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M5S: il cambio di statuto all'insaputa dei parlamentari

direttorio m5s

Nel MoVimento 5 Stelle c’è maretta intorno alla storia del cambio di statuto e dell’ipotesi di passaggio del simbolo alle associazioni che ruotano attorno ai fondatori. In particolare, le critiche sono dovute al fatto che il nuovo Statuto verrà redatto senza alcun contributo interno ma affidato ad un gruppo di legali. Molti i parlamentari delusi per “la violazione della regola della trasparenza e delle scelta dal basso con cui siamo nati”. Ma solo qualcuno esce allo scoperto. La senatrice Elisa Bulgarelli scrive agli attivisti sulla sua pagina facebook. “Mi arrivano sempre più richieste di info su modifiche statuto. Per essere chiari: a noi portavoce (non solo parlamentari) non è stato chiesto se avevamo proposte nel merito arrivate dagli attivisti“, si legge in un post che ha ottenuto qualche “like” anche da altri parlamentari. Qualche utente sottolinea che “è necessaria la competenza dei legali”. “Certo, ma gli avvocati ci vogliono per la forma, non per la sostanza”, replica la Bulgarelli.

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Lo status della senatrice Bulgarelli sullo statuto del M5S

M5S: il cambio di statuto all’insaputa dei parlamentari

La storia del nuovo statuto si incrocia con la questione della successione di Gianroberto Casaleggio nella “cassaforte” del simbolo del partito. L’Associazione M5S, di cui Beppe Grillo è presidente e responsabile legale, ha un grande potere: revocare l’uso del simbolo, finanche ai parlamentari cinquestelle come già fatto con senatori e deputati espulsi. Ieri, il direttorio ha raggiunto Genova per incontrare Enrico Grillo, avvocato e nipote di Beppe oltre che membro della “Associazione M5S” di cui fanno parte lo zio ed Enrico Nadasi (commercialista del comico genovese). La notizia ha comunque aperto uno squarcio sulle “questioni aziendali” dei vertici pentastellati. Ieri, Grillo non c’era perché ha preferito rimanere in Sardegna a festeggiare il suo compleanno. Ed anche oggi tace. Spiega Repubblica in un articolo a firma di Matteo Pucciarelli:

Come detto il comico genovese vorrebbe per sé un ritorno allo spettacolo, restando “garante” ma aprendo la guida dell’associazione ai membri del direttorio al posto del suo commercialista Enrico Nadasi e del nipote Enrico Grillo. A terrorizzare Grillo è anche l’ipotesi che gli illegittimamente espulsi chiedano 150mila euro di risarcimento ciascuno, ovvero la cifra che gli eletti si sono impegnati a pagare in caso di “tradimento”. In più il direttorio chiede una rappresentanza anche in Rousseau, che oggi è in mano a Davide Casaleggio (i maligni gli hanno affibbiato un soprannome poco affettuoso, “Trotaleggio”, con chiaro richiamo al figlio di Umberto Bossi) e a due fedelissimi, l’eurodeputato David Borrelli e il bolognese Max Bugani.
Una soluzione potrebbe essere la “fusione”, non nominale ma come rappresentanza negli organi direttivi, tra le due associazioni. Quanto a Grillo, al momento le quotazioni di un suo abbandono sono basse: pesa l’esempio (negativo) di un vecchio amico del M5S come Antonio Di Pietro, fondatore dell’Idv oggi trattato come un appestato dalla stessa Idv — o quel che ne rimane.

La storia della penale da 150mila euro

Insomma, quello che preoccuperebbe Grillo è proprio la storia della penale da 150mila euro che abbiamo raccontato qui per primi a proposito della vicenda di Mario Canino. Silvio Buzzanca, sempre su Repubblica, intervista l’avvocato Lorenzo Borrè che ha rappresentato sia Napoli Libera che l’attivista romano: «Al momento il problema si pone per il candidato di Roma che era arrivato diciottesimo alle primarie e che era stato espulso. In considerazione del fatto che gli era stata firmare quella famosa “clausola” che prevedeva una penale di 150 mila euro in caso di rottura con il Movimento, abbiamo chiesto un risarcimento proprio di 150 mila euro». Ma l’avvocato spiega che sarà interessante anche vedere come andrà a finire la storia dello statuto:

Avvocato, perché suggerisce a Grillo di fare marcia indietro sullo statuto. Ne stanno elaborando uno nuovo di zecca…
«Al momento non sappiamo nulla di questo statuto se non quello che si legge sui giornali. Ma solo sulla base di questo io vedo già tre o quattro vizi, motivi di impugnazione, legati alla procedure che sono state seguite per convocare gli iscritti, elaborare il testo e approvarlo. Il problema è che esistono due associazioni Movimento Cinque Stelle. Il potere di modificare appartiene a quella che ha migliaia e migliaia di iscritti che, per esempio dovrebbero riunirsi in un luogo pubblico con tutte le garanzie di legge previste in questi casi. Questo è il problema che crea l’impasse nel Movimento e credo che stiano riflettendo proprio su questo».
E la seconda associazione?
«L’altra associazione è quella ristretta composta da Grillo e altre poche persone di cui si parla in questi giorni».
Nel frattempo i suoi iscritti sono stati riammessi?
«Sono riammessi e possono partecipare alle attività del Movimento e possono candidarsi alle primarie. Però non possono utilizzare il simbolo perché quello appartiene all’associazione ristretta di Grillo».