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Gli sms tra Tiziano Renzi e Marco Lillo

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Oggi Marco Lillo sul Fatto pubblica una serie di sms che si è scambiato con Tiziano Renzi riguardo la vicenda CONSIP. La pubblicazione si rende necessaria perché Corriere della Sera, Stampa e Messaggero hanno in pagina una notizia che riguarda l’interrogatorio di Gianpaolo Scafarto, il carabiniere del NOE sotto inchiesta per le indagini della procura di Napoli: Scafarto non avrebbe riportato una frase di Renzi tratta dalle intercettazioni in cui il padre dell’ex premier sosteneva di aver saputo dell’inchiesta proprio da Lillo.

Gli sms tra Tiziano Renzi e Marco Lillo

Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera racconta che l’utenza di Tiziano Renzi viene intercettata a partire dal 5 dicembre. Due settimane dopo vengono inquisiti per la fuga di notizie il ministro per lo Sport Luca Lotti, il comandante generale dei carabinieri Tullio Del Sette e quello della Toscana Emanuele Saltalamacchia, accusati di aver avvisato i vertici Consip dell’indagine in corso. Qui accade che Tiziano dica di aver saputo dell’inchiesta da Marco Lillo:

Il 7 dicembre Roberto Bargilli, l’autista del camper di Matteo Renzi, telefona a Carlo Russo, il faccendiere amico di Tiziano Renzi. «Sono Billy… scusami, ti telefonavo… per conto di babbo… mi ha detto di dirti di non lo chiamare e non mandargli messaggi». Scrive Scafarto nell’informativa: «La domanda più ovvia da farsi è quella relativa ai motivi per cui una persona come Renzi Tiziano venga avvisato di essere intercettato, ma la risposta, altrettanto scontata, appare solo una, ovvero che il figlio Matteo Renzi, Presidente del Consiglio dei Ministri pro tempore, abbia messo in campo tutte le risorse disponibili per tutelare la sua famiglia e quindi anche il padre».
In realtà nelle telefonate intercettate è lo stesso Tiziano Renzi a raccontare di essere stato avvertito dell’inchiesta in corso «da un giornalista del Fatto Quotidiano». I controlli sui tabulati confermano che effettivamente ci sono stati scambi di sms con il giornalista sin da novembre. Quando a Scafarto è stato chiesto come mai non avesse riportato questa circostanza lui ha risposto: «Nulla so dire. Non ricordo di essere stato informato di questa telefonata», così accreditando l’ipotesi che i suoi sottoposti non l’avessero informato.

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L’inchiesta CONSIP e Tiziano Renzi

Lillo sul Fatto contesta ovviamente la ricostruzione di Renzi. E spiega che lui ha contattato il padre dell’ex premier il giorno della pubblicazione di un articolo su un’altra vicenda di Giacomo Amadori su La Verità. A Tiziano, Lillo dice proprio questo: “le volevo parlare di questo pezzo ultimo de La Verità sui rapporti con massone”, scrive a Tiziano. “Lei mi sta simpatico ma io sono in apnea”, risponde l’altro che poi attende altre due ore prima di replicare di nuovo al giornalista del Fatto.

Io ho scritto a Renzi Sr il 2 novembre per chiedergli la sua versione sulla brutta storia del suo ex partner in affari, Mariano Massone. Quel giorno, il 2 novembre, Giacomo Amadori su La Verità non scrive dell’indagine di Napoli ma del processo di Genova. Io non solo non ho parlato dell’inchiesta di Napoli con Tiziano Renzi ma non sapevo proprio nulla fino al pezzo di Amadori del 6 novembre. Solo il 9 novembre, come due colleghi di Napoli e tre investigatori possono testimoniare, sono andato a Napoli a verificare la notizia, senza riuscirci perché in Procura e in Guardia di Finanza dissero (mentendo comeera lorodovere) cheerano tutte balle.

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L’informativa del capitano del NOE Giampaolo Scafarto sulla vicenda CONSIP

Quindi, se questi sono gli unici contatti tra Lillo e Tiziano Renzi è evidente che il padre dell’ex premier sia andato in confusione. Ma non ci sono soltanto le intercettazioni: spiega Lillo che «Tiziano Renzi ha dichiarato nel corso del suo interrogatorio (il 3 marzo Ndr) di avere saputo la circostanza nei primi di novembre 2016, prima della pubblicazione dell’articolo su La Verità del 6 novembre del 2016”, ovviamente da Lillo».  Renzi ha quindi dichiarato anche davanti ai pubblici ministeri di aver saputo dell’inchiesta da Lillo. E se è spiegabile che Renzi abbia detto ad amici al telefono di aver saputo dell’inchiesta da Lillo, è molto meno spiegabile – perché è smentibile con una semplice verifica come quella che consente la pubblicazione degli sms da parte di Lillo – che Tiziano abbia detto la stessa cosa ai magistrati. Perché per il padre di Renzi, prima dell’interrogatorio a cui si poteva preparare, era facile tornare a controllare il telefono per verificare cosa si fossero detti con il giornalista del Fatto.