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Lo squadrone di Renzi che tremare il mondo fa

Lo squadrone che tremare il mondo fa è ai blocchi di partenza. L’appellativo che i calciofili affibbiarono al Bologna del 1937 che schierava Angelo Schiavio suona un po’ ironico, ma la squadra di esperti di economia composta da superconsulenti e che dovrà aiutare Matteo Renzi nella #svoltabuona è comunque pronta. La annuncia il Corriere della Sera, che fa sapere che si tratta di «macroeconomisti, ma anche esperti di fisco, credito, finanza, alcuni con esperienze di merchant bank primarie come Goldman Sachs». I nomi? Yoram Gutgeld, Roberto Reggi, Marco Fortis, Tommaso Nannicini, Filippo Taddei, Roberto Perotti, Veronica De Romanis, Marco Simoni, Carlotta De Franceschi, Giuliano Da Empoli. O almeno, questi sono i sicuri. Ma a quanto pare ballano ancora un altro paio di posti, anche per le «resistenze burocratiche» di Palazzo Chigi.
 
YORAM GUTGELD, ROBERTO PEROTTI, FILIPPO TADDEI
Di Yoram Gutgeld si parla tantissimo. Da aprile è considerato il più autorevole tra i consiglieri economici del premier, era presente quando il responsabile della comunicazione del premier, Filippo Sensi, ha postato su Twitter la foto di una riunione sui tagli di spesa con Cottarelli, del quale potrebbe prendere il posto a ottobre quando il commissario alla spesa tornerà nelle istituzioni economiche internazionali dalle quali l’aveva prelevato Enrico Letta.

Una delle foto postate su Twitter da @nomfup, responsabile comunicazione di Renzi
Una delle foto postate su Twitter da @nomfup, responsabile comunicazione di Renzi

Su Twitter l’attività principale dell’economista di Tel Aviv nato nel 1959 sembra essere quella di difendere il governo (ma il profilo non è aggiornato da un mese). Gutgeld è stato uno degli autori del programma di Romano Prodi nel 2006, attualmente è senior partner e direttore di McKinsey, una delle più famose società di consulenza al mondo, oltre che deputato del Partito Democratico.

Roberto Perotti è uno degli animatori del sito Lavoce.info: economista e professore alla Bocconi, è rimasto famoso per le sue spesso azzeccatissime polemiche sulla burocrazia e sull’incapacità della classe politica italiana. Anche su posizioni spesso molto sentite, come gli stipendi dei politici, mettendosi spesso in contrapposizione con le istituzioni. Ultimamente, in contemporanea con la “buca” del premier, ha criticato i convegni come quello organizzato dallo Studio Ambrosetti a Cernobbio:

Questi convegni sembrano sempre più l’equivalente moderno (e fortunatamente meno cruento) delle famose foto della nomenklatura sulla piazza Rossa, durante qualche manifestazione di massa: le cariatidi del potere che salutano, mentre sotto tutti si interrogano su cosa stanno decidendo. Ignari del fatto che, nella gran maggioranza dei casi, non stanno decidendo proprio nulla, ma soltanto godendosi qualche vantaggio del potere e un momento di notorietà.

Nel suo ultimo intervento sulla Voce ha dato torto al piano di Giavazzi e Tabellini pubblicato sul Corriere della Sera e, insieme, fornito una strategia prossima futura per il governo Renzi:

Non tutti i disavanzi di bilancio sono uguali. Una cosa è un disavanzo temporaneo per ricapitalizzare il sistema bancario in un paese con basso debito e con una storia di politiche fiscali responsabili, come in Gran Bretagna dopo la crisi finanziaria. Un’altra cosa è un disavanzo di bilancio senza un piano credibile per ridurre le spese future, in un paese ad alto debito pubblico, con una storia di politiche di bilancio irresponsabili e con governi tradizionalmente deboli.
Per un tale paese, l’unica alternativa possibile per raggiungere lo scopo più importante – ridurre le tasse – è di tagliare le tasse insieme alla spesa. Questo processo richiede tempo, e funzionerà incrementalmente, miliardo di risparmi di spesa dopo miliardo. Ma è l’unico approccio realistico. L’alternativa non raggiungerebbe il proposito di aumentare la domanda.

matteo renzi squadra
La squadra di Matteo Renzi (vignetta di Artefatti)

Anche Filippo Taddei è un volto noto: era entrato nelle primarie Pd come consigliere economico di Pippo Civati, è uscito qualche tempo dopo come membro della direzione del Partito Democratico. Classe 1976, laureato a Bologna e di recente bocciato nel concorso per l’abilitazione a docente, spesso tende a semplificare leggermente le cose:

Eppure la sua nomina venne salutata con grandi applausi:

Con Taddei a guidare la politica economica del Pd entra per la prima volta in largo del Nazareno la generazione dei trentenni, i nuovi esclusi, i precari, i non tutelati, il quinto Stato che alle ultime elezioni ha voltato in massa le spalle al Pd per rivolgersi al Movimento 5 Stelle, cresciuti nel pieno di una crisi strutturale che dura da anni. «Già dal 2001 al 2007 il reddito medio italiano cresceva meno che in Grecia e Portogallo, la crisi del 2009-2010 ha cambiato il nostro futuro, oltre che il nostro presente. La crisi ci ha ricordato i limiti strutturali di questo Paese e l’urgenza del cambiamento. Il mondo non sarà più quello di una volta, a meno di non ricominciare a cambiarlo», scriveva Taddei in un articolo per l’ “Espresso” nel 2010. Per dire che in questa rivoluzione dei trentenni non c’è nulla di improvvisato.

