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Suburra, le foto di Francesco Spada e il Partito Democratico come Andreotti

Quando Giulio Andreotti era ancora sottosegretario – ma con delega alla censura cinematografica – attaccò sul settimanale della Democrazia Cristiana Libertas Vittorio De Sica per il film Umberto D., capolavoro del neorealismo italiano, perché attraverso il racconto della vicenda del pensionato che alla fine della guerra non sa come mettere insieme il pranzo e la cena e decide di disfarsi del suo cagnolino secondo il Divo si trasmetteva un’immagine negativa dell’Italia nel mondo: i panni sporchi, secondo Andreotti che poi diventerà uno specialista del detto, andavano lavati in famiglia. Oggi il Partito Democratico fa più o meno la stessa cosa con Suburra di Stefano Sollima.
 

Suburra, le foto di Francesco Spada e il Partito Democratico come Andreotti

Tutto nasce da una fotografia. Quella che Francesco Spada, dell’omonimo clan di Ostia già finito in varie vicende di criminalità sul litorale, si scatta con Claudio Amendola e Pierfrancesco Favino durante la presentazione del film. “Solo a Ostia può succedere questo”, chiosa amaramente il senatore Pd Stefano Esposito che ha rivelato il fatto. Quello stesso Stefano Esposito che viene da un’esperienza fallimentare da assessore ai trasporti a Roma, e che, da assessore, aveva il coraggio di andare in giro a dire che per i trasporti a Roma ci voleva “fortuna” (rivelando così che gli assessorati sono inutili: lo sospettavamo un po’ tutti).  “Mi preme informare gli attori Amendola e Favino, persone serie e perbene, che tra le tante foto scattate ad Ostia, durante la presentazione del film Suburra, ne hanno una che li ritrae insieme a Francesco Spada, appartenente ad uno dei clan più potenti del litorale – scrive Esposito nel suo blog – La foto, peraltro, è stata scattata dalla sorella di Romoletto, cioè Carmine Spada, capoclan dell’omonima famiglia, attualmente in carcere per estorsione con l’aggravante del metodo mafioso”. “Da quando ho messo piede a Ostia ho capito che nulla è come appare e solo lì può succedere che un appartenente ad un noto clan malavitoso vada a vedere un film su se stesso, Suburra, facendosi fotografare, felice e sorridente, insieme agli attori protagonisti – conclude Esposito – Mi dispiace per gli Amendola e Favino che, ovviamente, non potevano sapere chi fosse quel personaggio accanto a loro. Spada, invece, avrà capito che il film parla di loro e dei cugini Casamonica?”. “Sono cose che accadono alle anteprime, quando scatti 100 foto al giorno. Non so con chi ho fatto le foto in occasioni come queste”, rispondeo Amendol. “Capita spesso – conclude – è normale. Ed è anche ovvio che non conoscessi la persona in questione”. E in effetti entrambi gli attori hanno ammesso di aver appreso dai giornalisti di aver fatto una foto con un esponente del clan Spada. “In occasione delle presentazioni ci sono sempre tante persone intorno ed anche ad Ostia è stato così” ha commentato Pierfrancesco Favino -. Tante persone che non sai chi sono, oltretutto c’erano anche molte persone della sicurezza, ma nessuno ci ha avvisati…”.
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La censura dei poveracci

«Una domanda sul perché sia piaciuto il tuo film agli Spada me la farei», twitta invece Luciano Nobili, dirigente del Pd romano, renzianissimo. «Che sia piaciuto agli Spada -risponde il regista- lo suppone lei, renderebbe suggestiva una notizia che banalmente non lo è». Il renziano insiste: «Sembravano contenti, in ogni caso il problema vedendo il film è il rischio di finire per simpatizzare con loro». Insomma, la stessa accusa che la censura degli anni Sessanta lanciava nei confronti dei fumetti “neri” come Diabolik e Kriminal: ci si immedesima nel criminale, sono diseducativi. Stranamente, queste sono le stesse persone che non si sono accorti di nulla mentre i fiumi di denaro che uscivano dal portafoglio di Buzzi raggiungevano compagni di partito e di maggioranza. Ma forse le mazzette non sono diseducative. Di certo il PD preferirebbe che i panni sporchi si lavassero in famiglia, come diceva all’epoca Andreotti. Democratico e cristiano: come tanti ormai nell’ex partito della sinistra italiana.