire lo schieramento l’aver elaborato insieme, oltre un anno fa, delle delibere di iniziativa popolare che toccavano tutti i punti caldi delle recenti indagini legate a Mafia capitale: dagli appalti alle municipalizzate, dalla riconversione ecologica a un diverso modello di politiche abitative. Le 4 delibere, nonostante abbiano raccolto 32mila firme e siano state formalmente presentate in Campidoglio, non sono mai state discusse in Consiglio o valorizzate dalla Giunta come proposte per uscire dallo stallo politico attuale. Questo rimproverano i movimenti al sindaco Marino, e per questo hanno convocato domani in Piazza del Campidoglio per le ore 18 un Consiglio Popolare. Vogliono cosi’ far uscire Roma “dalla melma di mafia capitale che con un nuovo schifoso capitolo – si legge nella convocazione che hanno fatto circolare – coinvolge in pieno il Consiglio comunale”. La sortita avviene, simbolicamente, nell’anniversario dalla celebrazione del referendum nazionale per l’acqua pubblica, vinto dagli stessi movimenti. La Piazza del Campidoglio, dove e’ convocata la manifestazione, non è stata tuttavia concessa dal Gabinetto del Sindaco, secondo quanto comunicano i promotori dell’iniziativa, per la presenza delle infrastrutture dedicate al Festival delle Letterature che comincerà il 12 giugno. Il Consiglio popolare, tuttavia, risulta ancora fissato dai movimenti in quello stesso spazio. A fronte di possibili tensioni, e anche per evitare difficolta’ nell’accesso al Consiglio come nella giornata di ieri, sono stati tuttavia predisposti dall’amministrazione una lista di accrediti e precise istruzioni d’entrata alla stampa.