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SOS Natura Veneto: come è finita la storia della strage di animali all'oasi di Spinea

La notizia ha fatto il giro d’Italia: ignoti sono penetrati per ben due notti di seguito all’interno dell’oasi gestita dall’associazione SOS Natura Veneto ONLUS facendo strage di un centinaio di animali (per lo più cavie e conigli). La triste vicenda delle povere bestioline “calpestate” da gli orribili assassini di animali ha toccato il cuore di tanti, perfino il Presidente della Regione Veneto Luca Zaia ha tuonato (da Facebook) contro “gente priva di ogni rispetto per ogni forma di vita” spiegando che “ogni vita che si trova in natura rappresenta qualcosa di speciale e merita un’attenzione speciale” e chiedendo una “punizione speciale per i colpevoli della mattanza“.
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La situazione è disperata, ma non seria

L’uscita di Zaia che  si dimentica che la Regione Veneto ha  ha recentemente approvato una delibera per lo sterminio delle nutrie non è l’unico aspetto comico di questa faccenda. C’è anche l’intervento completamente fuori bersaglio di Natalino Balasso, sempre più in difficoltà nei panni del moralizzatore. Il protagonista indiscusso di questa vicenda è infatti Enrico Piva, autista di autobus animalista di Spinea e Presidente della SOS Natura Veneto ONLUS. Associazione che non risulta negli elenchi delle ONLUS. A quanto pare il nostro eroe è già noto alle cronache per aver fermato nel 2011 l’invasione islamica delle donne con il niqab su un autobus ACTV.
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Il gestore dell’Oasi – in realtà un’area delimitata da un recinto piuttosto basso con una rete che non era nemmeno ben piantata nel terreno – quando non è impegnato a salvare animali si diletta nello sport nazionale degli italiani: i post fasciogentisti su Facebook contro rom, immigrati, Laura Boldrini e Komunisti.

Cosa faceva SOS Natura Veneto ONLUS

Ma siccome anche Mussolini ha fatto cose buone non siamo qui per parlare di quello che pensa Enrico Piva ma di quello che fa. A quanto pare infatti l’Oasi non era adeguatamente protetta e in sicurezza ed infatti come comunica l’Istituto Zooprofilattico del Veneto che ha svolto delle indagini sui cadaveri degli animali uccisi a quanto pare non sono stati degli esseri umani a entrare nel recinto ma delle volpi. Buffo vero che un’associazione che si occupa di “salvare” gli animali li metta così in una situazione di pericolo esponendoli ad un rischio mortale. C’è anche il fatto che nell’area (100 mq dove alloggiavano 130 animali) gli animali non venivano recuperati ma sostanzialmente allevati. Diverse associazioni animaliste hanno infatti avuto dei contatti con Piva che richiedeva bestioline non sterilizzate. Far riprodurre senza controllo animali salvati dalla strada non sembra il modo migliore per prendersene cura. E improvvisarsi allevatore può avere i suoi rischi. Come quelli paventati da Massimo Zaratin dell’Associazione per la Difesa e la Promozione della Cultura Rurale che è stato tra i primi ad ipotizzare un attacco da parte di predatori.
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Ma torniamo alla vicenda della Onlus. Su alcuni biglietti da visita pubblicati su Facebook il codice fiscale dell’associazione è questo
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Sulla pagina ufficiale dell’associazione (ora rimossa) era diverso, un refuso?
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In entrambi i casi la ONLUS non figura nel registro delle associazioni dil volontariato del Veneto (in base al quale sarebbe una Onlus di diritto) e non risulta tra quelle che hanno presentato domanda all’Agenzia delle Entrate per poter ottenere il 5 x 1000. Nonostante questo però in molti hanno iniziato a far girare quei dati e l’IBAN per le donazioni. Molto attivi in questo senso sono stati gli amici del Comitato Cittadino “Cani di Spinea” che sono stati tra i primi a promuovere una raccolta fondi. Non si sa bene necessaria a cosa visto che gran parte degli animali sono morti mentre i sopravvissuti sono stati trasferiti. C’è chi ha spiegato servissero per installare delle telecamere per garantire maggiore sicurezza. Ma guardando le foto dell’oasi è facile intuire come il luogo non fosse minimamente adeguato e sicuro per ospitare animali “sfortunati”. Anzi, sarebbe stato proprio uno di quegli allevamenti che altri animalisti avrebbero ben volentieri fatto chiudere.

