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La telefonata di Speranza a Cirio dopo il pasticcio Astrazeneca: “Sui vaccini decide l’Aifa”

L’ira del ministero della Salute per la decisione autonoma della regione Piemonte di sospendere Astrazeneca. Il rischio è di generare panico

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Ieri il Piemonte ha sospeso per un paio di ore la somministrazione del vaccino Astrazeneca in regione dopo la morte di un insegnante, Sandro Tognatti. Tutto è ripreso quando è stato individuato il lotto, ma non senza polemiche. Ieri sera Aifa ha diffuso una nota per rassicurare gli italiani sulla sicurezza di Astrazeneca. E Repubblica racconta l’ira del ministero della Salute alla notizia della sospensione:

«Il problema è il messaggio che arriva al Paese. Si instillano dubbi che possono fare un male cane alla campagna vaccinale», era uno dei commenti che circolavano ieri pomeriggio a Roma. La decisione del Piemonte di fare da sé e bloccare completamente l’uso del vaccino di AstraZeneca, dettata probabilmente dalla paura, rischiava di dare un nuovo colpo alla campagna vaccinale. Al ministero se ne sono resi subito conto ieri mattina, quando sono iniziate una serie di telefonate con Torino. Quello dell’esecutivo è stato un intervento muscolare. Il ministro Roberto Speranza ha chiamato per spiegare che non spetta all’amministrazione regionale una decisione come quella, che porta al blocco totale di un vaccino. «Le uniche autorità che possono prendere decisioni sulla sicurezza dei vaccini sono Aifa ed Ema e c’è piena fiducia sulla sorveglianza da loro costantemente esercitata», è la linea del ministero.

Insomma un vero e proprio pasticcio che ha provocato anche la dura reazione di Anaoo Assomed Piemonte: “Prima di sospendere la somministrazione del vaccino l’ Unità di Crisi doveva confrontarsi con il ministeto, con l’Aifa, con l’ Ema o con il responsabile nazionale della campagna vaccinazione; vogliamo sapere questa gestione di un evento avverso, peraltro assolutamente prevedibile come per tutti gli atti medici , quante disdette dal vaccino causerà e quindi quante possibili morti. Devono essere Aifa e Ema che decidono. Vogliamo risposte scientifiche, non umorali e dettate dall’ emotività, dall’ ansia di comandare e dalla improvvisazione”