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Scuola: tornano in classe le superiori. Tutte le novità

L’Italia è quasi tutta arancione o rossa ma  il CTS dopo una riunione di urgenza ha deciso più di mezzo milione di ragazzi, 640 mila studenti iscritti alle superiori tornino in classe. Le regioni in cui le lezioni in presenza partono da oggi al 50% sono Molise, Piemonte, Lazio ed Emilia Romagna. Ma non tutti sono d’accordo

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L’Italia è quasi tutta arancione o rossa ma  il CTS dopo una riunione di urgenza ha deciso che più di mezzo milione di ragazzi, 640 mila studenti iscritti alle superiori, tornino in classe. Le regioni in cui le lezioni in presenza partono da oggi al 50% sono Molise, Piemonte, Lazio ed Emilia Romagna. Ma non tutti sono d’accordo

Le superiori riaprono tra le proteste

“Le valutazioni del Cts rappresentano una guida chiara che mi auguro possa garantire a scuole e studenti le certezze di cui hanno bisogno. Il rientro in classe è un atto di responsabilità nei confronti dei nostri giovani” ha spiegato soddisfatta la ministra Lucia Azzolina dopo che il Comitato Tecnico scientifico ha dato l’ok alla riapertura spiegando che se qualche governatore dovesse prendere decisioni di segno opposto “se ne assume la responsabilità”. Oltre alle quattro regioni che riaprono oggi le superiori in presenza erano già attive in Tentino dal 7 gennaio e in Toscana, Abruzzo e Valle d’Aosta dall’11 gennaio, sempre al 50%. Corrado Zunino su Repubblica spiega quali sono i timori e le critiche nelle regioni:

Sono il Piemonte, che assicura di aver messo mano ai trasporti «come mai si era fatto prima» e l’Emilia Romagna costretta all’anticipo dal Tar (aveva previsto lunedì 25). «Da noi le sentenze le rispettiamo», dice il presidente Stefano Bonaccini. C’è il Molise, che riporta in presenza tutti i cicli, avendo fin qui fermato anche elementari e medie. Infine, il Lazio di Nicola Zingaretti, timoroso del passo fino alla fine. Il Comitato tecnico scientifico ha detto ai governatori, però, che non basta: «Devono tornare in presenza tutte le classi, i ritardi di apprendimento e psicologici sono seri». Poi ha certificato, ed è la prima volta, che i presidenti sì, hanno il potere di decidere i tempi del rientro: la legge dice così e nel contagio «ci sono differenze territoriali». Si riparte a spiccioli, con nuovi scioperi degli studenti in corso. E la Conferenza delle regioni timorosa di veder ledere la propria autonomia dalle sentenze dei Tar: è accaduto in Emilia, appunto, in Lombardia e anche in Friuli Venezia Giulia e Calabria (in queste ultime due Regioni, però, i presidenti si sono opposti ai tribunali amministrativi). Ecco, è stata la Conferenza, guidata da Bonaccini, a chiedere ai ministri Francesco Boccia e Roberto Speranza di posticipare i rientri di un’altra settimana: «I contagi sono ancora alti e i Tar non ci lasciano lavorare». Speranza, preoccupato per l’evoluzione della curva e l’andamento del dibattito sulla scuola, ieri mattina alle 11 ha convocato formalmente e sorprendentemente il Cts: di domenica. Fuori tempo massimo, visto che il Decreto della presidenza del Consiglio era stato firmato soltanto tre giorni prima con l’approvazione di tutto il governo e chiedeva il ritorno delle superiori «tra il 50 e il 75 per cento», il ministro della Salute provava ad ottenere dal comitato una legittimazione all’ultimo spostamento di date

In trenta città italiane intanto Azione Studentesca ha organizzato proteste in oltre 100 scuole. Scagliandosi contro la ministra Azzolina, come dichiara il presidente Anthony La Mantia : “Di fronte al caos che accompagna la questione del ritorno a scuola, dovuto alla carenza dei mezzi di trasporto e all’incapacità del ministro Azzolina, la cui unica proposta sono stati i banchi a rotelle, abbiamo deciso di agire. Per questo i nostri militanti hanno sigillato simbolicamente 100 scuole d’Italia. Ad oggi infatti, le condizioni per tornare sui banchi in sicurezza non ci sono“.