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Le stanze delle torture in cui i soldati russi uccidevano i civili a Bucha | VIDEO

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Civili con le mani legate dietro la schiena, piegati in avanti, uccisi a sangue freddo nel seminterrato dell’ospedale pediatrico per bambini “Radiant” di Bucha: è una scoperta sconvolgente quella fatta dall’esercito ucraino nel piccolo centro nei sobborghi a nord-ovest di Kyiv, una vera e propria camera di tortura utilizzata dai soldati russi per perpetrare esecuzioni sommarie nei confronti della popolazione inerme. Sui volti dei cadaveri, anche donne, anziani e bambini, segni di violenza. Non è l’unica, visto che altri spazi simili, in una città diventata ormai spettrale, sono stati ritrovati.

Le stanze delle torture in cui i soldati russi uccidevano i civili a Bucha

La notizia è riportata dall’agenzia Unian ed è stata prontamente smentita dal Cremlino, che dal giorno stesso dell’invasione non ha fatto altro che propagandare fake news smentite puntualmente da fatti, testimonianze dirette, video, foto e servizi giornalistici. “Respingiamo categoricamente tutte le accuse”, ha dichiarato oggi durante una conferenza stampa il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, specificando poi che esperti del ministero della Difesa russo hanno trovato segni di “manomissione dei video”. Prove sbandierate ma mai mostrate per confutare quello che ad oggi è tra i peggiori crimini di guerra commessi da Mosca in Ucraina insieme ai bombardamenti degli ospedali e delle strutture abitative.

I giornalisti internazionali che negli ultimi due giorni sono riusciti ad entrare a Bucha riportano di aver visto vie della città ricoperte di corpi in decomposizione. È stata trovata inoltre una fossa comune scavata nel giardino della chiesa ortodossa del centro. Un residente, insegnante di arti marziali ha raccontato al Guardian di aver visto nei primi giorni di occupazione un uomo anziano fermato dai russi mentre stava attraversando la strada con la moglie: “Sai come sono gli anziani, gli piace rispondere. Quindi i soldati russi gli hanno semplicemente sparato. Poi hanno detto alla moglie di continuare a camminare, se non voleva fare la stessa fine. È successo a fianco di un McDonald’s, a trenta-quaranta metri da casa mia”.