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Sven Mary: l'avvocato di Salah va alla guerra

sven mary

«Basta inginocchiarsi. Basta con questo senso di colpa che il Belgio sembra avere nei confronti della Francia dopo gli attentati»: Sven Mary, l’avvocato che ha scelto Salah Abdeslam, ha già scelto una linea difensiva ben definita per il livello mediatico della sua assistenza al terrorista che ha partecipato alle stragi di Parigi. E, com’era prevedibile, la provocazione serve a trasformare il caso da giudiziario in politico. Come era sua intenzione fin dall’inizio visto che Mary era già finito sotto i riflettori a dicembre per un durissimo attacco alla procura federale belga, quando per la prima volta in un’intervista al quotidiano Le Soir diede la sua disponibilità a difendere la mente degli attentati di Parigi. “Se domani Salah Abdeslam mi sollecitasse, accetterei di essere il suo avvocato” perché, aveva dichiarato Mary, “quello che mi motiva è lottare contro l’arbitrarietà e l’abuso di potere, e qui ci siamo dentro in pieno”.

Sven Mary: l’avvocato di Salah

Facendo riferimento all’atteggiamento della Procura federale dopo gli attentati, disse attaccando i magistrati: “Mi dà il voltastomaco questo modo di soffiare sulla paura per ottenere ancora più potere“. E poi di nuovo nella bufera a gennaio, quando uscì la notizia che lo stesso Abdeslam lo aveva contattato per telefono. Notizia che Mary non confermò, ma neanche smentì. L’avvocato Mary è abituato alle luci della ribalta. Stimato dai colleghi per il suo “rigore” e la “precisione”, Sven ha infatti la fama di uno a cui piace occuparsi di casi mediatici, come lo scandalo Fortis nel 2008. Sven Mary non ha lavorato su casi di terrorismo e non ha però esperienze dirette sul tema. Per adesso la strategia difensiva sembra chiara: Salah ha cominciato a collaborare con gli inquirenti ma si è opposto all’estradizione, minacciando di chiudersi in silenzio in caso di consegna alla Francia. E oggi ha annunciato di voler denunciare il procuratore di Parigi: “Durante la conferenza stampa ha commesso una violazione. E’ un errore che non posso lasciar passare”. In particolare Mary si riferisce alla parte in cui Molins ha spiegato che Abdeslam aveva rivelato di volersi “far esplodere allo stade de France, ma che aveva cambiato idea”. Intanto Abdeslam ha trascorso la sua prima notte in cella, nella sezione di alta sicurezza del penitenziario di Bruges. Mercoledì comparirà davanti alla camera di consiglio di Bruxelles, ma l’avvocato ha già fatto sapere che non chiederà la scarcerazione del suo cliente.

L’estradizione di Salah

Il quotidiano Le Figaro ricorda che la procedura di estradizione non ha più corso nei paesi europei dal 2002. Il mandato di arresto europeo, che ne ha preso il posto, rende il trasferimento praticamente automatico. E il quotidiano Le Monde azzarda l’ipotesi che il sospetto chiave delle stragi del 13 novembre a Parigi, ora rinchiuso nel carcere di Bruges, venga trasferito al massimo entro tre mesi. Il ministero della giustizia francese precisa che “la decisione definitiva sulla riconsegna di Salah Abdeslam deve avvenire entro un termine di 60 giorni a partire dal momento dell’arresto, o 90 giorni se l’imputato dovesse presentare ricorso davanti a una giurisdizione superiore”. Il procuratore della Repubblica di Parigi, François Molins, si è detto fiducioso sulla rapidità del trasferimento di Salah Abdeslam. Una volta arrivato in Francia, Salah Abdeslam dovrà presentarsi davanti ai giudici del pool antiterrorismo di Parigi che istruiscono il dossier degli attentati del 13 novembre e che gli contesteranno i capi di imputazione. Dopo l’istruttoria, che verosimilmente durerà alcuni mesi, Abdeslam sarà giudicato con tutta probabilità da una corte d’assise speciale, composta da soli magistrati e non da giurati. Rischia il carcere a vita.