Alla disperata ricerca dei Volpevoli

La situazione ha iniziato a degenerare quando due ragazzi trevigiani hanno deciso di organizzare un evento di solidarietà nei confronti di Piva per portare sostegno morale ed economico a Piva, così infatti si legge nel comunicato dell’evento

Quello che è successo negli ultimi giorni all’ oasi SOS natura di Spinea è davvero terribile e disumano: una cosa simile non deve più accadere.
Questo evento è stato creato per invitare tutti Sabato pomeriggio alle ore 15:00 all’ oasi per portare sostegno morale ed economico al signor “Enrico Piva” che per molto tempo ha dato una seconda possibilità a molti animali abbandonati ospitandoli di tasca sua.
Dobbiamo essere in tanti a dare conforto e aiuto e sperare giustizia sia fatta.
Nicolò Grassato
Allegra Moro

 
In molti però hanno chiesto a cosa servisse donare del denaro, a chi fosse realmente intestato l’IBAN e perché si dovevano raccogliere i soldi proprio ora che la struttura era vuota. Dopo la notizia che ad uccidere gli animali erano state probabilmente le volpi l’organizzatore dell’evento (Nicolò Grassato) ha prima incolpato i poteri forti che vogliono insabbiare quanto accaduto (LOL) spiegando che le volpi non sono assassine facendosi deridere dai più
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Poi ha lanciato l’allarme contro “i truffatori” che approfittano delle vostre tasche. Ma come? Non bisognava portare aiuto economico?
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Troppo tardi, oramai le volpi dell’internet (noti come “troll”) erano entrati nel pollaio seminando il panico.

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Non ha tutti i torti

Anche Ivan Ciardi, presidente del Comitato di Spinea (che su Facebook ora invita alla calma e sembra fare un passo indietro rispetto alle dichiarazioni di fuoco contro i maniaci assassini di qualche giorno fa) ha invitato tutti coloro che parteciperanno all’evento a non andare a Spinea, per questioni di ordine pubblico. Insomma un bel casino, e ovviamente in mezzo ben pochi sanno realmente cosa fare. Ma in fondo è quasi sempre così quando si tratta di animali da salvare, finché sono pucciosi va tutto bene, quando invece interviene in temibile predatore “è nell’ordine naturale delle cose”. Ordine naturale un belino perché quando metti degli animali a portata di un predatore bloccando eventuali via di fuga la mano dell’uomo ha una certa responsabilità. Oggi chi due giorni fa prometteva il ricorso alla legge del taglione è sceso a più miti consigli. Ma i soldi raccolti e inviati sul conto di Piva che fine faranno?
 
EDIT: Il presidente del Comitato Cittadino “Cani di Spinea”  ci ha fatto pervenire la seguente dichiarazione in merito alla presa di posizione della sua associazione:

La dichiarazione è questa. Alla luce dei nuovi sviluppi, visto che le indagini sono ancora in corso, per rispetto di chi sta lavorando e indagando, visto che si è tutti scritto e parlato anche troppo, non si rilasciano ulteriori dichiarazioni. Buna serata.

EDIT 2:
Sulla pagina Facebook “Cosa succede a Spinea” il signor Andrea Faraon (dopo che abbiamo tentato invano di metterci in contatto telefonico con il signor Piva) pubblica dopo la pubblicazione di questo pezzo un documento che attesta l’esistenza dell’associazione e che dimostra che sul biglietto da visita e sulla pagina Facebook il codice fiscale era scritto in maniera errata. Il certificato di attribuzione di Codice Fiscale (rilasciato in data 18/02/2016) non attesta però il fatto che l’associazione S.O.S. Natura sia una ONLUS. Nessuno qui ha pensato che l’associazione sia fittizia ma abbiamo messo in dubbio che sia una ONLUS (e sbagliare due volte il Codice Fiscale non aiuta).
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