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L'uscita da no vax di Travaglio: "Se avessi un bambino non lo vaccinerei neanche se mi puntassero una pistola" | VIDEO

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Il via libera dell’Agenzia europea del farmaco (Ema) alla somministrazione del vaccino Pfizer ai bambini tra 5 e 11 anni in dose ridotta e con richiamo a 3 settimane non ha convinto Marco Travaglio, che ospite di Lilli Gruber a Otto e mezzo su La7 insieme al responsabile della strategia vaccini dell’Ema Marco Cavaleri si è lasciato andare a un’invettiva contro la delibera, definendola – per adesso – non affidabile.

“L’efficacia di protezione è superiore al 90% – ha rassicurato Cavaleri – e sono sicuri, non abbiamo visto niente di particolare rilevante se non i soliti sintomi post dose come stanchezza, febbre e dolore nella sede dell’iniezione e si usa un terzo della dose prevista per adulti e adolescenti. Sarà disponibile per i paesi europei dopo la seconda metà di dicembre”. Ma Travaglio non ci sta e contesta il test condotto da Pfizer, fatto “solo su tremila bambini”, anche se l’azienda aveva comunicato fossero duemila.

Lo scetticismo di Travaglio sul vaccino ai bambini

“La cosa buona è che Israele ha cominciato massicciamente migliaia di bambini – ha replicato il direttore del Fatto Quotidianocosì quando avremo qualche centinaia di migliaia di bambini vaccinati lì staremo più tranquilli, io al momento se avessi un bambino piccolo non lo vaccinerei nemmeno se mi puntano una pistola alla tempia, ma immagino che non saremo obbligati almeno a quello”. A una richiesta di chiarimenti da parte di una Lilli Gruber apparentemente sorpresa, Travaglio prosegue: “Perché non mi fido, ho sentito dire e contraddire troppe cose sui vaccini nei mesi scorsi per accontentarmi di un test su tremila bambini, aspetto che ne vengano vaccinati qualche centinaia di migliaia, non vorrei che poi ci dicessero che si sono sbagliati come hanno fatto con AstraZeneca dopo la morte di Camilla Canepa”

Secondo il virologo Andrea Crisanti, direttore del Dipartimento di medicina molecolare dell’università di Padova, i trial erano insufficienti. “Hanno vaccinato 3.000 bambini, se la frequenza delle complicazioni è 1 su 10.000 il trial non lo dice”, sostiene Travaglio. Cavaleri non nega i numeri, ma replica: “Questa è la dimensione standard degli studi clinici sufficienti per approvare i vaccini. È vero che per eventi avversi e rari è impossibile pretendere che studi clinici pre autorizzazione siano in grado di definire il rischio. È importante continuare con il monitoraggio dopo il via libera. Quello che più ci interessa è la verifica delle miocarditi che comunque si vedranno con meno incidenza sui bambini. Valuteremo”.