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La storia della requisizione delle case sfitte per i migranti a Treviso

laura lega

Requisire gli alloggi sfitti per ospitare i migranti? “Il prefetto di Treviso non lo ha mai detto. Il problema nasce dal fatto che il prefetto ha chiesto ai comuni di farsi carico in modo equo della distribuzione dei profughi. I comuni a guida leghista hanno detto che non si siedono nemmeno al tavolo. Quindi bisogna punire i piu’ accoglienti? Io invito i comuni che hanno detto di no a rifletterci, sono loro a creare una disorganizzazione del sistema”. Lo ha detto il ministro dell’Interno Angelino Alfano, a “La Telefonata di Maurizio Belpietro”, su Canale 5.

La storia della requisizione delle case sfitte per i migranti a Treviso

“Abbiamo da percorrere la strada dell’intesa con i Comuni, ma di fronte al loro no dobbiamo capire come procedere. Non abbiamo mai valutato ipotesi di requisire le case sfitte, ma il problema lo creano i comuni che dicono di no, non certo il prefetto di Treviso”, ha proseguito Alfano. La storia delle requisizioni delle case sfitte a Treviso è cominciata sabato scorso, quando il prefetto di Trevisa Laura Lega aveva fatto sapere di avere intenzione di arrivare a requisire le case sfitte per affrontare l’emergenza migranti a una cinquantina di sindaci riuniti in prefettura per stabilire le condizioni per fronteggiare i prossimi arrivi. Un vertice al quale non hanno preso parte gli oltre 40 sindaci della Lega Nord in netta opposizione, come indicano i quotidiani locali, con le decisioni della rappresentante locale del governo. “Dovreste essere voi – ha spiegato il prefetto ai sindaci trevigiani presenti – a organizzare iniziative contro chi non è presente all’incontro poichè la situazione diventerà sempre più grave e dovreste spiegarla ai cittadini”. Dura la replica del neo segretario della Liga Veneta Gianantonio Da Re. “Nel caso la minaccia del prefetto non sia una battuta – ha sottolineato – saremo pronti a raccogliere le provocazioni”. Il prefetto ha esordito evidenziando come l’Italia sia tenuta a procedere all’accoglienza dei richiedenti asilo in virtù di precise disposizioni di diritto internazionale e che nel nostro Paese è stato definito secondo l’Accordo Stato-Regioni del luglio 2014 che prevede la piena sinergia tra Stato, Regioni ed Enti locali e il cosiddetto Terzo settore, nella gestione integrata dell’ accoglienza. E’ stato poi precisato che i richiedenti asilo inseriti nelle strutture sono sottoposti a screening sanitari ed a fotosegnalamento, hanno regolare permesso di soggiorno ed è imposto il rientro nei centri tra le ore 20 e 8 del mattino.

I numeri dei richiedenti asilo nella Marca

Ad oggi i richiedenti asilo nella Marca sono 1400 richiedenti asilo distribuiti in 64 strutture presenti in 35 comuni. Per il 2016 c’è già l’aggiudicazione provvisoria per la gestione dell’ex Caserma Serena ed è in corso di definizione un’ ulteriore procedura per 1.428 posti (per un valore di oltre 17mln di euro) per la quale sono arrivate offerte per soli 894 posti. E’ stato evidenziato nel corso dell’incontro che il complesso scenario internazionale e in particolare la situazione di crisi in atto nel bacino del Mediterraneo fanno ritenere ancora prefigurabili per il 2016 cospicui flussi d’ingresso con un incremento nei prossimi mesi. A fronte di questo quadro è stato rilevata la necessità di procedere ad un nuovo bando di gara per trovare urgentemente altri posti ed è stata evidenziata la necessità che tutti i Comuni si rendano disponibili per il necessario ineludibile ampliamento dell’ accoglienza. La tutela della sicurezza delle persone e la necessità di programmare sin d’ora ogni possibile iniziativa capace di garantire interventi efficaci ed un’equa distribuzione nel territorio, ha spiegato il prefetto, sono l’obiettivo importante che occorre perseguire in tutta la Marca per affrontare serenamente e con efficacia il fenomeno. Il fine comune, ha osservato ancora il prefetto, dev’essere quello di trovare soluzioni a scarso impatto sul territorio escludendo iniziative imposte dall’alto. Alcuni sindaci hanno fatto presente ai colleghi la necessità di una collaborazione comune, per evitare che il fenomeno metta in difficoltà chi sta già contribuendo.