Cultura e scienze

Stella Manente a La Pupa e il Secchione e Mediaset che sfrutta l’omofobia

Chi si indigna perché la modella e influencer che invocava Hitler sul Pride di Milano dovrebbe prendersela soprattutto con il cinismo di Mediaset, che sfrutta l’immagine di personaggi noti per dichiarazioni omofobe per fare audience

stella manente gay pride hitler pupa secchione - 2

«Mi trovavo senza saperlo in mezzo al Gay Pride. Lo so che è grave, ma non sapevo neanche cosa fosse un Gay Pride. Ho mostrato tutta questa manifestazione e ho detto delle brutte parole. Ne è uscito un caso mediatico» così Stella Manente, modella e concorrente del reality La pupa e il secchione e viceversa si è scusata per le frasi omofobe pronunciate durante il Pride di Milano nel luglio scorso. «Mi vergogno come persona per aver nominato Hitler. Capita che il nostro cervello non è collegato alla nostra bocca» ha detto l’influencer in un video dal “confessionale” durante la prima puntata.

Stella Manente e il Gay Pride a sua insaputa

Non tutti hanno però gradito la decisione di Mediaset di inserire la Manente nel cast del programma. Perché quel giorno la Manente in un video pubblicato su Instagram disse:«io sto perdendo il treno per colpa di ‘sta massa di ignoranti… andate tutti a morire! Sarebbe dovuto esistere Hitler! Perché non esiste più Hitler?». Il suo problema? Il Pride che era in corso attorno a lei le impediva di raggiungere in tempo la stazione. In un video successivo la Manente spiegava (e non diceva che non aveva il cervello non collegato) che «Hitler è stata un’idea, perché Hitler sarebbe stato in grado di mettere a posto le cose».

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Poco importa che Hitler le cose le avrebbe messe a posto spedendo tutti i partecipanti al Pride in un campo di sterminio, perché questa era la sorte degli omosessuali nella Germania nazista. Non contenta la Manente decise di querelare tutti quelli che l’avevano insultata sui social, ma per il PM che ha chiesto l’archiviazione chi aveva reagito all’attacco omofobo dell’influncer non era punibile perché «il comportamento della denunciante costituisce palesemente un fatto ingiusto perché evocare ad alta voce Hitler nel corso di una manifestazione quale il Gay Pride significa evocare e giustificare le persecuzioni naziste contro gli omosessuali».

C’è chi vede nella partecipazione di Stella Manente al reality di Italia 1 condotto da Paolo Ruffini una sorta di “promozione” quando invece ci si sarebbe aspettati che una persona che insulta gli omosessuali nel mezzo di un Pride e arriva ad invocare Hitler non trovasse ulteriore spazio nella televisione. Un esempio negativo (tra i tanti) premiato. Perché al di là del comportamento della Manente e delle scuse, fatte con un certo ritardo va detto, rischia di passare il messaggio che pronunciare frasi omofobe e sperare in un ritorno del nazismo sia giustificato, per alcuni, a patto che poi facciano tardivamente ammenda magari ammettendo di non sapere cosa fosse un Gay Pride (ma al tempo stesso la Manente dice di avere molto amici gay e fa l’influencer) e che non avevano il cervello collegato.

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Purtroppo sappiamo che salvo rari casi patologici (parliamo dei casi delle persone dichiarate incapaci di intendere di volere) il cervello degli esseri umani è sempre collegato e quindi almeno quando ci si scusa si dovrebbe avere il buon gusto di ammettere l’errore per intero. Al contrario la Manente è sembrata appellarsi ad una qualche forma di “semi-infermità” temporanea (detto senza alcuna pretesa medico scientifica) che dovrebbe fungere da giustificazione per poter dire qualsiasi cosa. La colpa non è qui più solo di Stella Manente, che è responsabile delle frasi che dice (e forse nemmeno di quelle a giudicare dalle scuse) ma di coloro che nella produzione del programma hanno scelto di inserirla nel cast, ben sapendo quali reazioni avrebbero provocato. Non a caso nel cast hanno messo, quasi a “bilanciare”, Alessandro Cecchi Paone in qualità di super ospite.

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