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Tra Mattarella e Gervasoni Giorgia Meloni sceglie di difendere Gervasoni

Ha fatto scalpore la notizia della perquisizione del professor Marco Gervasoni nell’ambito dell’indagine sulle minacce a Mattarella. Giorgia Meloni ieri ha difeso il professore, senza farne il nome esplicitamente. Ma in altre occasioni è stata molto meno garantista.

giorgia meloni gervasoni

Ha fatto scalpore la notizia della perquisizione del professor Marco Gervasoni nell’ambito dell’indagine sulle minacce a Mattarella. Giorgia Meloni ieri ha difeso il professore, senza farne il nome esplicitamente. Ma in altre occasioni è stata molto meno garantista.

Tra Mattarella e Gervasoni Giorgia Meloni sceglie di difendere Gervasoni

“Mi auguro ci siano ragioni solidissime per una retata con perquisizioni affidate ai Ros nei confronti di 11 persone tra cui giornalisti, professori e professionisti accusati di una ‘rete sovranista’ su internet e forse di ‘vilipendio al presidente della Repubblica’. Attendiamo di conoscere le gravissime accuse alla base di questa azione giudiziaria, in mancanza delle quali ci troveremmo davanti a un episodio che ricorda sinistramente i peggiori regimi autoritari”, ha scritto la leader di Fratelli d’Italia sui social. Cosa è successo? Perché si è arrivati alle perquisizioni dei Ros? Racconta La Stampa:

I post e i contenuti multimediali offensivi nei confronti di Mattarella risalgono al periodo tra aprile 2020 e febbraio 2021 e prendono di mira le scelte fatte dall’Italia per contrastare la diffusione del Covid-19. Il Reparto indagini telematiche del Ros – coordinato dal procuratore di Roma, Michele Prestipino e dai pm Eugenio Albamonte e Gianfederica Dito – ha ricostruito la rete relazionale e le abitudini social delle persone coinvolte, di età compresa tra i 44 e i 65 anni. È stata rilevata la diffusione nel web di plurime condotte offensive nei confronti del Capo dello Stato che, stando a quanto scrivono i carabinieri del Ros, appaiono frutto di una elaborata strategia di aggressione alle più alte Istituzioni del Paese. Secondo quanto apprende La Stampa, non vi sarebbe però una regia comune dietro agli attacchi via web: «Nessuna associazione a delinquere». Anche se alcuni indagati, spiegano, «sono riconducibili a una precisa area di influenza, legata all’estrema destra e ai gruppi suprematisti».

Quindi prima delle perquisizioni è stata “rilevata la diffusione nel web di plurime condotte offensive nei confronti del Capo dello Stato”. Giorgia Meloni è più tranquilla ora? In ogni caso Gervasoni non è certo stato condannato, anzi non è neanche detto che arrivi in tribunale, dove in ogni caso avrebbe la possibilità di difendersi. Quello che invece viene da chiedersi è come mai nella stessa situazione, ovvero quella di una persona accusata di un reato ma che è innocente fino a prova contraria, Meloni in altre occasioni è stata molto più tranchant, chiedendo pene esemplari, certe e severe. Come in questi due casi:

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Non sono importanti gli episodi in sé, è logico che chi è colpevole di un reato debba scontare una pena, è importante che Meloni quando l’ha chiesta non ha aspettato di sapere se le persone dei post fossero colpevoli. Mentre per Gervasoni è stata molto più garantista. Coincidenze?