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Staatsverweigerer: chi sono i complottisti austriaci che volevano processare lo Stato

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In Austria si è appena conclusa una maxi operazione di polizia che ha portato all’arresto di 26 Staatsverweigerer ovvero gli “obiettori di Stato”, cittadini austriaci che non riconoscono l’autorità del governo austriaco e non riconoscono l’esistenza dell’Austria. A quanto pare alcuni tra gli aderenti allo Staatenbund Oesterreich (Confederazione austriaca), un movimento fondato nel 2015 che conta almeno un migliaio di iscritti (e almeno 20 mila simpatizzanti secondo gli inquirenti) stavano organizzando “processi” contro sindaci, giudici e bancari colpevoli di rappresentare a vario titolo le istituzioni austriache contro le quali gli Staatsverweigerer lottano tenacemente.

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Il simbolo del movimento Staatenbund Oesterreich

La “Confederazione austriaca” contro la Repubblica austriaca

Alla retata, ordinata dalla procura di Graz, sono intervenuti 454 poliziotti. Il procuratore sta indagando sull’associazione che ha come obiettivo di creare uno Stato parallelo cui i “cittadini obiettori” pagano le tasse e le multe e che riconosce solo i documenti che emette. Non è la prima volta che gli obiettori dello Stato hanno dei guai con la legge, dall’estate del 2016 ad oggi sono già stati avviati 80 procedimenti penali principalmente per reati come la resistenza a pubblico ufficiale o le minacce. Per il 21 aprile però gli aderenti allo Staatenbund Oesterreich avevano intenzione di iniziare a celebrare i loro processi con un proprio tribunale e una corte di giustizia autonoma e sono arrivati a emetter mandati d’arresto nei confronti degli esponenti delle istituzioni austriache considerati “colpevoli” di contribuire a tenere in schiavitù il popolo. A presiedere il movimento c’è una donna, Monika Unger, che preferisce farsi chiamare monika:unger, che è solita spiegare come lo Stato austriaco, con l’aiuto del Vaticano, della City di Londra e del governo USA ha sistematicamente derubato i propri cittadini della ricchezza che spetta loro per nascita. L’unico modo per riacquistarla è dichiararsi uomini liberi. C’è tutta un’interessante teoria sulla differenza tra “persona”, che è il cittadino schiavo dello Stato ed “essere umano” che invece è la versione libera della persona. Alle “persone” lo Stato crea un conto bancario dove viene accumulata la ricchezza grazie allo sfruttamento operato dalle istituzioni e che serve ad arricchire i potenti del mondo. Dichiarandosi “esseri umani” ci si libera dal controllo delle multinazionali e dei governi e si può godere della propria ricchezza individuale. Una storia che sembra molto simile a quella degli italiani che rifiutano di compilare il certificato di nascita dei figli per paura che grazie a quell’atto la propria prole diventi di proprietà di una società – l’ITALIA S.p.a. – che detiene le vite dei cittadini italiani. In Italia la Lega Nord ha ormai dimenticato da anni i sogni di un’indipendenza della Padania e a lottare – si fa per dire – contro lo Stato centrale resta solo uno sparuto gruppo di patrioti della Serenissima i cosiddetti venetisti capitanati dal “Doge” Albert Gardin. Ma a parte variopinte azioni folkloristiche, progetti di costruzione di “tanki” basati su trattori l’unica cosa davvero ha destato qualche preoccupazione è stata la “Polisia veneta” i cui membri si preparavano a “fare la rivoluzione” armati di tutto punto.

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Monika Unger (fonte: Facebook.com)

I sospetti di truffa ai danni degli aderenti al movimento indipendentista

Gli Staatsverweigerer – che tra loro si chiamano “Freemen”, “freie Männer”, “Reichsbürger”, “Staatenbündler”, “Souveräne” oppure “One People’s Public Trust” portano questo discorso alle estreme conseguenze. Ad esempio stampano le proprie patenti di guida e le proprie targhe automobilistiche – cosa che crea non pochi problemi ai liberi cittadini quando vengono fermati dalle forze d’occupazione austriache. Il sogno è quello di stampare anche la propria moneta – l’Österreicher – e di garantire a ciascun cittadino un reddito minimo garantito pari a duemila Österreicher al mese.

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Un esempio di targa automobilistica “sovrana”

Ma oltre a queste strampalate teorie indipendentiste che fino ad ora non hanno portato ad azioni violente i magistrati austriaci stanno indagando su una possibile frode perpetrata dai leader del movimento. Infatti per poter ottenere i documenti “liberi” i cittadini obiettori sono tenuti a pagare – oltre ad una quota associativa – somme di denaro (in euro) che finiscono nelle tasche dei capi degli indipendentisti, senza contare che gli Staatsverweigerer puntano anche a riscuotere le proprie tasse dai loro cittadini. Uno stato nello Stato al quale molti austriaci stanno credendo arricchendo i leader di questa “rivolta” che prima di tutto è una rivolta fiscale. Ma come sempre accade in questi casi chi promette la libertà dallo Stato lo fa chiedendo il pagamento di un – modico – compenso “per la causa”. Solo che a quanto pare la causa è quella di capi del movimento di obiettori dello Stato. Secondo gli inquirenti infatti i leader degli Staatsverweigerer sono riusciti a raccogliere così tanto denaro dalla vendita di documenti (falsi e inutili) ai loro associati da garantirsi un discreto stipendio che consente loro di andare in giro per il Paese a tenere conferenze per illustrare il loro glorioso progetto.