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La scuola riapre il 7 gennaio?

La scuola riaprirà il 7 gennaio, con la presenza al 50% degli studenti delle superiori? La ministra Azzolina e Conte tengono il punto anche se dai presidenti di regione e sindacati chiedono un rinvio

quando riaprono le superiori scuola

La scuola riaprirà il 7 gennaio, con la presenza al 50% degli studenti delle superiori? La ministra Azzolina e Conte tengono il punto anche se dai presidenti di regione e sindacati chiedono un rinvio

La scuola riapre il 7 gennaio?

“Posso confermare la volonta’ del governo di riaprire. Avremmo voluto farlo a dicembre, ma abbiamo rimandato su richiesta delle Regioni”. Risponde cosi’ la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina in un’intervista a Il Fatto quotidiano che le chiede se il 7 gennaio e’ previsto il ritorno a scuola degli studenti delle superiori al 50%. Poi Azzolina puntualizza: “Abbiamo collaborato: ora e’ arrivato il tempo di tornare in classe. La scuola e’ un servizio pubblico essenziale, non si puo’ continuare a sacrificare i ragazzi ne’ pensare che la didattica a distanza possa sostituire quella in presenza”. Per la ministra, tuttavia, “tutte le decisioni richiedono la prudenza che finora ci ha guidati. Continueremo a seguirla” ed “e’ chiaro pero’ che se in questo momento sale la curva dei contagi non puo’ essere colpa delle scuole superiori, visto che sono chiuse da due mesi”, dunque “possiamo dire che la scuola ha fatto la sua parte” e “se dovessero servire nuove misure di contenimento, ora bisognerebbe cercarle in altri settori”, conclude la ministra. Il ministro Boccia in un’intervista al Messaggero però spiega che tutto dipende dai numeri della curva epidemiologica:

Conte ha confermato che le scuole superiori riapriranno almeno al 50% dal 7 gennaio, ma dalle Regioni arrivano appelli a rinviare a causa dei contagio o a far decidere i genitori se mandare i figli in classe.
«Il governo ha tracciato una strada con la possibile ripresa il 7 gennaio in base alla condizione epidemiologica. Non è una scelta ideologica, ma un obiettivi. E’ evidente che ló’tesso pre§téñte der Consiglio segue con grandeettenzione l’evoluzione dei contagi e le possibili difficoltà e che tutte le obiezioni delle Regioni sono prese in grande considerazione. Voglio ribadire che è la natura dell’epidemia che ci costringe spesso a prendere decisioni con un preavviso di poche ore e non la disorganizzazione. Se così fosse sarebbero disorganizzati in mezzo mondo. In Gran Bretagna e Germania hanno richiuso le scuole con un preavviso di 24 ore».

I sindacati della scuola chiedono di rinviare la riapertura: “tornare il 7 gennaio è troppo rischioso”, dice Elvira Serafini che guida lo Snals. Maddalena Gissi della Cisl scuola lamenta disorganizzazione: “Il 7 si rientrerà? La soluzione sarà estratta il giorno della Befana come succedeva un tempo con la Lotteria Italia!”. La Uil con Pino Turi chiede che il personale della scuola abbia priorità assoluta nell’accedere alle vaccinazioni. Anche numerosi esponenti del Pd chiedono di evitare il rientro a scuola “se non è sicuro”. L’Associazione nazionale presidi chiede di mettere uno stop alle polemiche politiche, di basarsi solo sulle evidenze scientifiche e di evitare “turnazioni dannose per l’organizzazione di vita e di studio dei ragazzi”, limitando al massimo l’ampiezza degli scaglionamenti. Molti territori però, in virtù dell’autonomia regionale in tema di scuola, si stanno organizzando per il rientro: nel Lazio, dopo una serie di riunioni, il direttore dell’Ufficio scolastico regionale ha stabilito che, grazie ad un incremento del trasporto pubblico, il 60% degli studenti che frequenteranno in presenza entreranno alle 8.00, mentre il rimanente 40% entrerà alle 10.00. In Toscana si farà domani il punto sulle azioni in campo per riportare i ragazzi in presenza. E’ pronta anche l’Emilia Romagna, mentre in Campania il governatore De Luca ha annunciato da giorni un rientro ‘a tappe’ dal 7 fino al 25 gennaio. In Puglia la Regione intende continuare a dare la possibilità agli studenti delle scuole di ogni ordine e grado di scegliere la didattica a distanza anche dal 7 gennaio ma i sindacati della scuola si dicono nettamente contrari a questa ipotesi. In generale i tavoli prefettizi hanno portato ad un potenziamento del numero e delle corse dei mezzi pubblici, e dato il via libera a lezioni di 50 minuti e ingressi scaglionati in vari orari della mattinata.