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Travolto e ucciso da un camion pirata: così è morto il campione di ciclismo Davide Rebellin

neXt quotidiano|

Davide Rebellin

Si stava allenando per le strade del Veneto perché, nonostante il ritiro arrivato solo qualche mese fa, la sua passione per la bicicletta e per il ciclismo non si era mai spenta. E proprio mentre si trovava a bordo del suo amato mezzo a due ruote, sulle strade di Montebello Vicentino, è stato investito da un tir che non si è neanche fermato per soccorrerlo. Un impatto fatale che ha provocato la morte del campione di ciclismo Davide Rebellin.

Davide Rebellin travolto e ucciso da un tir pirata nel Vicentino

Aveva 51 anni e si era ritirato lo scorso ottobre al termine di una lunga e longeva carriera fatta di alti e bassi. Di grandissime vittorie nelle grandi classiche (l’Amstel Gold Race nel 2004, tre edizioni della Freccia Vallone – nel 2004, 2007 e 2009 – e una della Liegi-Bastogne-Liegi, sempre nel 2004), oltre a una tappa al Giro d’Italia e di storie che poco hanno a che vedere con il mondo dello sport (come il caso di doping che gli costò l’argento olimpico di Pechino 2008). Una passione, quella per le due ruote, che non l’hanno allontanato dalla bicicletta nonostante l’età e nonostante la recente fine della sua carriere agonistica.

E anche questa mattina era salito in sella della sua bicicletta per affrontare i dolci pendii della provincia vicentina. Un percorso a lui molto caro, essendo nato proprio in Veneto, a San Bonifacio (in provincia di Verona). E lì, a Montebello Vicentino, l’impatto con quel tir all’altezza del ristorante “La Padana” lungo la strada Regionale 11. Chi era alla guida del mezzo pesante non si è fermato per soccorrere Davide Rebellin e ora le forze dell’ordine stanno provando a individuarlo. Perché potrebbe non essersi neanche accorto di aver colpito quella biciclette. Potrebbe non essersi accorto di quell’uomo colpito, ucciso e lasciato lì inerme lungo la strada.

(Foto IPP/LM/Luca Tedeschi)