FORTIS, REGGI, NANNICINI E GLI ALTRI
Di Marco Fortis, vicepresidente della Fondazione Edison,il Corriere della Sera ha stilato un bel ritratto qualche giorno fa:

Fortis, 58 anni, di Verbania, sponda piemontese del Lago Maggiore, fa parte di una scuola di pensiero, gli economisti industriali, che, negli anni d?oro della finanza e in quelli successivi delle compatibilità di bilancio, sembrava sul punto di andare verso sicura estinzione. Da qualche tempo invece, sotto la spinta dell?emergenza recessione, il tema dello sviluppo economico è tornato una priorità, unico, vero antidoto contro il peso schiacciante del debito pubblico. Per questo le riflessioni di Fortis, vicepresidente della Fondazione Edison e professore di Economia industriale e commercio internazionale all’Università Cattolica di Milano, fanno comodo in quanto è un esperto dei temi dell?industria e dei distretti industriali, di cui si occupa da sempre. E i contatti con Renzi, spesso via sms, sono sempre più frequenti. In passato Fortis, tecnico bipartisan, è stato molto ascoltato dal ministro dell’Economia, Giulio Tremonti (governo Berlusconi), pur essendo legato da sempre a Romano Prodi. I cavalli di battaglia, in particolare, sono due: l’impossibilità di rientrare dal debito pubblico con i soli sacrifici e le analisi critiche sulla Germania, che ha fatto dell?austerità in Europa la leva per accumulare ricchezza mentre altri Paesi, a partire dall?Italia, si sono impoveriti. E non di poco.

E di lui si ricorda di recente il commento sulla «beffa della crescita affidata ai tedeschi» nelle nomine della Commissione Europea, di cui abbiamo già parlato a proposito di Katainen. Tommaso Nannicini è professore associato di economia politica all’Università Bocconi, dove insegna econometria e political economics. Reduce dalla Leopolda del 2012, in questa intervista a Formiche ha ricordato solo qualche tempo fa che «siamo tutti keynesiani con i soldi degli altri»:

Direi che la prima questione da chiarire è quali sono gli strumenti per fare una politica espansiva, perché c’è un problema di efficienza ed effettività della spesa pubblica. Non siamo un Paese come tutti gli altri, come le vicende Expo e Mose purtroppo ci ricordano. Per capire l’efficacia e l’impatto delle politiche espansive dobbiamo capire innanzitutto come saranno spesi questi soldi o a chi verranno ridotte le tasse. E la prima domanda da farsi è sempre: dove sono le risorse? E dove sono le risorse? O meglio, ci sono? Si parla per esempio di non includere gli investimenti nel computo del deficit. È una politica che può avere un senso, ma a patto di valutarne bene gli effetti. Anche ammettendo che l’Europa ce li lasci passare, investimenti improduttivi scaricati sulle generazioni future non sono un grande affare. Diverso se si tratta di investimenti, in capitale fisico e umano, capaci di rilanciare la crescita potenziale. Ma è degli impatti reali che dobbiamo parlare. Un certo keynesismo della domenica per cui conta solo “quanto” e non “come” si spende ci porterà poco lontano. Si rischia di allargare il debito senza produrre effetti positivi di lungo periodo, solo per fingere di fare qualcosa nel breve periodo. E non possiamo permettercelo.


Infine, anche a lui piace fare lo spiritoso su Twitter:

Roberto Reggi, sindaco di Piacenza fino al 2012 e partner della prima ora del Rottamatore nella rossissima Emilia Romagna, oggi è direttore dell’Agenzia del Demanio e questo lo rende incompatibile sia con la carica di sottosegretario che con quella da parlamentare: si dimetterà da entrambe a breve, dice. Laureato in Ingegneria Elettrotecnica, era Responsabile dell’Ottimizzazione della Produzione Idroelettrica di Edipower, la seconda società italiana nel settore della produzione di energia elettrica. Reggi è stato il protagonista dell’operazione edilizia scolastica #scuolebelle come sottosegretario all’istruzione, ed era sempre al fianco del premier durante i giri delle scuole a inizio mandato. E infatti la sua pagina facebook è piena di foto di interventi in strutture scolastiche, con tanto di riparazioni effettuate: mancano solo le foto con l’elmetto. Poi ci sono Carlotta de Franceschi, appassionata di start up, presidente di Action Institute,un think tank apartitico che si occupa della competitività del sistema Italia, Giuliano Da Empoli che ricoprirà il ruolo di consigliere politico ed è un amico storico di Renzi, mentre Marco Simoni e Veronica De Romanis sono due economisti: di lei si ricordano gli interventi contro l’uscita dall’euro a Ballarò in risposta a Salvini, oltre al fatto che è moglie di Lorenzo Bini Smaghi, banchiere fiorentino già nel board della BCE e sponsorizzato da Renzi per la presidenza di via Nazionale prima della nomina di Visco. Lo squadrone che tremare il mondo fa?
In copertina: lo squadrone del Bologna che tremare il mondo faceva, 1937